La Chiesa riformata svizzera ribadisce il suo no all’antisemitismo

“Incompatibile con la fede cristiana”

04 giugno 2026

(ve) Con una presa di posizione diffusa lo scorso 29 maggio, l’esecutivo della Chiesa evangelica riformata in Svizzera (CERIS), guidato dalla pastora Rita Famos, ha ribadito il suo fermo “no” a qualsiasi forma di antisemitismo.
Il documento, intitolato “Contro l’antisemitismo nella chiesa e nella società”, nasce dalla preoccupazione per l’aumento di episodi e manifestazioni antisemite, registrate in forme sempre più virulente sia in Svizzera sia nel resto d’Europa, e si inserisce nel più ampio dibattito europeo sul contrasto all’antisemitismo e sulla responsabilità delle istituzioni religiose nel promuovere il dialogo, il rispetto reciproco e la convivenza pacifica.
Per il Consiglio della CERIS “l’antisemitismo è incompatibile con la fede cristiana”, una convinzione che esclude qualsiasi forma di legittimazione del fenomeno, tanto nell’ambito ecclesiastico, quanto nella società in generale.
La dichiarazione richiama inoltre il “senso di responsabilità” delle Chiese membro, dei loro organi direttivi, dei collaboratori e delle collaboratrici, oltre che dei fedeli. L’obiettivo è quello di contrastare ogni manifestazione di antisemitismo all’interno degli ambienti ecclesiastici. Non solo le chiese riformate devono condannare l’antisemitismo, ma lo devono anche prevenire e combattere con determinazione. Nel testo si legge: “Spazi, eventi e canali di comunicazione della Chiesa non devono in alcun caso essere utilizzati per diffondere contenuti, simboli, discorsi di propaganda o disinformazione di carattere antisemita. Questa regola si applica anche quando tali contenuti compaiono in modo indiretto, velato o sotto le spoglie di dibattiti politici”.
E non manca un paragrafo sul conflitto israelo-palestinese, in cui la CERiS ammette la critica dello Stato di Israele, della sua politica e dei suoi governi, considerata “possibile e legittima”, mettendo tuttavia in guardia da non meglio definiti “doppi standard”: “La critica dello Stato d’Israele prende un carattere antisemita non appena ricorre a dei doppi standard, demonizza lo Stato ebraico o quando ne mette in causa l’esistenza”.
Quando in ambito ecclesiastico si affrontano questioni legate a Israele e Palestina, la CERIS invita a farlo con cognizione di causa, sensibilità storica e attenzione alle prospettive ebraiche: “Chiunque parli di dignità umana e di pace non deve né relativizzare la sofferenza delle persone ebree, né strumentalizzare quella delle altre”.
Nel documento trova spazio anche una dissociazione “da ogni forma di ‘sionismo cristiano’, il quale, nell’attesa della fine dei tempi, mira a incoraggiare il ritorno degli ebrei e delle ebree in Israele e nei territori palestinesi. Una tale posizione non solo impedirebbe di trattare le persone ebree su un piano di uguaglianza, ma violerebbe anche i diritti del popolo palestinese”, si legge al punto 4 della dichiarazione. 
La presa di posizione, che tra gli altri documenti rimanda alla raccomandazione della Chiesa cantonale zurighese in tema di antisemitismo, è disponibile nelle versioni francese e tedesca sul sito della CERiS.

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