Appello delle comunità di fede per la drammatica situazione umanitaria causata dall'occupazione russa
(wcc/ve) “La città di Oleshky, situata nel territorio dell’Ucraina temporaneamente occupato dalle forze russe, è sottoposta a un blocco umanitario ed è sull’orlo di una catastrofe umanitaria”: è quanto si legge in un appello si lanciato dal Consiglio ucraino di chiese e organizzazioni religiose (UCCRO). “Le ultime forniture di cibo sono state consegnate nella zona alla fine di maggio 2026”, vi si legge ancora.
Gli abitanti della località, circa 6000, tra cui 200 bambini, stanno morendo di fame, mentre le forze russe impediscono loro di lasciare la città. “Si tratta di civili che ogni giorno sono esposti alla minaccia di bombardamenti e attacchi con droni e che sono privati di cibo, acqua potabile, medicinali e altri aiuti essenziali - si legge nell’appello -. Le infrastrutture critiche della città sono state praticamente distrutte e le forniture di elettricità e gas non sono disponibili”.
L’appello è indirizzato, tra gli altri, al Consiglio ecumenico delle chiese, a papa Leone XIV, all’Alleanza evangelica mondiale. “Le autorità ucraine e le organizzazioni internazionali stanno cercando di raggiungere un accordo per l’evacuazione degli abitanti della città; tuttavia, la parte russa sta sfruttando la catastrofe umanitaria a fini propagandistici, diffondendo palesi manipolazioni e falsità”, è l’analisi dell’UCCRO.
“Non c’è alcuna giustificazione per un’azione del genere”, è stato il commento del vescovo Heinrich Bedford-Strohm, moderatore del Comitato centrale del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC), che a sua volta ha rilanciato l’appello, affinché a questo blocco venga posto fine. “Tutti gli abitanti di Oleshky, in particolare i bambini e gli anziani, devono poter avere accesso ai beni e ai servizi essenziali per la vita quotidiana”, ha dichiarato. “Oleshky rappresenta una delle tante realtà in cui la guerra continua a produrre vittime ogni giorno. Preghiamo per la fine della violenza e per un cambiamento nel cuore di coloro che ne sono responsabili”.
Nel 2023, la città fu allagata dopo che le forze russe fecero esplodere la diga della centrale idroelettrica di Kakhovka.