La campagna di sensibilizzazione della Comunione mondiale di chiese riformate
(ve/gc) Una campagna per sensibilizzare le chiese riformate di tutto il mondo sulla situazione dei cristiani in Cisgiordania, e in particolare su Ush Ghurab, un territorio di Beit Sahour vicino a Betlemme: è quanto la Comunione mondiale di chiese riformate (CMCR) con sede a Hannover (Germania) ha lanciato in queste settimane, caricando sul proprio sito schede informative relativamente alla situazione dell’occupazione militare israeliana e della violenza dei coloni, ma anche testimonianze dirette di esponenti cristiani palestinesi e organizzando dei webinar insieme all’iniziativa cristiana non violenta “Kairos Palestine”.
È in questo quadro che il segretario generale della CMCR, il pastore Philip Vinod Peacock, invita ad un webinar che si terrà il 9 giugno alle ore 16, intitolato “L'espansione degli insediamenti in Cisgiordania, il diritto internazionale e la risposta delle Chiese”. All'incontro zoom (che si terrà in inglese) prenderanno parte rappresentanti di Kairos Palestine e leader cristiani di Beit Sahour. Al termine degli interventi è previsto uno spazio dedicato alle domande dei partecipanti. La registrazione del webinar sarà resa disponibile successivamente. Per iscriversi al webinar clicca qui.
Scopo della campagna Focus su Ush Ghurab della CMCR è quello di incrementare l’impegno e la solidarietà delle chiese sulla situazione in Palestina. “Questa testimonianza è radicata nella stessa identità della CMCR che si traduce nella capacità di discernere, nella confessione della propria fede e nello schierarsi accanto ai più vulnerabili", si legge ancora sul sito della campagna. “Per questo motivo l'attenzione della CMCR verso Ush Ghurab non costituisce un atto di commento politico, bensì un'espressione dei suoi più profondi impegni teologici nei confronti della stessa CMCR e della giustizia", spiega la CMCR.
Ma per comprendere ciò che sta accadendo a Ush Ghurab, è necessario anzitutto capire cosa sta succedendo nell'intera Cisgiordania occupata.
Negli ultimi tre anni, l'espansione degli insediamenti israeliani ha subito un'accelerazione senza precedenti. Solo nel 2024, il governo israeliano ha portato avanti piani per quasi 29.000 unità abitative in tutta la Cisgiordania occupata e a Gerusalemme Est. Le Nazioni Unite hanno dichiarato che nel 2025 l'espansione degli insediamenti israeliani ha raggiunto il livello più alto dal 2017. Alla fine del 2025 il governo israeliano aveva approvato la costruzione di 103 nuovi insediamenti in Cisgiordania.
Insieme all’espansione degli insediamenti - illegali sotto il profilo del diritto internazionale -, è aumentata drasticamente anche la violenza da parte dei coloni. Un rapporto delle Nazioni Unite, che copre i dodici mesi fino a ottobre 2025, ha documentato 1.732 episodi di violenza da parte dei coloni che hanno causato vittime o danni alle proprietà. Il rapporto ha concluso che “la violenza dei coloni è proseguita in modo coordinato, strategico e in larga misura senza ostacoli, con le autorità israeliane che hanno svolto un ruolo centrale nel dirigere, partecipare o agevolare tali condotte”. Nel solo mese di ottobre 2025 è stato registrato il numero mensile più elevato di attacchi da parte dei coloni da quando l'OCHA ha iniziato a documentare questi episodi nel 2006: oltre 260 attacchi, con una media di otto incidenti al giorno. (L'OCHA pubblica mensilmente dei dettagliati rapporti sulle violazioni dei diritti umani e del diritto umanitario in Cisgiordania. L'ultimo è scaricabile qui).
Il governatorato di Betlemme si trova al centro di questa pressione. Un piano per espandere l'insediamento illegale di Ma'ale Adumim attraverso un bando per oltre 3.400 unità abitative nell'area E1, a est di Gerusalemme, dividerebbe la Cisgiordania in due parti, interrompendo in modo permanente la continuità urbana palestinese tra Ramallah, Gerusalemme Est occupata e Betlemme.
È in questo contesto che va interpretata la situazione di Ush Ghurab. "Ush Ghurab non è un simbolo lontano. È l'ultima consistente riserva di terra pubblica disponibile per Beit Sahour, ed è oggi sotto minaccia", fa sapere la CMCR.
L'espansione degli insediamenti israeliani ha progressivamente circondato Beit Sahour, frammentando il territorio a disposizione dei suoi abitanti e interrompendo i collegamenti tra le comunità palestinesi dell'intero governatorato di Betlemme. Ush Ghurab si trova nel punto nevralgico di questa espansione: se dovesse essere destinata alla costruzione di insediamenti o espropriata per scopi militari, Beit Sahour si ritroverebbe di fatto senza possibilità di espansione territoriale, e la sua capacità di crescere, respirare e continuare a esistere come comunità viva verrebbe compromessa in modo permanente.
Beit Sahour ospita una delle più antiche comunità cristiane palestinesi della Cisgiordania ed è sede di una popolazione cristiana che oggi rappresenta meno dell'uno per cento degli abitanti della Cisgiordania. Il destino di Ush Ghurab, pertanto, non riguarda soltanto la terra: riguarda la possibilità stessa che questa comunità abbia un futuro.
Anche il pastore presbiteriano Jerry Pillay, segretario generale del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC), già alla fine di dicembre 2025 aveva espresso forte preoccupazione per nuovi insediamenti israeliani nell’area di Ush Ghurab, facendo pervenire due lettere, rispettivamente al vicepresidente degli Stati Uniti J.D. Vance e alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, per richiamare l’attenzione della comunità internazionale sul fatto che questi insediamenti mettono a rischio la stessa sopravvivenza della comunità cristiana nella regione. (Voce evangelica ne aveva parlato qui).
Per gli abitanti di Beit Sahour, Ush Ghurab è molto di più di un semplice appezzamento di terreno all'interno della loro città. Rappresenta memoria, identità, sostentamento e l'orizzonte residuo per il futuro della comunità.
I residenti di Beit Sahour parlano di quest'area con un profondo legame emotivo: un luogo associato alle storie familiari, all'agricoltura, agli ulivi, ai ricordi dell'infanzia e alla naturale espansione della comunità. Molti la descrivono come uno degli ultimi spazi attraverso cui Beit Sahour può ancora respirare e crescere.
Per ulteriori informazioni sul webinar promosso il prossimo 9 giugno alle 16 dalla CMCR intitolato “L'espansione degli insediamenti in Cisgiordania, il diritto internazionale e la risposta delle Chiese” clicca qui e scrolla in fondo alla pagina. Per iscriversi: tinyurl.com/wcrcwebinar.