10 milioni. Fra i riformati approcci diversificati all'iniziativa

Il popolo svizzero è chiamato alle urne il 14 giugno per decidere del proprio futuro come sistema paese

22 maggio 2026  |  Sandra Hohendahl-Tesch, Felix Reich

Un’iniziativa che chiede di mantenere il numero di abitanti sotto il limite di dieci milioni entro il 2050 suscita interrogativi etici. Il Consiglio della Chiesa riformata nazionale rinuncia a una raccomandazione di voto.

L’iniziativa sulla “sostenibilità demografica” lanciata dall’UDC e su cui si voterà il 14 giugno, intende limitare la popolazione svizzera a 10 milioni di abitanti. L’accesa campagna di voto è caratterizzata principalmente da argomenti di ordine economico. L’immigrazione per motivi di lavoro è la causa primaria della crescita demografica.

Restare umani

Tuttavia, l’iniziativa chiede che vengano prese misure nel settore dell’asilo quando verrà superata la soglia di 9,5 milioni di abitanti. Perciò l’Aiuto delle chiese evangeliche in Svizzera (HEKS) ha espresso la sua posizione contraria già a dicembre. Intende impegnarsi affinché la Svizzera resti aperta per le persone che qui lavorano o cercano protezione: “Senza immigrazione non c’è benessere, senza protezione dei rifugiati non c’è umanità”.
Il Consiglio della chiesa evangelica riformata in Svizzera (CERiS), invece, non ha preso pubblicamente posizione e anche la Conferenza dei vescovi svizzeri ha rinunciato a un’esplicita raccomandazione di voto. La CERiS aveva preso posizione contro l’iniziativa “200 franchi bastano!”. La Chiesa riformata nazionale si era quindi espressa in merito all’importo del canone televisivo, ma tace quando si tratta di inscrivere nella Costituzione un limite massimo al numero di abitanti.

L’altra realtà

La Chiesa in quanto istituzione “non sarebbe direttamente colpita dall’iniziativa”, sebbene le questioni sollevate siano “teologicamente estremamente rilevanti”, afferma la presidente del Consiglio CERiS, la pastora Rita Famos, che rimanda inoltre alla presa di posizione della CERiS sull’iniziativa “Contro l’immigrazione di massa” del 2014 e su quella “Per un immigrazione moderata” del 2020. “Da allora è cambiato ben poco nel modo di porre la questione”, prosegue Famos in una intervista pubblicata su reformiert.info (che sarà possibile leggere nella sua integralità sul prossimo numero di Voce evangelica che al tema dell’iniziativa dedica il suo dossier, ndr). L’iniziativa sul canone; afferma ancora Famos, soddisfaceva il criterio dell’interesse diretto della Chiesa, perché contenitori come la trasmissione “Wort zum Sonntag” o i culti televisivi erano a rischio.
La Società per le minoranze in Svizzera (SMS), presieduta da Christoph Sigrist, già pastore del Grossmünster di Zurigo, ha invece diffuso una presa di posizione contraria all’iniziativa. La Svizzera è un mosaico, ha detto a reformiert.info. Funziona grazie agli incontri, non grazie a un numero. L’iniziativa ignora che “coloro che tengono puliti casa, focolare e dimora, che lavorano la mattina presto, che curano le città e che fanno sì che tutto funzioni, sono quasi esclusivamente persone con un retroterra migratorio”, afferma Sigrist.

Sistema di valori sotto pressione

Alla fine del 2025 la soglia dei nove milioni di abitanti è stata già superata. Se la crescita proseguisse, non soltanto il Consiglio federale dovrebbe introdurre limiti in materia di asilo, ma anche l’accordo con l’Unione europea sulla libera circolazione delle persone verrebbe messo a rischio.
Famos afferma che l’iniziativa solleva sì questioni centrali, ma non offre soluzioni. L’immigrazione cambia molto velocemente la composizione socioculturale e religiosa della collettività. La presidente della CERiS comprende che la tendenza susciti timori circa “la preservazione delle nostre conquiste culturali e la tenuta della capacità di integrazione del sistema scolastico” e condivide la preoccupazione “per il mantenimento del sistema di valori della nostra società liberale e libera”.

Minoranze a rischio

Sigrist osserva che la paura della crescita demografica viene strumentalizzata in modo mirato. “Ciò è pericoloso, perché crea una dinamica che conduce all’esclusione delle minoranze”. Il teologo richiama la chiesa alle proprie responsabilità: “Essere una minoranza è un diritto umano”. La chiesa stessa è diventata ormai una minoranza.
Si presume che la CERiS si manterrà cauta in vista della votazione. Preferisce facilitare il dibattito “anziché fornire semplicemente raccomandazioni di voto”: queste le parole di Rita Famos. (da: reformiert.info; trad.: G.M. Schmitt; adat.: G. Courtens)

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