Premio Nobel per la pace a Navi Pillay

Il Consiglio ecumenico saluta favorevolmente la scelta del Comitato per il Nobel

09 ottobre 2026

(wcc/ve) “Navi Pillay è una destinataria più che meritevole del Premio Nobel per la Pace. È nota per il suo coraggio, le sue convinzioni e il suo straordinario lavoro a difesa del diritto e dei principi internazionali". È il commento a caldo del pastore presbiteriano Jerry Pillay, segretario generale del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC), con sede a Ginevra, alla notizia dell’assegnazione del riconoscimento a Navanethem “Navi” Pillay. Entrambi sudafricani con origini indiane, Jerry Pillay e Navi Pillay si conoscono da tempo ma non sono legati da rapporti di parentela, come ha precisato l’ufficio di comunicazione del CEC a Voce evangelica.

Il segretario generale del CEC ha sottolineato come Navi Pillay non abbia mai esitato a legare la pace alla ricerca della giustizia e della verità. “Il CEC è molto orgoglioso di aver collaborato con lei in diverse occasioni e ha apprezzato il valore che attribuisce al ruolo della religione nell’affrontare le sfide globali”, ha dichiarato il pastore Pillay. A nome dell’organizzazione le ha quindi espresso le più sentite congratulazioni per questo riconoscimento.

Ottantacinquenne, nata a Durban, in Sudafrica, in una famiglia di origine tamil-indiana durante il regime dell’apartheid, Navi Pillay è stata una pioniera nel campo del diritto e della tutela dei diritti umani. Come avvocata nel suo paese si è confrontata con le profonde discriminazioni strutturali, la segregazione e l’esclusione del sistema dell’apartheid, difendendo anche Nelson Mandela e altre persone impegnate nella lotta contro il regime.

Nel corso della sua carriera ha ricoperto incarichi di primo piano nella giustizia nazionale e internazionale: è stata giudice dell’Alta corte sudafricana, della Corte penale internazionale e ha presieduto il Tribunale penale internazionale per il genocidio in Ruanda. Ha inoltre ricoperto la carica di Alta commissaria delle Nazioni Unite per i diritti umani e, fino a poco fa, ha presieduto la Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite sui Territori palestinesi occupati, giungendo a settembre del 2025 alla conclusione che quello che stava succedendo nella Striscia di Gaza era ed è da considerarsi un genocidio. Attualmente è giudice presso la Corte internazionale di giustizia nel procedimento che vede il Myanmar accusato di genocidio.

 

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