Ticino, il pastore D’Archino va in pensione

A Voce evangelica traccia un bilancio del suo ministero pastorale

28 gennaio 2026  |  Luisa Nitti

L'abside della chiesa evangelica riformata di Bellinzona, con la Bibbia aperta e sullo sfondo il pannello di tessuto con la citazione del versetto biblico "I semi germogliarono, crebbero e fecero frutto" (Mc 4)
Stefano D'Archino

Dopo sette anni come pastore della Chiesa evangelica riformata di Bellinzona, Stefano D’Archino conclude il suo ministero e inizia il periodo di pensionamento. Prosegue comunque l’impegno per le chiese, dal momento che ricopre ancora l’incarico di presidente del Consiglio sinodale della Chiesa evangelica riformata nel Ticino (CERT), oltre che quello di coordinatore della CMC, la Commissione per i mezzi di comunicazione evangelica.
Lo abbiamo incontrato per chiedergli un bilancio del suo pastorato in Svizzera.

Pastore D’Archino, in che modo ha visto cambiare la comunità di Bellinzona, nel corso di questi anni?
Poco dopo il mio arrivo, la pandemia ha avuto un forte impatto sulla nostra comunità, specialmente per le persone più avanti negli anni. In quella fase abbiamo subito avviato contatti e incontri online, per provare a tenere le persone vicine, ma non è stata una fase facile. Molti si sono disabituati alla vita comunitaria. Abbiamo visto alcune attività cambiare fisionomia o ridursi. Tutto questo però ha avuto anche un risvolto positivo: ne è nato uno sforzo di rinnovamento, un tentativo di risalire la china pensando e organizzando nuove iniziative. Questo processo è ancora in atto e si pone l’obiettivo di vivere appieno la dimensione comunitaria e allo stesso tempo essere più visibili all’esterno.
Un’altra linea di tendenza di questi anni è stato l’arrivo in chiesa di alcune persone nuove: ciò ci rende fiduciosi che il messaggio che predichiamo può essere accolto anche da persone esterne al mondo riformato.

C’è qualche momento o evento specifico del suo lavoro di questi sette anni che lei ricorda con più gratitudine?
Il primo ambito è quello dei confermandi e dei giovani in generale. Noi abbiamo sempre un forte ricambio, perché molti dei nostri giovani proseguono gli studi fuori dal Ticino o vanno a lavorare altrove. Ma ci sono stati momenti significativi di grande interesse. Con i giovani abbiamo affrontato vari temi, che hanno tutti a che fare con il senso di essere cristiani oggi: persone giovani nella scuola e nella società.
Anche gli incontri biblici, che abbiamo tenuto con costanza settimana dopo settimana, restano per me come momenti importanti. In questo contesto ho imparato molto.

Prima di giungere a Bellinzona lei è stato pastore in val Bregaglia. Che cosa le rimane, come bagaglio personale e spirituale, di quell’esperienza?
La Bregaglia mi rimane sempre nel cuore. La presenza riformata lì risale fin dai primi tempi della Riforma, in una zona di lingua italiana, quindi una condizione specifica e molto interessante. La Val Bregaglia, una valle “stretta”, è storicamente zona di passaggio e incrocio di culture e lingue diverse, ha una natura a volte aspra e insidiosa, come si è visto in occasioni così clamorose come la frana di Bondo. Tutto ciò la rende un’area interessante, dove la geografia ha condizionato in qualche modo anche la cultura e la spiritualità.

Nella sua predicazione, in tutti questi anni del suo ministero, qual è stato il filo rosso, il centro del suo annuncio?
Ho cercato sempre di seguire un lezionario, quindi ho rispettato l’anno liturgico con i suoi temi relativi alla fede e alla teologia cristiana. Al centro ho tenuto certamente l’annuncio dell’evangelo di Gesù Cristo con il tema della Grazia. Questo è il nostro fulcro, come riformati, ed è un aspetto liberante: siamo salvati per grazia e possiamo vivere in modo rinnovato.
Per me è stato un grande onore essere pastore riformato, perché ho potuto predicare l’evangelo di Gesù Cristo, che è ciò a cui mi sono sentito chiamato. Andando in pensione, so che non smetterò di annunciare l’evangelo, in modo e in occasioni diverse da prima, ma con lo stesso spirito di servizio.

L’intervista può essere riascoltata a “Tempo dello Spirito”, rubrica radiofonica di spiritualità evangelica di RSI ReteDue, cliccando qui.