Una campagna di sensibilizzazione continentale della Comunione di chiese protestanti in Europa
(wcc/geke) La Comunione di chiese protestanti in Europa (CPCE) - in rappresentanza di un centinaio di chiese e di circa 40 milioni di protestanti nel continente - ha annunciato una campagna europea di sensibilizzazione e prevenzione all’interno delle chiese protestanti sul tema della tutela contro la violenza sessualizzata.
Il 19 giugno rappresentanti di 40 chiese protestanti si sono riuniti a Varsavia (Polonia) per una conferenza dedicata all’elaborazione di strategie di protezione, alla promozione del dialogo all’interno delle comunità e al sostegno delle chiese che hanno finora avuto poca esperienza nell’affrontare questa problematica.
Al centro è l’urgenza di creare spazi sicuri all’interno delle strutture ecclesiastiche.
Recentemente il Consiglio della CPCE ha adottato una dichiarazione che invita tutte le chiese membro ad attribuire la massima priorità alla protezione contro la violenza sessualizzata ed esprime rammarico per le ingiustizie del passato. La dichiarazione sostiene inoltre la Risoluzione 2533 dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, che chiede il riconoscimento, l’indagine e la riparazione completi di tutte le forme di abuso nelle istituzioni statali, private ed ecclesiastiche in Europa.
La conferenza è organizzata in collaborazione con la Fondazione svizzera di Guido Fluri, promotrice della Justice Initiative europea e protagonista dell’azione di advocacy che ha portato il Consiglio d’Europa ad adottare nel 2024 la Risoluzione 2533.
Durante una conferenza stampa svoltasi il 19 giugno, la pastora Rita Famos, presidente della CPCE e della Chiesa evangelica riformata in Svizzera, ha sottolineato che la tutela delle persone più vulnerabili è una responsabilità di tutti. “L’Europa deve essere all’altezza dei propri valori quando si tratta di prendersi cura delle persone vulnerabili”, ha dichiarato.
Guido Fluri, presente per l’occasione, per parte sua ha ricordato che “le conseguenze degli abusi sono devastanti e durano per tutta la vita”. Dal 2010 Fluri sostiene gli sforzi per l’indagine storica sugli abusi subiti dai minori in Svizzera. “La chiesa non ne parlava. Lo Stato non ne parlava. La società non ne parlava”, ha affermato.
Dorothee Wüst, presidente della Chiesa evangelica del Palatinato (Germania), ha osservato che la tutela rappresenta soltanto l’inizio del percorso. “Ma, secondo la mia esperienza, non finisce lì e non dovrebbe finire lì - ha dichiarato -. Dobbiamo concentrarci sulle persone sopravvissute agli abusi”. Secondo Wüst, è necessario adottare un approccio che non si concentri sugli scandali, ma sulle persone: “La fiducia è stata distrutta e la sua ricostruzione richiede tempo”.
Rita Famos ha aggiunto che la credibilità della chiesa può essere recuperata soltanto quando l’istituzione non cerca di proteggere sé stessa, ma le persone sopravvissute agli abusi e le vittime. “Recuperiamo credibilità quando proteggiamo coloro che hanno sofferto all’interno delle nostre comunità - ha affermato -. È una lezione importante da imparare e, talvolta, abbiamo bisogno anche di una pressione esterna che ci aiuti a farlo”.