Il grande equivoco degli elettori dell’AfD
(nev/ve) Il risultato è di una portata tale che non lo si può liquidare come l’ennesima elezione regionale nella Germania orientale. Domenica, 6 settembre, la Sassonia-Anhalt non ha semplicemente eletto un nuovo parlamento regionale. Il Land ha vissuto una vera e propria rivolta politica.
Il 43,8% dei secondi voti è andato all’AfD, appena il 17,2% alla CDU. L’AfD ha più che raddoppiato il risultato del 2021 – allora aveva ottenuto il 20,8% – mentre la CDU è crollata dal 37,1%, a meno della metà. L’AfD ha conquistato 38 dei 41 mandati diretti. La CDU, che nel 2021 aveva vinto in 40 collegi su 41, questa volta non ne ha conquistato neppure uno.
E l’affluenza è balzata a quasi il 78% – circa 17 punti percentuali in più rispetto al 2021. Già questo basta a capire che è accaduto qualcosa di straordinario.
Naturalmente in Sassonia-Anhalt si è votato sulla Sassonia-Anhalt. Ma chi volesse spiegare questo risultato esclusivamente con ciò che accade a Magdeburgo, ignorerebbe uno dei dati centrali delle analisi elettorali.
Il governo federale è disastrosamente impopolare in Sassonia-Anhalt. L’87% degli intervistati si dichiara insoddisfatto del suo operato. Soltanto il 20% ritiene che sia in grado di far realmente progredire la Germania nei prossimi anni. Il 59% ha dichiarato esplicitamente che il governo federale meritava un "voto di protesta" in queste elezioni regionali. E l’84% afferma che la CDU, prima delle elezioni federali, aveva promesso molto, mantenendo poi ben poco. È un bilancio devastante per Friedrich Merz.
Il cancelliere è diventato il simbolo di una politica che da mesi spiega ai cittadini soprattutto ciò che in futuro non potranno più aspettarsi: la Germania deve lavorare di più, lavorare più a lungo, limitare le prestazioni sociali, ridimensionare le aspettative nei confronti dello Stato.
Quello che Merz invece non vuole – e che sindacati e organizzazioni sociali chiedono con insistenza e diversi esperti di finanza pubblica consigliano – è il ripristino dell’imposta patrimoniale, oggi sospesa, che da sola potrebbe portare circa 20 miliardi di euro di entrate aggiuntive all’anno, insieme a una riforma più incisiva dell’imposta sulle successioni. Si tratta di imposte che esistono anche nelle roccaforti del capitalismo, dagli Stati Uniti alla Gran Bretagna, mentre la Germania le ha praticamente azzerate. Friedrich Merz ha invece innalzato qui il suo muro invalicabile: con lui non se ne parla. E allora, forse, presto si farà senza di lui?
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Di chi è la colpa della crisi e della mancanza di crescita economica?
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I problemi dell’industria automobilistica tedesca non nascono dal fatto che Volkswagen o Mercedes paghino stipendi troppo alti. Nascono dal fatto che per anni i manager di quelli che ormai sono quasi degli ex giganti hanno dormito di fronte a una nuova tecnologia dirompente.
Come i cocchieri che cercavano di impedire, attraverso limiti di velocità, che l’azienda Benz – ironia della storia – mandasse le sue Mercedes sulle strade.
Oggi la Cina è leader tecnologico mondiale nel settore dei veicoli elettrici. E non di rado lo è anche grazie a brevetti tedeschi ed europei che le nostre aziende hanno ceduto con sorprendente leggerezza, come è accaduto nel fotovoltaico e nell’eolico: tecnologie spinte ai margini durante i governi Merkel, mentre la Germania veniva incatenata al gas russo.
Politicamente, però, diventa devastante quando contemporaneamente un governo non riesce a dare l’impressione di essere in grado di affrontare i grandi problemi strutturali del Paese – debolezza della crescita, infrastrutture, prezzi dell’energia, ritardo negli investimenti, finanziamento delle pensioni – e cerca invece i problemi soprattutto nei suoi cittadini. La Sassonia-Anhalt ha dato una risposta brutale.
Questa elezione è stata anche un voto di protesta contro Berlino e contro Friedrich Merz.
L'analisi di Udo Gümpel (giornalista di lungo corso, corrispondente in Italia per numerosi outlet mediatici tedeschi, fisico delle particelle e protestante) continua sul sito dell'agenzia stampa nev-notizie evangeliche a questo link.