Tra il fiume e il mare

Gad Lerner: “Il feticismo della terra è una bestemmia della Bibbia”

09 ottobre 2026  |  Gaëlle Courtens

5 ottobre 2026, Teatro Elfo Puccini di Milano. L'evento "Tra il fiume e li mare - per una terra condivisa" si è concluso così (foto: Voce evangelica)

Tra ebrei e palestinesi un dialogo è possibile, nel rispetto reciproco. Serve creare fiducia per costruire ponti. Ne è convinta la rete Mai indifferenti - Voci ebraiche per la pace che con il Laboratorio ebraico antirazzista (LəA) lo scorso 5 ottobre al Teatro Elfo Puccini di Milano - gremito per l’occasione - ha promosso un evento dal titolo "Tra il fiume e il mare - per una terra condivisa", a sottolineare che esistono due popoli e che solo riconoscendo questa esistenza si potrà contrastare ogni suprematismo e fondamentalismo. 
Per i promotori dell’evento si è trattato di una nuova tappa di un percorso che va avanti da tre anni. Tra i promotori anche il noto giornalista Gad Lerner, che abbiamo intervistato a margine dell’evento.

Gad Lerner

Con quale spirito, Gad Lerner, avete promosso questo incontro intitolato “Tra il fiume e il mare”?
A costo di passare per disertori, traditori, gente che non appartiene alla propria comunità con la lealtà dovuta, pensiamo che sia fondamentale incontrarci fra ebrei e arabi, fra israeliani e palestinesi. Questo è lo spirito: superare dal fiume Giordano al mare Mediterraneo, dai monti del confine con il Libano fino alla Striscia di Gaza, l'idea che sia una terra che appartiene solo agli uni o solo agli altri per diritto divino. Invece è una terra, questa, nella quale dobbiamo coesistere.

Il tema della terra è centrale qui, anche il sottotitolo del vostro incontro lo sottolinea: “Per una terra condivisa”. Spesso si parla anche di “terra promessa” con un riferimento biblico forte. Come riuscire a fare la differenza tra il discorso biblico e quello politico e giuridico, anche attraverso eventualmente un discorso teologico?
Chiunque legga la Torah, come noi chiamiamo in ebraico la Bibbia, sa bene che la terra è promessa, ma devi meritartela. Ti è concessa, a te forestiero, sempre provvisoriamente. Il feticismo della terra, l'idea quasi catastale, notarile, comunque idolatrica, secondo la quale questa terra è mia, è una bestemmia della Bibbia, così come io credo anche del Corano.

Servono leader religiosi che si mettano insieme per dire questa cosa? Mancano oggi?
Sì, credo che da parte dei rabbini e degli imam sarebbe prezioso più coraggio nel denunciare la deturpazione blasfema delle religioni attraverso le quali i fanatici alimentano negli uni e negli altri la convinzione che per vivere bisogna che gli altri scompaiano.

In questi anni molto si è detto del messianismo che si è “impossessato” del sionismo… quali le conseguenze?
Il messianismo sarebbe una bellissima idea. Sarebbe la speranza, o la fede nella possibilità di cambiare davvero il mondo in una redenzione che cammina anche sulle gambe degli uomini. Ma gli uomini che pensano di soddisfare la volontà di Dio per anticipare la venuta del Messia mettendosi una kippah in testa e un mitra sulle spalle, sono il contrario della speranza messianica.

Il discorso pubblico, da dopo il 7 ottobre 2023, ha mancato di fare la differenza tra ebraismo, sionismo e Israele? Secondo lei, dare spazio, anche mediatico, ad un evento come questo, può precisamente essere un modo per lottare contro l’antisemitismo?
Le azioni criminali perpetrate in Israele dalle forze armate e dai coloni insieme a quella ideologia etnonazionalista, non fanno che alimentare l'odio nei confronti degli ebrei in tutto il mondo. Io credo che chi dissente, chi prende le distanze, chi si aggrappa alla tradizione millenaria religiosa e non del pensiero ebraico, in realtà con questo dissenso aiuta Israele a poter avere un futuro decente e quindi contrastare l'antisemitismo.

Come lottare efficacemente contro la strumentalizzazione che viene fatta dell'antisemitismo?
È talmente abusata l'accusa ingiuriosa rivolta a chi critica i comportamenti di Israele attribuendogli l'antisemitismo, che oggi addirittura in Italia si vuole proporre un'apposita e speciale legge separata da qualsiasi altra forma di incitamento all'odio raziale e religiosa, senza rendersi conto che questo è un boomerang. Non farà che alimentare il pregiudizio secondo il quale gli ebrei vogliono sempre un trattamento privilegiato, e siccome sono potenti lo ottengono.

A lei è capitato di temere per la propria incolumità?
Sinceramente non mi capita di temere per la mia incolumità. Giro in motorino, in metropolitana, per le strade di Milano. Ma mi rendo ben conto che per un rabbino o per chi porta la kippah è diverso. Quando a Milano nel settembre scorso è stato malmenato un rabbino anch'io ho partecipato alla manifestazione di protesta “Milano indossa la kippah - Tutti insieme senza paura”. Ma insisto: esistono già gli strumenti di prevenzione e di repressione dell'antisemitismo senza bisogno di inventarci leggi speciali.

La serata “Tra il fiume e il mare - per una terra condivisa” dello scorso 5 ottobre al Teatro Elfo Puccini di Milano si può rivedere qui su YouTube. Oltre a Gad Lerner, all’incontro - moderato da Matteo Pucciarelli - sono intervenuti, tra gli altri, anche Stefano Levi Della Torre, Walid Barakat, Emad Qaisi, Widad Tamimi, Amira Hass (con una videointervista) e Hagai Agmon-Snir.

Domenica 11 ottobre alle 8.30 il programma radiofonico della RSI “Chiese in diretta” (ReteUno) dedicherà uno spazio all’evento.

5 ottobre 2026, Teatro Elfo Puccini di Milano, alla fine dell'evento "Tra il fiume e il mare - per una terra condivisa" il pubblico si unisce alla richiesta lanciata dal palco (foto: Voce evangelica)

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