Il Consiglio ecumenico e i riformati mondiali per un immediato cessate il fuoco
(wcc/wcrc/ve) Il Consiglio ecumenico delle chiese (CEC) e la Comunione mondiale di chiese riformate (CMCR) hanno diffuso due comunicati nei quali esprimono forte preoccupazione per l’escalation militare in Medio Oriente, condannando gli attacchi israelo-statunitensi contro l’Iran e chiedendo un cessate il fuoco immediato.
Il CEC si è detto molto preoccupato per gli attacchi militari e per la spirale di violenza che ne è seguita. Il segretario generale Jerry Pillay ha denunciato una situazione che mette a rischio milioni di civili, compromette la sicurezza regionale e internazionale e aggrava una stabilità economica e sociale già fragile. Secondo il CEC, le ostilità in corso minacciano vite umane, infrastrutture essenziali e alimentano paura e incertezza tra popolazioni provate da anni di conflitti. Il CEC ribadisce che le controversie tra Stati devono essere affrontate attraverso il dialogo, il rispetto del diritto internazionale e un rinnovato impegno diplomatico, sottolineando che la violenza e le ritorsioni non possono portare a una pace duratura. Il CEC, inoltre, assicura la propria solidarietà nella preghiera alle chiese e ai popoli della regione e invita i leader politici ad agire con responsabilità e moderazione.
Con toni ancora più espliciti, la CMCR chiede la fine della guerra e un cessate il fuoco “immediato e incondizionato”. La dichiarazione della CMCR, che è preceduta dal versetto del profeta Isaia (2:4): “Trasformeranno le loro spade in aratri e le loro lance in falci; una nazione non combatterà più contro un’altra e non si prepareranno più alla guerra”, afferma che nessun obiettivo politico e nessuna pretesa di sicurezza può giustificare la distruzione delle comunità e la perdita di vite umane. Il comunicato richiama anche le radici storiche del conflitto, facendo riferimento alle eredità coloniali, alle interferenze esterne, alle lotte per il controllo delle risorse e all’uso strumentale della religione, e ribadisce che democrazia, sicurezza e giustizia non possono nascere dai bombardamenti.
Nel comunicato della CMCR si legge: "Confessiamo la nostra fede nel Dio della vita, non nel dio della guerra. Il Dio che adoriamo sta dalla parte degli oppressi, ascolta il grido dei feriti e giudica l'arroganza di coloro che credono che la violenza garantirà il loro futuro. La pace non è il silenzio del cimitero; è il frutto della giustizia, della responsabilità, della dignità e del riconoscimento reciproco".
Le due prese di posizione chiamano alla de-escalation, al ritorno al dialogo e a un’azione responsabile della comunità internazionale, indicando nella giustizia, nella dignità umana e nell’impegno diplomatico le basi indispensabili per una pace duratura in Medio Oriente.