USA. Il CUFI contestato a Washington

Una coalizione interreligiosa pro-palestinese ha protestato contro il vertice dei sionisti cristiani

05 agosto 2026  |  David Katibah

Washington D.C., 6 luglio 2026: manifestanti riuniti all’esterno del Museo della Bibbia per ascoltare gli oratori durante una marcia organizzata da Interfaith Action for Palestine per protestare contro il vertice nazionale di Christians United for Israel. (Foto RNS/ David Katibah)

Washington (RNS) – Appena due giorni dopo che centinaia di membri del gruppo nazionalista Patriot Front si erano riversati a Washington D.C., il 4 luglio (giorno di celebrazioni per il 250. anniversario degli Stati Uniti, ndr.), un gruppo eterogeneo di circa 200 manifestanti indossanti kefiah e kippot, alcuni spingendo passeggini e deambulatori, ha percorso quelle stesse strade con un messaggio completamente diverso.
Lunedì 6 luglio, manifestanti di varie confessioni religiose hanno marciato a Capitol Hill nell’ambito di una manifestazione organizzata da Interfaith Action for Palestine per protestare contro il vertice nazionale di Christians United for Israel (CUFI) che si svolgeva in quei giorni. Il CUFI si definisce “la più grande organizzazione pro-Israele degli Stati Uniti” e vanta 10 milioni di membri, stando al suo sito web.
Interfaith Action for Palestine è una coalizione di 11 organizzazioni cristiane, ebraiche, musulmane e buddiste che si oppongono al CUFI.

Denunciando quello che hanno chiamato il sostegno americano al “genocidio di Gaza”, i manifestanti hanno cercato di offrire una visione alternativa di libertà e collaborazione interreligiosa, chiedendo allo stesso tempo la fine del sostegno statunitense all’esercito israeliano. I manifestanti brandivano striscioni dipinti a mano con slogan come “Fund Care Not Warfare” (“Si finanzi la cura, non la guerra”), “Send Bread Not Bombs” (“Mandiamo pane, non bombe”) e “No God Bombs Children” (“Nessun Dio bombarda i bambini”).

“Si tratta soprattutto di sensibilizzare il pubblico riguardo al nostro ruolo”, ha detto Steven Sellers Lapham di Gaithersburg nel Maryland, membro del consiglio di Unitarian Universalists for Justice in the Middle East (Universalisti unitari per la giustizia in Medio Oriente). Settantenne, ha marciato per ore per chiedere la fine “della copertura diplomatica e dei finanziamenti” statunitensi a Israele, che a suo dire sono usati per “massacrare i bambini (palestinesi)”.

Il raduno di tre giorni della coalizione ha incluso anche una funzione interreligiosa e visite di persona al 90% degli uffici congressuali, stando agli organizzatori. Il vertice annuale del CUFI richiama a Washington migliaia di cristiani e di altre persone per esercitare pressioni sul Congresso affinché adotti misure a favore di Israele, come il sostegno all’Iron Dome e leggi contro il boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni. Tra i relatori che hanno preso parte ai vertici precedenti ci sono l’ex ambasciatore degli Stati Uniti Nikki Haley, il governatore della Florida Ron DeSantis e l’ex vicepresidente Mike Pence.

Dopo gli attacchi di Hamas su Israele del 7 ottobre 2023, in cui sono state assassinate circa 1.200 persone, la rappresaglia di Israele a Gaza ha ucciso circa 73.000 palestinesi, secondo il ministero della salute di Gaza, che non distingue tra vittime civili e combattenti. In quasi un terzo dei casi le vittime segnalate erano bambini, stando all’organismo investigativo del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite.

“Stiamo costruendo un’alternativa alla forma di lavoro interreligioso del CUFI – che è suprematista cristiana, esclusiva per cristiani ed ebrei e strumentale – con un raduno interreligioso fondato su eguaglianza, cura e solidarietà verso tutti”, ha detto Jonathan Brenneman, che fa parte del direttivo nazionale di Christians for a Free Palestine, una delle organizzazioni promotrici dell’azione di protesta.

Quest’anno il gruppo non ha interrotto attivamente il vertice – come ha invece fatto in passato – ma ha piuttosto mirato a fornire un’alternativa al sionismo cristiano, che i manifestanti hanno definito “una distorsione teologica e una corruzione morale”, citando i teologi cristiani palestinesi.

“Non tutti i credenti accettano che la nostra fede e la nostra teologia vengano strumentalizzate per danneggiare il popolo di Dio”, ha detto Hannah Sachs, pastora della United Church of Christ a Falls Church in Virginia, cresciuta in un ambiente che sosteneva il sionismo cristiano.

Molti dei cristiani interpellati da RNS alla manifestazione hanno detto di aver preso la decisione di parteciparvi per chiarire quella che credono essere l’autentica pratica cristiana. “Quello che il CUFI rappresenta non è ciò che noi rappresentiamo e credo che sia in realtà antitetico a ciò che Cristo rappresenta”, ha detto Bethany George del Maryland, di confessione cattolica. (da: RNS; trad.: G.M. Schmitt)

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