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La SRF taglia sulla religione

Le misure di risparmio dell’ente di servizio pubblico svizzero tedesco SRF colpiscono anche due programmi radiofonici di informazione religiosa

in  Svizzera , media

La SRF taglia sulla religione

(Gaëlle Courtens) I tagli annunciati dalla SSR, il servizio pubblico radiotelevisivo svizzero, non hanno lasciato indenni alcuni contenitori di informazione religiosa dell’antenna svizzero tedesca SRF. È quanto ha annunciato lo scorso 6 ottobre la direttrice della SRF, Nathalie Wappler. Tra le misure di risparmio figura infatti la chiusura, a partire da aprile dell’anno prossimo, dei due programmi radiofonici di informazione religiosa “Zwischenhalt” e “Blickpunkt Religion”.

Nathalie Wappler

La SRF taglia sulla religione

La decisione ha suscitato le reazioni di diversi esponenti del mondo delle comunità di fede. L’8 ottobre cristiani, musulmani ed ebrei hanno lanciato insieme una petizione online per il ripristino dei programmi religiosi sospesi. La decisione della SRF, dicono, non rispetta il mandato di concessione dell’azienda di servizio pubblico.
La direttrice Wappler ha giustificato questa scelta sottolineando che la redazione competente in materia - tra l’altro coordinata dalla teologa riformata Judith Wipfler - continuerà a coprire l’attualità religiosa nei contenitori di news generaliste. Inoltre, non vengono toccate le trasmissioni di culto, come la storica meditazione settimanale “Das Wort zum Sonntag”.

Rammarico ecumenico
Sconcerto per la decisione di tagliare i due programmi religiosi radiofonici, tra l’altro molto seguiti, è stato espresso dal giornalista Raphael Rauch, direttore dell’agenzia stampa cattolica kath.ch, che ha parlato di “giornata nera” per il giornalismo religioso della Svizzera. Sottolineando la qualità ineccepibile delle due trasmissioni “Zwischenhalt” e “Blickpunkt Religion”, ha aggiunto: “Tagliarle significa: meno reportage sulle religioni, meno chiavi di lettura in materia, ma anche meno informazione seria e accurata sul mondo delle fedi”.

Raphael Rauch

La SRF taglia sulla religione

È rammaricata anche la pastora Gabriela Allemann, presidente delle Donne evangeliche in Svizzera, tra le prime firmatarie della petizione interreligiosa. “La religione è un tema importante nella società, che ha bisogno di una riflessione giornalistica, non solo in senso stretto, ma anche da un punto di vista più ampio - ha dichiarato la pastora Allemann a Voce Evangelica. - Proprio perché ci muoviamo verso una società religiosamente sempre più plurale, è necessario che ci siano competenze specifiche in grado di decifrare quel che accade”.

Gabriela Allemann

La SRF taglia sulla religione

Per la pastora Allemann verrà a mancare anche la prospettiva femminile sul fatto religioso e sulle comunità di fede. In questi anni la redazione religiosa della SRF si era fatta più rosa, con la conseguente pluralità di approcci e con una nuova apertura su molti temi che prima venivano raccontati da una prospettiva solo maschile. “Con questo gruppo redazionale - ha concluso Allemann - si è fatto strada un nuovo modo di approcciare le religioni, più avvincente, e che per molte persone è importante”.
“Con la pandemia stiamo vivendo un momento storico inedito - ricorda Raphael Rauch -. Fake news e teorie del complotto sono sulla cresta dell’onda, pertanto la competenza specialistica di giornalisti e giornaliste del fatto religioso serve più che mai. La crisi del coronavirus ha messo in luce i bisogni spirituali delle persone. La gente non vuole solo delucidazioni biomediche, ma le persone vogliono essere ascoltate in quanto esseri umani. Andare a risparmiare sull’offerta religiosa della Radio SRF - conclude Raphael Rauch - è una decisione sbagliata”.

Petizione online
Il servizio pubblico è tenuto a “promuovere la comprensione, la coesione e lo scambio tra regioni, comunità linguistiche, culture, religioni e gruppi della società” ricordano i firmatari della petizione interreligiosa, intitolata “Evitare la mannaia sulle religioni - la SRF viola il mandato di concessione”. Il giornalismo religioso competente è un “servizio alla democrazia”, anzi, per i firmatari tagliare programmi religiosi è “pericoloso”, anche perché l’informazione sul fatto religioso contribuisce a contrastare derive estremiste. “La religione è il tema chiave del 21. secolo - si legge ancora nel testo della petizione lanciata da Odilo Noti, presidente dei sostenitori del Centro mediatico cattolico - per questo motivo servono spazi adeguati nel servizio pubblico e giornalisti e giornaliste specializzate nel campo”. La richiesta a Nathalie Wappler è quella di ripristinare i programmi religiosi di cui è prevista la soppressione.
Tra i firmatari figurano oltre alla pastora Allemann, i presidenti delle chiese riformate di Zurigo e Basilea, rispettivamente Michael Müller e Lukas Kundert; il vescovo di Basilea e presidente dei vescovi svizzeri Felix Gmür; le pastore zurighesi Rita Famos ed Esther Straub; Csongor Kozma, direttore della “Paulus-Akademie”; Katja Joho, direttrice di IRAS COTIS; il rabbino Tovia Ben-Chorin; il docente di teologia islamica Amir Dziri; e diversi esponenti della politica.