Un'iniziativa innovativa della Chiesa riformata di Berna-Giura-Soletta
A Berna la chiesa riformata di Berna-Giura-Soletta (Refbejuso) sta sperimentando una trasformazione profonda. Attraverso il suo strumento “Chiesa in movimento” sta esplorando nuove forme di presenza ecclesiale, al di là dei contesti parrocchiali tradizionali.
Quello che all’inizio era soltanto un progetto è diventato un’autentica unità operativa. L’équipe “Chiesa in movimento”, composta da nove membri che si dividono il 250% del tempo lavorativo complessivo, opera in modo auto-organizzato sotto l’egida del Consiglio sinodale. La sua missione: accompagnare, finanziare e valutare iniziative innovative promosse sia dai ministri sia dai laici.
Ralph Marthaler, coinvolto sin dall’inizio, vi assume il doppio ruolo di consulente per i progetti e di responsabile dello sviluppo dei meccanismi di finanziamento. Janique Perrin, assunta più di recente, assicura il collegamento con le iniziative provenienti dal circondario del Giura. All’origine di tale dinamica vi è una decisione strategica: stanziare risorse concrete – soprattutto economiche – per incoraggiare la sperimentazione. “L’idea era di osare, di tentare, di permettere ai progetti di emergere, anche al di fuori delle strutture parrocchiali classiche”, spiega Janique Perrin.
Al fine di inquadrare tali iniziative è stato avviato un modello in tre fasi. La prima, detta di sperimentazione, permette di testare un progetto su un periodo che può arrivare fino a quattro anni, con un sostegno finanziario massimo di 100.000 franchi, equivalente al 50% del budget. Se i risultati sono positivi, il progetto entra in fase di sviluppo. Il finanziamento può allora essere potenziato – fino all’80% dei costi – per consentire ai responsabili di concentrarsi sul contenuto piuttosto che sulla raccolta fondi. Infine, i progetti più riusciti accedono a una forma di integrazione istituzionale. Diventano allora vere e proprie “presenze ecclesiali”, non territoriali, sul modello della “Metal Church” di Berna, prima iniziativa di questo genere riconosciuta all’interno della chiesa.
Questo processo, che può protrarsi per diversi anni, risponde a una esigenza di fondo: rendere l’innovazione sostenibile nel tempo. “Un’idea può essere eccellente ma non reggere nel tempo. Bisogna poterne valutare l’impatto reale”, sottolinea Ralph Marthaler. “Chiesa in movimento” si basa su una procedura rigorosa. Ogni progetto deve essere presentato tramite un formulario dettagliato che include obiettivi, budget, organizzazione e prospettive. Dopo un primo accompagnamento da parte dell’équipe, i dossier vengono esaminati da un gruppo di innovazione prima di essere approvati dal Consiglio sinodale. Questo sistema garantisce la coerenza tra le ambizioni locali e gli orientamenti globali della chiesa.
Tra le circa 30-35 iniziative attualmente seguite, alcune sorprendono per la loro originalità. A Berna un salone di parrucchiere diaconale offre servizi a basso costo a persone in condizioni di precarietà, proponendo al contempo uno spazio d’ascolto e di consulenza. Altrove, un collettivo culturale organizza un festival sulla morte, che combina la costruzione di bare, incontri pubblici e accompagnamento pastorale. Questi progetti, talvolta sconcertanti, hanno in comune il tentativo di raggiungere persone lontane dalla chiesa investendo su luoghi e temi inattesi.
Tale apertura non avviene a detrimento dell’identità cristiana. Al contrario, si basa su una riflessione teologica approfondita. I progetti vengono valutati alla luce di criteri fondamentali: comunione, testimonianza, diaconia e speranza. “Le riflessioni teologiche accompagnano i progetti lungo tutto il percorso”, rileva Janique Perrin. “Chiesa in movimento” può contare sulla collaborazione dell’Università di Berna e di una teologa tedesca esperta di innovazione nella chiesa. Per Ralph Marthaler la posta in gioco è chiara: “Il nuovo non annulla il vecchio. Si tratta di creare ponti, di far dialogare le forme tradizionali e quelle emergenti”.
I promotori dei singoli progetti riflettono questa diversità. Circa la metà sono ministri di culto; gli altri sono spesso persone impegnate ma in controtendenza rispetto alle forme classiche. Molti sono giovani, animati dalla volontà di attualizzare la chiesa che amano. Le loro motivazioni oscillano tra attaccamento istituzionale e volontà di innovazione. “C’è spesso un sogno dietro questi progetti”, osserva Janique Perrin. Un sogno che il sistema permette a volte di concretizzare. In questa logica sperimentale il fallimento non è percepito come un ostacolo, ma come una tappa. Alcuni progetti non giungono al traguardo della realizzazione; altri perdono slancio lungo il percorso. Tutti, però, partecipano a una dinamica di apprendimento. Ogni iniziativa è invitata a elaborare un proprio modello di impatto al fine di valutarne gli effetti e adattarne lo sviluppo.
Nel circondario del Giura bernese iniziative come “Chiesa in cammino”, che propone una presenza mobile della chiesa nello spazio pubblico, o “Giardino d’estate”, festival conviviale che combina cultura e incontri a Reconvilier (BE), illustrano tale dinamica e guadagnano progressivamente visibilità. “C’è un’autentica attesa, soprattutto da parte delle giovani generazioni”, osserva Janique Perrin. Dedicando il 3% dei suoi posti pastorali a queste nuove forme di presenza, Refbejuso compie un passo significativo. Sui circa 300 posti, una decina sono ormai dedicati all’innovazione. Un segnale forte, che colloca “Chiesa in movimento” in una prospettiva di lungo periodo. (Da: Réformés - le journal; trad.: G.M. Schmitt)