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Il paradiso perduto della mistica

Alcuni vedono nella mistica il cuore e la sorgente dell’intera vita religiosa, mentre per altri non si tratta che di una manifestazione marginale della fede, un po’ esaltata, persino estrema

in  cristianesimo , cultura , teologia

Il paradiso perduto della mistica

(Gilles Bourquin) Nella Grecia antica, il mistico era un iniziato al quale erano stati confidati i segreti di una religione sconosciuta al grande pubblico. Secondo alcuni linguisti, la radice mi di mista, che si ritrova nel verbo greco muo (“chiudersi”) non farebbe che imitare il mormorio di chi ha le labbra chiuse. La mistica quindi concerne la ricerca e la scoperta di ciò che è chiuso, nascosto, segreto e inaccessibile.

Ricerca del paradiso perduto
In questa prospettiva, possiamo tentare di definire la mistica come la ricerca di una “pienezza” mirante a colmare le carenze che sperimentiamo nella nostra esistenza. Sarebbero le vicissitudini della vita, i desideri mai interamente soddisfatti, la continua esitazione nelle scelte dell’esistenza, a condurre gli umani a ricercare un aldilà, un’assoluta perfezione che superi le contrarietà di questo mondo che cambia. Nel linguaggio del cristianesimo, se l’essere umano non provasse nostalgia per la perdita di un paradiso originale, non avrebbe nessun bisogno della mistica.

Le religioni e la mistica
In una prospettiva buddhista la mistica potrebbe essere definita come la ricerca di un “vuoto”, di un annullamento dell’ “io” (nirvana significa estinzione) che libera l’essere umano dall’esperienza universale del dolore. Nel cristianesimo invece l’esperienza della rinuncia spirituale è presentata più come un passaggio obbligato che come una destinazione (la croce porta alla risurrezione).
Le ricerche mistiche si orientano tutte verso “una dimora suprema della pace”, ma l’espressione di questa meta e i mezzi per giungervi variano molto da una religione all’altra.

Mistica greca e cristiana
La corrente mistica è tanto vasta da superare i confini delle religioni e concerne anche le filosofie. Già i filosofi greci si sono ispirati alle religioni misteriche per elaborare il loro pensiero.
Platone (428-347 avanti Cristo), ad esempio, considerava le idee invisibili (il Bene, il Bello, il Vero) come delle realtà che sovrastano il nostro mondo materiale. Il filosofo è ai suoi occhi una sorta di mistico che si è sbarazzato dei miti religiosi, e che cerca di elevarsi verso la conoscenza delle idee. D’altronde Platone non pretendeva di averle raggiunte. Secoli più tardi, anche sotto l’influenza del cristianesimo, le idee di Platone furono concentrate in un principio unico, l’Uno, posto alla sommità della piramide degli esseri.
Secondo Plotino (205-270 dopo Cristo), dall’Uno, pienezza assoluta, deriva il flusso spirituale che modella l’anima del mondo, la quale si divide in molteplici anime individuali. Al gradino più basso si trovano il corpo, la natura fisica e infine il nulla. Attraverso la purificazione, la contemplazione e l’estasi, l’essere umano può liberarsi dal mondo sensibile per approcciarsi all’Uno immateriale.

Il paradiso perduto della mistica

La corrente mistica è tanto vasta da superare i confini delle religioni e concerne anche le filosofie

Nel cristianesimo la ricerca mistica è sempre stata concepita come la ricerca di un’unione con Dio. Non si tratta quindi in primo luogo di rendere l’anima perfetta, ma di unirla a Dio che può salvarla e rigenerarla. Ciò che è portatrice di vita nuova e di santificazione è l’unione spirituale dell’essere umano con Dio, la comunione con le Persone divine del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Mentre la mistica filosofica non può concepire la divinità che come un principio impersonale e astratto, il cristianesimo ha conservato la fede in un Dio personale, amorevole, compassionevole e attivo.

Oriente e Occidente
Nel corso dei primi secoli della Chiesa è apparsa una distinzione, con molte sfumature, tra gli approcci cristiani alla mistica nell’Impero d’Oriente, più direttamente segnati dal neoplatonismo, e gli approcci occidentali.
La tendenza orientale considera l’unione alla divinità piuttosto come una fusione: l’uomo progressivamente divinizzato scopre che è reso tutt’uno con Dio. Fondandosi sulla formula teologica “Dio si è fatto uomo perché l’uomo divenga Dio”, i monaci orientali hanno sviluppato una vita spirituale molto esigente, l’esicasmo, caratterizzato da un distacco molto marcato dal mondo materiale e dai desideri del corpo. A partire dal 13.esimo secolo, sul monte Athos, una tecnica di respirazione vicina allo yoga è venuta a completare questa “preghiera del cuore”. Ancora oggi la teologia della Chiesa ortodossa è prima di tutto una teologia mistica.

L’uomo progressivamente divinizzato scopre che è reso tutt’uno con Dio

In Occidente, senza ignorare l’aspetto fusionale dell’unione con Dio, si considera questa unione più come una relazione, rimanendo, l’uomo e Dio, esseri distinti riuniti attraverso la grazia e la fede. Così, come lo espone Agostino d'Ippona (354-430 dopo Cristo) nella sua opera La città di Dio, il mondo celeste non eclissa il mondo terrestre ma essi si compenetrano, di modo che la vita corporale conserva il suo valore. L’unione con Dio viene realizzata attraverso la dimora dello Spirito Santo nel corpo umano più che attraverso la fuga da tutto ciò che è materiale. Allo stesso modo, la mistica occidentale si oppone di meno alla vita sociale. La regola di San Benedetto (480-548 dopo Cristo), Padre dei monaci d’Occidente, insiste allo stesso modo sulla preghiera, sull’ospitalità e sul lavoro manuale. Un tale compromesso sembra più vicino al vissuto del Cristo dei Vangeli.

Il paradiso perduto della mistica

Protestantesimo e mistica
Non è sbagliato affermare che all’origine il protestantesimo è una corrente “mistica”. Attraverso la riscoperta della Bibbia e della fede personale Martin Lutero voleva restituire al credente un accesso diretto a Dio senza più passare per i gradini della gerarchia ecclesiastica. Eppure un impulso contrario alla mistica ha caratterizzato il protestantesimo fin da Lutero. In effetti, ai suoi occhi la salvezza si ottiene solo attraverso la grazia divina, senza il concorso della pietà del credente. La fede, coscienza garantita della salvezza acquisita per puro decreto divino, non procura ancora l’unione con Dio. Di conseguenza, mal si comprende a cosa possano ancora servire la ricerca mistica e l’esperienza religiosa in generale. Peggio, la mistica è sospettata di tradire un orgoglio spirituale, e il credente viene chiamato a riconoscere che non può “fare” nulla da se stesso per la sua salvezza.

Un impulso contrario alla mistica ha caratterizzato il protestantesimo fin dall'epoca di Lutero

Fino ai nostri giorni, i protestanti si sono mostrati divisi su queste questioni. Da una parte, la critica della mistica e della vita religiosa si è tradotta in una fede sempre più laica, dando luogo a una riflessione teologica molto raffinata, liberata dall’oscurantismo religioso. Dall’altra parte, questo razionalismo teologico si è mostrato talora arido, spingendo alcuni pietisti a rinforzare la vita mistica e la spiritualità. Ne sono nate le correnti evangeliche attuali. Sulla scia di Giovanni Calvino, queste diverse tendenza sottolineano che se la pietà e le opere umane non procurano la salvezza, possono esserne il prodotto e il segno.
Questi diversi approcci sono destinati a un bell’avvenire nel 21.esimo secolo, poiché la ricerca spirituale dei nostri contemporanei si è accentuata in seguito alle disillusioni legate all’individualismo e al capitalismo moderni. (da Evangile et liberte, trad. it. Giacomo Tessaro; adat. P. Tognina)