Oltre 72.000 persone decedute in fuga verso l’Europa
Attualmente sono circa 122 milioni le persone in fuga nel mondo. A margine della Giornata mondiale del rifugiato, che avrà luogo il 20 giugno, l’iniziativa “Chiamarli per nome”, un’azione che va avanti dal 2019, mira a rendere omaggio a coloro che sono morti lungo il percorso.
Basihr Monad Alquassoum, morto per cause sconosciute; il suo corpo e i suoi effetti personali sono stati ritrovati in Bielorussia, vicino al confine con la Polonia. Abel Okubor, vittima d’infarto all’età di 37 anni, trovato morto nel suo letto nel Centro di permanenza per il rimpatrio di Brindisi, in Italia. Foued Bjeoui, scomparso nel tentativo di raggiungere a nuoto dal Marocco l’enclave spagnola di Ceuta. Oussama Hamham, ucciso a colpi di arma da fuoco partiti da un guardacoste algerino mentre si trovava su un’imbarcazione diretta in Spagna. Abdi Abdullahi Ibrahim, presumibilmente annegato mentre cercava di raggiungere l’Italia a bordo di un barcone scomparso subito dopo essere partito da Zuwara, in Libia.
Sono solo alcuni dei 72.000 individui che dal 1993 hanno pagato con la vita il loro tentativo disperato di trovare rifugio in un nuovo paese dopo essere fuggiti dal proprio, dove non erano più al sicuro. Volevano sfuggire alla guerra, ai conflitti violenti, alla repressione o alle persecuzioni.
Quest’anno, tra le manifestazioni che il 20 giugno si terranno in occasione della Giornata mondiale del rifugiato, ci sarà anche l’iniziativa denominata appunto “Chiamarli per nome”, in omaggio ai migranti deceduti sulle pericolose rotte dell’esilio, nel Mar Mediterraneo, nel canale della Manica o sull’Atlantico tra l’Africa e le isole Canarie, per esempio. “Questa azione è da un lato un momento di lutto, dall’altro una protesta contro l’inazione e l’indifferenza delle autorità politiche di fronte a questo dramma”, ha dichiarato il teologo riformato Pierre Bühler di Neuchâtel, portavoce dell’iniziativa promossa da ambienti anche ecclesiastici. “Vogliamo ricordare le migliaia di morti affinché non siano dimenticati”.
Undici città svizzere aderiscono all’iniziativa: Basilea, Berna, Coira, Ginevra, Losanna, Lucerna, Neuchâtel, San Gallo, Thun, Winterthur e Zurigo. A queste si aggiungono otto città tedesche, tra cui Berlino e Dortmund. Parallelamente alle mostre, ai concerti e ad altri eventi organizzati per l’occasione nelle città citate, gli organizzatori intendono raccogliere firme per una petizione con cui si chiede alle autorità svizzere di non respingere le persone che si trovano già in Svizzera verso altri paesi dove sarebbero in pericolo.
Esistono diverse statistiche sulle persone decedute durante la fuga verso una terra d’asilo, elaborate secondo vari criteri più o meno precisi. “Ogni anno, dal 1993, riceviamo un elenco con i nomi di persone decedute e le circostanze della loro scomparsa”, spiega Denise Graf, anche lei portavoce. “È un’associazione in Olanda che tiene aggiornato l’elenco e ce lo invia. Include i nuovi decessi ma anche i decessi degli anni precedenti che non erano ancora stati censiti”. Successivamente alcuni volontari trascrivono quei nomi su striscioni che saranno visibili in diverse città.
Attualmente sono circa 122 milioni le persone in fuga nel mondo. La maggior parte riesce a proteggersi nel proprio paese o trova rifugio in un campo profughi di un paese vicino. Tuttavia le persone in fuga devono cercare rotte d’esilio sempre più pericolose. Sulla base del Sistema comune europeo di asilo (CEAS), entrato in vigore con nuovi inasprimenti a metà giugno, sono infatti sempre meno le persone che riescono a raggiungere paesi come la Svizzera o la Germania, mentre quelle che muoiono lungo le rotte d’esilio verso l’Europa sono sempre di più. Perdono la vita su imbarcazioni inadatte alla navigazione, soffocano nei camion, muoiono di fame e di sete nel deserto o restano gravemente ferite nei boschi ai confini esterni dell’Europa. Quest’anno potrebbe rivelarsi tra i più funesti.
Nel 2025 sono state 7.382 le persone che hanno ottenuto l’asilo in Svizzera. Al pari dell’anno precedente, il numero delle nuove domande d’asilo è diminuito, attestandosi a 25.781, circa il 7% in meno rispetto al 2024. L’Afghanistan si è riconfermato il principale paese di provenienza dei richiedenti l’asilo, seguito da Eritrea e Turchia.
In Europa il cambio di regime in Siria ha fatto scendere da 160.000 a circa 45.000 il numero delle domande d’asilo presentate da cittadini siriani. Ciò non ha comportato praticamente alcuna conseguenza per la Svizzera, dove la diaspora siriana è relativamente esigua.
Per il 2026 la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) prevede 25.000 nuove domande d’asilo. Il numero dipenderà fortemente dall’evolversi della situazione in Turchia e sulla rotta migratoria che passa attraverso il Mediterraneo centrale. (Da: protestinfo.ch; trad.: G.M. Schmitt)