Il prossimo Sinodo nazionale dei riformati lancia la sfida del "chi vogliamo essere"
(ve/gc) La prossima sessione estiva del Sinodo della Chiesa evangelica riformata in Svizzera (CERiS), in programma a Bulle (FR) dal 14 al 16 giugno, sarà chiamata a confrontarsi su diverse questioni relative alla stessa natura della CERiS: quale ruolo deve assumere la Chiesa riformata a livello nazionale e quali competenze devono restare alle chiese cantonali?
Sebbene all’ordine del giorno figurino una ventina di punti all’attenzione dei sinodali, molti dei dibattiti ruotano attorno allo stesso interrogativo: come interpretare la dimensione comunitaria della CERiS, sia nei rapporti interni tra le chiese membro sia nella sua presenza pubblica.
Come riferisce ref.ch, uno dei dossier più rilevanti riguarda il nuovo sistema di contribuzione finanziaria delle chiese cantonali alla CERiS. La proposta punta a rendere il calcolo dei contributi più semplice e trasparente, alleggerendo il carico per le chiese economicamente più deboli - come quella del Ticino - e aumentando quello per le realtà più solide - si tratta soprattutto delle chiese di Lucerna e San Gallo. Il progetto è tuttavia contestato da alcune chiese, tra cui quella di Lucerna, che vedrebbe crescere il proprio contributo di circa l’80%. La discussione viene considerata un vero e proprio banco di prova della solidarietà tra le diverse chiese membro della CERiS. Il dibattito si annuncia animato.
Un secondo tema centrale riguarda la natura “federalista” della CERiS nel rapporto con le chiese membro cantonali. Parliamo della ripartizione delle competenze tra livello nazionale e cantonale. La chiesa evangelica riformata del Canton Vaud ha chiesto chiarimenti sull’applicazione del principio di sussidiarietà, sancito dalla Costituzione della CERiS, secondo cui l’organizzazione nazionale dovrebbe intervenire soltanto nei casi in cui le chiese membro non siano in grado di svolgere autonomamente determinati compiti. La questione tocca direttamente l’equilibrio tra autonomia cantonale e azione comune.
Anche il ruolo pubblico della CERiS sarà oggetto di confronto. Un’interpellanza presentata dalla presidente del Consiglio ecclesiastico zurighese, Esther Straub, e sostenuta da altri undici chiese membro del Sinodo, chiede criteri più chiari per stabilire quando la CERiS debba prendere posizione su questioni politiche e quando invece sia opportuno mantenere un atteggiamento più prudente.
Finanze, competenze e comunicazione pubblica appaiono dunque come risvolti diversi di una stessa medaglia: definire il ruolo che la CERiS intende svolgere nel panorama delle chiese riformate svizzere. Pur senza fornire risposte definitive, le decisioni che emergeranno dal Sinodo di Bulle offriranno indicazioni importanti sulla direzione futura dell’organizzazione.