In agenda il 1. marzo con il motto: Autodeterminati e coinvolti
(ve/ln) In Svizzera da 87 anni - e in Ticino da 50 - la prima domenica di marzo si celebra la Giornata del Malato. Un’occasione per riflettere sui temi legati a salute e malattia, con un impegno concreto verso le persone affette da patologie e verso i loro familiari. Il motto scelto per l’edizione 2026 è “Autodeterminati e coinvolti”. Fra le numerose organizzazioni che sostengono l’iniziativa, c’è anche la Chiesa evangelica riformata in Svizzera (CERiS) che per l'occasione propone un testo omiletico (in tedesco qui).
Essere informati sul proprio stato di salute è un aspetto centrale: è il primo passo per poter decidere, insieme a medici e familiari, come gestire una patologia. “Sotto questo aspetto, sono stati fatti grandi passi in avanti – spiega Ivana Petraglio, presidente dell’Associazione Giornata del Malato della Svizzera italiana -. Anni fa la comunicazione medico-paziente era vissuta in modo molto diverso, c’era asimmetria fra il medico curante e la persona malata. Ormai la classe medica ha imparato a usare un linguaggio accessibile e semplice, adatto a tutti, dai bambini agli anziani che possano avere delle difficoltà cognitive”.
Vivere in modo autodeterminato fino alla fine è un’ambizione alta, ma non impossibile. Ivana Petraglio spiega, alla vigilia della Giornata del Malato, che esistono situazioni complesse, come quelle degli anziani che vedono compromettersi gradualmente le proprie capacità cognitive e dunque le capacità decisionali. “Diventa centrale in questi casi il ruolo della rete: familiari e medici devono riuscire a prendere le decisioni migliori, nel rispetto della persona malata”.
In Ticino, in occasione del Cinquantesimo dall’adesione alla “Giornata del malato” il 28 febbraio e il 1. marzo a Bellinzona, presso lo Spazio Aperto, si terrà una due giorni con numerosi interventi (vedi qui il programma).
Ivana Petraglio interverrà domenica 1. marzo nella rubrica radiofonica “Tempo dello Spirito” alle ore 8 (RSI Rete Due).