(ve/gc) “Chiediamo ai governi, alle agenzie internazionali, alle chiese e alla società civile di cooperare, di condividere trattamenti, tecnologie e risorse finanziarie in modo che le comunità più colpite non vengano lasciate indietro. Chiediamo di garantire un accesso sicuro e senza ostacoli per gli operatori sanitari e gli attori umanitari”, è quanto ha dichiarato il pastore Jerry Pillay, segretario generale del Consiglio ecumenico delle Chiese (CEC), in una nota diffusa ieri, aggiungendo: “Notiamo con preoccupazione che, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), al momento non esiste un vaccino o una terapia approvata per il ceppo di Ebola”. Profonda preoccupazione è anche stata espressa per la sofferenza causata dall’escalation dell’epidemia di Ebola, soprattutto nella Repubblica Democratica del Congo e in Uganda. Dalll’OMS è stata dichiarata come emergenza sanitaria pubblica di interesse internazionale, con centinaia di sospette infezioni e molti decessi segnalati.
A tutte le parti in conflitto nella regione il past. Pillay ha inoltre chiesto di concordare un’immediata cessazione delle ostilità, in modo che siano rispettati il diritto umanitario internazionale e facilitati corridoi sicuri per la risposta medica, l’informazione alle comunità e l’assistenza. Soprattutto Pillay ha richiamato il ruolo dei leader ecclesiastici quali persone di fiducia: il loro compito è “rimanere vigili, seguire e diffondere indicazioni accurate sulla salute pubblica e contrastare la disinformazione con informazioni chiare, compassionevoli e affidabili che proteggano la vita”.
La Commissione delle chiese sulla salute e la guarigione del CEC sta partecipando in questi giorni alla 79. Assemblea mondiale della sanità a Ginevra, in corso ancora fino al 23 maggio. L’Assemblea Mondiale della Sanità è l’organo decisionale dell’OMS.
La delegazione del CEC è impegnata a operare in 11 aree prioritarie: il diritto alla salute, il finanziamento sostenibile, l’accesso equo all’innovazione, il clima e la salute, i conflitti e gli sfollamenti, la salute riproduttiva, l’invecchiamento e l’assistenza agli anziani, la salute mentale, le cure palliative, la preparazione alla pandemia e la decolonizzazione dei sistemi sanitari.