Europa. Chiese cristiane a Berna per ragionare insieme sulla Charta oecumenica

28 settembre 2026

(nev/ve) Dal 21 al 23 settembre scorsi si è tenuta a Berna, in Svizzera, l’annuale riunione dei Consigli nazionali europei di chiese cristiane (ENCC). Convocati dalla Conferenza delle chiese europee (KEK), i Consigli nazionali sono delle piattaforme ecumeniche che raccolgono il maggior numero possibile di chiese cristiane nelle diverse nazioni del Continente. Ad ospitare i lavori è stata la Comunità di lavoro delle chiese cristiane (CLCC) nato 50 anni fa. Ne fanno parte 12 chiese, tra cui quella cattolica romana come membro fondatore.

Un documento da diffondere e da implementare 

All’incontro di Berna erano presenti 22 partecipanti di altrettante nazioni europee – dal Portogallo all’Estonia dalla Norvegia all’Italia – più una quindicina di ospiti e relatori che hanno animato i tre giorni di lavoro sul tema della Charta Oecumenica.
Stilata nel 2001 e sottoscritta dalla Conferenza delle chiese europee (KEK) e dalla Commissione delle Conferenze episcopali cattoliche d’Europa (CCEE), la Charta intende offrire delle linee guida per la discussione e l’azione delle chiese su alcuni temi cruciali: dall’unità visibile al dialogo Interreligioso, dalla pace alle migrazioni.
“Dal 2001 sono passati 25 anni e il mondo è cambiato – ha precisato Peter Pavlovic, segretario agli studi della KEK -. C’è la guerra in Europa e in Medioriente. Nuove domande sono emerse nelle società, nella politica, nelle chiese. Per questo si è resa necessaria una revisione del suo testo e la sottoscrizione di una Charta Oecumenica rivista, ampliata in alcune sue parti e arricchita di nuovi capitoli”.
Nel nuovo testo – sottoscritto da KEK e CCEE a Roma nel novembre del 2025 – si parla in modo più ampio del Creato e della crisi climatica, come pure della questione migratoria e della pace. È invece del tutto nuova la sezione sui giovani e sull’intelligenza artificiale.

La Charta Oecumenica come "door opener"

Un'intera sessione di lavoro è stata dedicata a una conversazione sulla fede, l’’ecumenismo e le giovani generazioni, organizzata da un gruppo di sei giovani svizzeri e svizzere appartenenti a diverse confessioni religiose.
Una definizione data alla Charta Oecumenica - e ritenuta efficace - è stata quella di “door opener”, uno strumento capace di aprire delle porte per la discussione delle chiese su questioni che non hanno ancora affrontato o non hanno affrontato insieme ad altre chiese o su cui non hanno mai pensato di proporre azioni di testimonianza concrete. E vuole sfidare le chiese a pensarsi in uno spazio ecumenico europeo.
Rimane tuttavia il problema su come diffondere e rendere la Charta uno strumento a disposizioni delle chiese locali. Un’idea è venuta dal Consiglio delle chiese cristiane del cantone di Zurigo: “Abbiamo deciso di selezionare i temi della Charta a partire da quelli che sono più vicini alla nostra esperienza quotidiana e rispetto ai quali avremmo potuto pensare delle azioni di testimonianza concrete e alla nostra portata”.

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