(ve/gc) “Su cosa dirigiamo lo sguardo nella nostra vita? Vediamo ciò che è evidente o ciò che è invisibile? Come raccontiamo una storia di verità?”. Con queste domande esordisce la motivazione della giuria ecumenica della 79. edizione del Locarno Film Festival (5-15 agosto), la quale - tra i 17 film in concorso - ha premiato la pellicola del regista sudcoreano Hong Sang-soo “Nun Dul Dega Eomne” (Nowhere to Lay My Eyes). E così prosegue: “Il film ci porta in un breve viaggio verso una riunione di famiglia, nella quale aspettative e relazioni possono essere riallacciate. I dialoghi si sviluppano come perle preziose di temi universali ed esistenziali e offrono un'intensa riflessione sulla creatività e sull'arte. Il film raggiunge una straordinaria profondità umana in ciò che è solo apparentemente superficiale. Con grande empatia e sottile umorismo esplora l'estraniamento e quanto possa essere difficile vedersi davvero e accettarsi reciprocamente”.
Il film - che si è anche aggiudicato il Pardo per la miglior regia, e la cui protagonista, l’attrice Kim Min-hee, ha vinto il Pardo della migliore interpretazione - racconta la storia di Sang-hee, che insieme al fratello torna a fare visita alla madre sull’isola di Jeju, dove questa gestisce un ristorante avviato con successo. Non la vedeva da dieci anni. Ad attenderla c'è anche un patrigno impegnato nelle riprese di un film su una "tomba d'erba" e una sorellastra che ha scoperto la pittura. Tra i membri della famiglia si scambiano notizie, consigli non richiesti e complimenti di rito, fino alla mattina della partenza, quando tutti insieme guardano un film girato proprio da Sang-hee.
Il direttore artistico del Festival Giona A. Nazzaro, in occasione del ricevimento delle chiese svizzere svoltosi l’11 agosto al Palacinema, ha sottolineato la dimensione di “laboratorio di speranza” che rappresenta oggi il film e la grande comunità che vi ruota intorno, in un mondo sempre più cupo. Allacciandosi al bagaglio di valori veicolati dalle chiese, come la dignità umana e la pratica del dialogo, al centro del suo intervento ha posto i concetti del perdono e della riconciliazione. In questo senso, ha detto, anche il cinema fa la sua parte, e lo si vede e vive proprio durante il Festival di Locarno.
La giuria ecumenica - costituita ogni anno da SIGNIS e INTERFILM con specialisti provenienti dagli ambiti della chiesa, del cinema, della teologia e delle scienze delle religioni - quest’anno era composta da Viera Pirker (presidente, Germania), Jean-Luc Gadreau (Francia), Sarah Stutte (Svizzera), e Juha Rajamäki (Finlandia). Il Premio - offerto dalla Chiesa evangelica riformata e dalla Chiesa cattolica romana della Svizzera - è dotato di 10.000 franchi. (ecumenical-jury-locarno.ch)