Critico Reinhard Schulze professore emerito di Islamistica all’Uni Berna
Secondo l'esperto di islam Reinhard Schulze, direttore del Forum Islam e Medio Oriente, il divieto introdotto in Svizzera contribuirà a far sorgere molti nuovi problemi.
Invece di iscrivere deroghe politico-religiose nella Costituzione si potrebbero proporre simboli unificanti di pace religiosa e sociale come ha fatto papa Francesco a Mossul in un Iraq dilaniato dalla guerra. Come risultato si otterrebbe fiducia, la miglior valuta della società.
Quel sì ha motivazioni molto diverse. Mi dispiace che tutte le motivazioni possano essere ricondotte a una linea politica populista di destra. E mi dispiace anche che il dibattito che ha preceduto il voto sia stato caratterizzato da molte informazioni errate. L’idea, per esempio, che la dissimulazione del viso sia il simbolo di un’ideologia islamica contrasta semplicemente con la realtà.
Burqa e niqab non sono altro che capi di vestiario che servono a coprire il volto. Le motivazioni che spingono a coprirsi il volto sono invece diverse tra loro – e talvolta queste motivazioni possono essere di matrice radicale. Il divieto di coprire il volto non risolverà alcun problema, ma a causa della sua indeterminatezza giuridica creerà soltanto molti nuovi problemi.
Nel mondo islamico l’immagine della Svizzera è da tempo scalfita. In particolare si rimprovera alla Svizzera di non rispettare la sua presunta neutralità quando si tratta di islam.
Il quotidiano saudita “Arab News” ha commentato: “L’iniziativa inasprisce il rapporto già teso della Svizzera con l’islam dopo che il popolo, nel 2009, si espresse a favore del divieto di edificazione di nuovi minareti”. E la rete televisiva “Al Jazeera” ha commentato dal Qatar: “La Svizzera ha una lunga tradizione di voto contro i simboli manifesti delle società musulmane in piena espansione al suo interno”. Viene continuamente ribadita la necessità di superare la dissimulazione del volto mediante un dibattito interno all’islam. Le regolamentazioni statali impedirebbero questi dibattiti e potrebbero semmai far nascere un clima di protesta.
Di fatto il divieto di dissimulazione del viso non avrà alcuna conseguenza per le musulmane, dal momento che il 99,99% delle musulmane in Svizzera non copre il proprio volto. Il problema non è il divieto di indossare un niqab o di infilarsi un burqa, bensì la discussione e il dibattito che sono stati condotti intorno alla dissimulazione del viso.
Si è ancora una volta persa molta fiducia. Le generalizzazioni e i sospetti nei confronti delle comunità musulmane alimentano un risentimento già presente, con la conseguenza che alcuni si sentono ancora più emarginati dalla nostra società. L’obiettivo di fondo dell’iniziativa, cioè scalzare l’islam dallo spazio pubblico, renderlo invisibile, nasconderlo in un certo senso, rappresenta per i musulmani un’ulteriore pietra di inciampo nel dibattito intorno allo statuto delle comunità religiose islamiche in Svizzera.
Una famiglia della penisola arabica appartenente a una tradizione ortodossa-radicale valuterà sicuramente a fondo se sia il caso di recarsi ancora nei paesi alpini. Adesso, con la Svizzera, anche l’ultima destinazione alpina si è dotata di un divieto di dissimulazione del viso. Tuttavia per molte famiglie degli Stati del Golfo la dissimulazione del volto sta diventando un anacronismo. Il niqab viene visto piuttosto come un’usanza che trova sempre meno adepti. Queste famiglie non avranno problemi a trascorrere le loro vacanze in Svizzera. Alcuni comunque rinunceranno per il momento a intraprendere un viaggio in Svizzera, preferendo attendere che le acque si siano calmate. (kath.ch; trad. it. G. M. Schmitt; adat. P. Tognina)