L’idea discussa a Kappel (ZH) sarà iniziativa popolare
Lo scorso 19 settembre rappresentanti dell’esercito, della politica, della scienza e della chiesa hanno discusso nel monastero di Kappel am Albis (ZH) di un’iniziativa popolare per la pace. Presente Benedikt Roos, capo dell’esercito.
Tuttavia, chi desiderasse informarsi sull’iniziativa “1% per la pace” al momento ha serie difficoltà a trovarne traccia in rete. “Non c’è ancora un Comitato, non disponiamo di fondi e non c’è nemmeno un testo”, ha detto il pastore Andreas Nufer, direttore teologico del monastero, nella chiesa attigua al Centro di formazione affiliato alla Chiesa evangelica riformata, gremita per l’occasione.
L’idea dell’iniziativa è ancora fresca. È nata esattamente un anno fa all’evento “Schule des Friedens” (Scuola della pace) tenutosi al monastero di Kappel. In quell’occasione Jürg Bräker, segretario generale della Conferenza dei mennoniti in Svizzera, aveva ricordato un’antica tradizione delle comunità mennonite, quella cioè di destinare alla causa della pace l’1% del denaro disponibile. L’intervento di Bräker ha destato grande interesse e i presenti hanno deciso spontaneamente di lanciare un’iniziativa popolare a livello federale.
Alla “Schule des Friedens” di quest’anno il progetto è stato presentato a un pubblico più vasto. Nei laboratori e nei dibattiti è stata portata avanti la riflessione. L’evento clou del programma è stato una tavola rotonda, durante la quale Nufer ha discusso con rappresentanti dell’esercito, della politica, della scienza e della chiesa sul senso e sull’attuazione di un’iniziativa di questo tipo.
La consigliera nazionale dei Verdi del canton Zurigo, Marionna Schlatter, si è espressa chiaramente a favore di misure volte alla promozione della pace, perché una volta che la guerra ha avuto inizio è troppo tardi. “A quel punto ci sono soltanto perdenti”. Ha criticato il fatto che attraverso la piazza finanziaria delle materie prime di Zugo vengono indirettamente sostenute le guerre e auspica da parte della Svizzera un ruolo meno passivo al riguardo.
“Propongo di spendere per la pace la stessa cifra che spendiamo per l’esercito”.
Marionna Schlatter, consigliera nazionale dei Verdi
Schlatter ha ricordato la decisione del Consiglio federale di aumentare entro il 2032 il bilancio per la difesa all’1% del Prodotto interno lordo: “Propongo di spendere per la pace la stessa cifra che spendiamo per l’esercito, ossia 10 miliardi di franchi. Il pubblico ha applaudito una prima volta.
Anche il politologo Laurent Goetschel dell’Università di Basilea si è espresso a favore dell’iniziativa. Auspica che la Svizzera elabori finalmente una strategia di pace che vada oltre le questioni della politica europea e di sicurezza. Si potrebbe studiare come la Svizzera potrebbe contribuire maggiormente alla promozione della pace negli ambiti dell’economia, dell’ambiente e della scienza e sostenendo le reti internazionali. Il direttore di Swisspeace è convinto che una tale strategia di pace “contribuirebbe al rinnovamento identitario e politico della Svizzera”.
Nemmeno il capo dell’esercito, Benedikt Roos, ha nulla da obiettare contro una strategia di pace. Tuttavia durante l’elaborazione della strategia di politica di sicurezza si è visto quanto sia difficile coinvolgere tutti i dipartimenti. Nel caso della strategia di pace sarebbe probabilmente ancora più difficile, osserva. Facendo riferimento alla proposta di Schlatter di destinare 10 miliardi alla promozione della pace, Roos dice di non gradire quando si cerca “di contrapporre le cose. Il mio approccio consiste nel fare una cosa senza trascurare l’altra”. All’inizio della tavola rotonda il comandante si era persino definito pacifista, poiché “un esercito di milizia deve creare i presupposti affinché la pace sia possibile”.
In chiusura il moderatore Nufer ai partecipanti ha chiesto quale ruolo competa alle comunità religiose nella promozione della pace. L’ex vescova della Chiesa evangelica di Hannover, Margot Kässmann, è convinta che tutte le religioni possano impegnarsi insieme per la causa della pace. Al momento, tuttavia, il fondamentalismo religioso si sta consolidando e ciò non gioca mai a favore della pace.
“Auspico da parte delle religioni una voce più forte a sostegno della pace”.
Margot Kässmann, ex vescova della Chiesa evangelica di Hannover
Margot Kässmann, autrice nel 2026 del libro Warum ich Pazifistin bleibe (“Perché resto pacifista”), crede che ogni essere umano sia una creatura di Dio. Nessuno ha il diritto di togliere a qualcun altro la vita che gli è stata donata da Dio. “Alla luce di ciò auspico da parte delle religioni una voce più forte a sostegno della pace”. Ancora una volta, in questo sabato mattina, risuona l’applauso del pubblico.
L’articolo 54, capoverso 2, della Costituzione federale inscrive in effetti la promozione della pace tra i compiti della Confederazione. Tuttavia, Jürg Bräker dei Mennoniti in Svizzera e Res Peter, presidente del Consiglio di chiesa zurighese, sono convinti che il suo finanziamento non sia proporzionato rispetto agli importi destinati all’esercito per la sicurezza e il mantenimento della pace. “La cultura civile della pace deve essere studiata e promossa con più forza e deve essere una priorità della politica svizzera”. Bräker e Peter hanno presieduto nel monastero di Kappel un gruppo di lavoro sull’iniziativa popolare “1% per la pace”. (Da: reformiert.info; trad.: G. M. Schmitt)