Al prossimo Sinodo il Consiglio della Chiesa nazionale sarà chiamato a spiegarsi
(ref.ch/ve) Perché la Chiesa evangelica riformata in Svizzera (CERiS) si esprime su alcune votazioni federali e non su altre? Un'interpellanza presentata da dodici membri del Sinodo della Chiesa nazionale, la cui sessione estiva si terrà a Bulle (FR) dal 14-16 giugno prossimi, vuole fare chiarezza su questo punto. Prima firmataria dell’interpellanza è la presidente del Consiglio ecclesiastico zurighese, la pastora Esther Straub, che ha il sostegno anche delle presidenti delle Chiese riformate cantonali di Lucerna, Appenzello, Turgovia e Grigioni.
Nel mirino è la votazione federale del 14 giugno sull'iniziativa contro una Svizzera da 10 milioni di abitanti attualmente al centro del dibattito nazionale. Il Consiglio della CERiS ha deciso di non prendere posizione su questa votazione, come abbiamo riferito qui. La scelta di non scegliere sta suscitando critiche tra le stesse fila delle chiese riformate. (Il mensile “Voce evangelica” di questo mese dedica il suo dossier proprio a questo tema, con il titolo: “Non quanti, ma chi vogliamo essere?”).
Esther Straub critica quella che considera una discrepanza nelle prese di posizione pubbliche del Consiglio della CERiS. A gennaio il Consiglio si era espresso contro l'iniziativa sulla SSR "200 franchi bastano!" (come riportato da voceevangelica.ch) e, alla fine di maggio, anche contro la riforma del servizio civile, in votazione proprio il prossimo 14 giugno. Invece, sulla molto discussa iniziativa per la sostenibilità demografica dell’UDC “No a una Svizzera da 10 milioni!” - che tra l’altro vede il rifiuto sia del Consiglio federale, sia del Parlamento - il Consiglio CERiS, guidato dalla pastora Rita Famos, ha scelto di non esprimersi. Anche sul secondo tentativo dell'Iniziativa per multinazionali responsabili non intende prendere posizione.
Esther Straub ne fa una questione di coerenza. Interpellata da ref.ch ha fatto notare che il Consiglio della CERiS sembrerebbe valutare di volta in volta, applicando criteri non omogenei, il grado del coinvolgimento della chiesa nelle questioni politiche.
Pertanto, l’interpellanza rivolta al Consiglio CERiS chiede di definire il concetto di “coinvolgimento diretto”, ma anche quello di “propria prospettiva ecclesiastica”. Al centro è la questione se sia giusto lasciarsi intimidire da quelle voci che vorrebbero mettere il bavaglio alla Chiesa. Ad ogni evidenza, di fronte a iniziative riguardanti temi come la migrazione, la cooperazione internazionale o l'impegno per la pace, il Consiglio CERiS tende a mantenere un profilo basso, spesso in contrasto con le opere della stessa CERiS, quali per esempio l’Aiuto delle chiese evangeliche in Svizzera (ACES/HEKS), la cui direttora, Karolina Frischkopf, ha registrato un video per spiegare i motivi del “no”.
Nella sua interpellanza, Esther Straub richiama il mandato sociale della CERiS, sancito nella sua Costituzione: “Essa si impegna a favore della giustizia, della pace e della salvaguardia del Creato”. L’auspico è ora che l'interpellanza possa avviare una discussione costruttiva all'interno del Sinodo nazionale, che si aprirà nel pomeriggio del 14 giugno a Bulle (FR), poche ore dopo l’esito della votazione “incriminata”.