Una sola voce in rappresentanza di 28 milioni di cristiani
(ve/gc) In India le confessioni cristiane presenti nel subcontinente hanno dato vita a una nuova federazione nazionale per rispondere in modo più efficace alle violenze, alle restrizioni legislative e alle pressioni da parte delle autorità. L’iniziativa nasce in seno alla chiesa cattolica-romana e vuole essere un modo per meglio fronteggiare gli effetti della crescente affermazione del nazionalismo indù. Secondo dati forniti dall’United Christian Forum, organizzazione che si batte per i diritti dei cristiani e delle altre minoranze in India, tra il 2014 e il 2024, gli episodi a carico dei cristiani – quali discriminazioni, violenze o tentativi di conversione forzata – sono aumentati del 500%.
In India esistono già diversi organismi ecumenici, tra cui l'All India Christian Council, impegnato dal 1998 nella tutela dei diritti umani dei cristiani, e il National Council of Churches in India, fondato nel 1914 durante il periodo coloniale, che riunisce chiese protestanti e ortodosse e si occupa, tra l'altro, della condizione delle donne e dei giovani, nonché dei diritti dei Dalit e degli Adivasi.
Con la nascita della National Federation of Churches in India, la chiesa cattolica ha voluto riunire attorno allo stesso tavolo tutte le principali confessioni cristiane, creando una piattaforma comune attraverso la quale i responsabili delle diverse chiese possano rappresentare con una sola voce i circa 28 milioni di cristiani del Paese. Secondo quanto riferisce il sito di informazione MattersIndia la nuova federazione nasce per affrontare le numerose difficoltà con cui i cristiani sono chiamati a confrontarsi in India. Tra queste figurano gli attacchi contro ministri di culto e fedeli, le rigide leggi anticonversione in vigore in alcuni Stati federati e i tentativi delle autorità di confiscare beni appartenenti alle chiese.
Presidente della nuova federazione è l'arcivescovo di Hyderabad, il cardinale Anthony Poola. Lo hanno eletto i 45 leader delle chiese evangeliche, cattoliche, ortodosse ed evangelicali-pentecostali. La sua appartenenza alla comunità dei Dalit, tradizionalmente esclusa dal sistema delle caste, lo rende una figura simbolica per l'insieme dei cristiani indiani. L’incontro è iniziato con una funzione ecumenica di preghiera per l’unità dei cristiani, tratta da materiali preparati congiuntamente dal Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani della Chiesa cattolica romana e dal Consiglio ecumenico delle chiese (CEC).
I cristiani in India rappresentano poco più del 2% della popolazione. Vivono una fase di crescente pressione, intensificatasi con l'ascesa del nazionalismo indù durante i dodici anni di governo del primo ministro ultranazionalista Narendra Modi.