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Sport e religione rituali in dialogo

Proprio come le religioni, anche lo sport ha i suoi fedeli. Alcuni sono praticanti, altri meno, e c'è chi è pronto a sacrificare ogni cosa per seguirne i riti

in  cristianesimo , intervista , società

Sport e religione rituali in dialogo

Olivier Bauer, professore alla Facoltà di teologia e di scienze delle religioni dell'Università di Losanna, è esperto delle relazioni tra sport e religione. Nel suo blog "Une théologie au quotidien", dedica una sezione a "sport e religione".

Perché paragoniamo lo sport alla religione?
La religione, come lo sport, conosce dei riti. Entrambi sono strutturati in modo simile. Gli sport hanno talvolta preso in prestito simboli e gesti religiosi. Pierre de Coubertin si è ampiamente ispirato alle religioni greche per creare i moderni Giochi olimpici. Nell'Antico Testamento, ma anche nel Nuovo, troviamo metafore che fanno riferimento allo sport.
Esiste un'altra similitudine tra sport e religione: lo sport e la religione si praticano. Si dice "praticare lo sport" come si dice "praticare la religione". Così come si può fare sport in modo occasionale, anche la religione può essere praticata in modo occasionale. Tuttavia, se qualcuno vuole raggiungere i livelli più alti, è necessario che il suo impegno divenga totale, tanto nello sport quanto nella religione. Gli atleti si consacrano interamente al proprio allenamento, mentre i religiosi consacrano tutta la vita alla religione. L'analogia funziona anche con i tifosi. Spesso sacrificano tutto per seguire le performance sportive che li appassionano. Sul piano religioso anche i sostenitori di una religione sacrificano tutto per essa. In un caso lo sport diventa la religione, nell'altro caso possiamo dire che la religione diventa uno sport.

Si dice "praticare lo sport" come si dice "praticare la religione"

Le religioni hanno spesso usato lo sport come un mezzo di reclutamento...
Recentemente ho partecipato, a Losanna, a due eventi sportivi organizzati dalla Chiesa evangelica riformata del canton Vaud: una partita di hockey per pastori e giovani e un torneo di calcio per le parrocchie della regione. Sono solo due esempi per mostrare come le chiese usino lo sport.
In Svizzera, nella Chiesa cattolica e nelle Chiese protestanti, si è usato molto lo sport per avvicinare delle persone e in particolare i giovani. Le Chiese protestanti in Gran Bretagna hanno creato gli YMCA [Young Men's Christian Association (Associazione Giovanile Maschile Cristiana), un'organizzazione che mira a fornire supporto ai giovani e alle loro attività. La pallavolo e la pallacanestro sono sport ideati da istruttori YMCA, ndr.]. Anche nella Chiesa cattolica sono sorte strutture che cercano di raggiungere una utenza particolare, soprattutto i giovani che sentono il bisogno di fare esercizio fisico.

Lei ha lavorato anche come cappellano sportivo. Che esperienze ne ha ricavato?
Quando accompagnavo degli sportivi ho sempre avuto la sensazione di imparare da loro più di quanto essi potessero imparare da me. Per esempio, quando degli sportivi perdevano un incontro o una gara io, come pastore, non sapevo bene che cosa dire. Loro mi dicevano: “Abbiamo fatto del nostro meglio. È andata male. Non abbiamo vinto. Non è grave”. Direi quasi che in questo caso sono stati degli sportivi ad accompagnare me nella mia fede...

Il calcio e la religione (video Segni dei Tempi RSI La1)

Da qualche tempo vediamo un crescente numero di atleti ostentare la propria fede durante le competizioni. Perché?
Che certi atleti si inginocchino o si facciano il segno della croce è un fatto relativamente recente sui campi sportivi. Sapendo molto bene che saranno visti da migliaia, persino da milioni di telespettatori, non esitano a testimoniare la loro fede. Da questo punto di vista gli atleti protestanti erano un po' svantaggiati perché non avevano segni particolari da mostrare. Ma da qualche tempo il gesto di mettere un ginocchio a terra chinando il capo è diventato un gesto di gran successo, perché permette all'atleta protestante di affermare che deve a Dio la sua vittoria.
Non sono soltanto gli atleti a testimoniare della loro fede negli stadi. Anche gli spettatori colgono l'opportunità. Non è raro vedere uno spettatore esibire un cartello sul quale sta scritto Giovanni 3, 16 ["Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna", ndr.]. Oggi lo sport è dunque diventato un vettore che permette di testimoniare della propria fede con molta efficacia.

I Giochi olimpici e lo sport professionistico, malgrado gli scandali, continuano ad affascinare. Abbiamo difficoltà a rimuovere i nostri idoli dal piedistallo?
C'è una sorta di sacralizzazione dello sport, così come c'è una sacralizzazione anche nella religione. È interessante constatare il posto che lo sport occupa nella società contemporanea. Sappiamo molto bene che gli sportivi non usano sempre mezzi leciti. Ma c'è l'estetica. È bello. Inoltre siamo affascinati dall'idea del sacrificio. Sappiamo tutti che è dura essere un atleta d’élite. Infine ci sono anche questioni economiche. Ci viene venduto in questo modo... e funziona! (intervista di Yves Casgrain; trad. it. G. M. Schmitt)