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L'altra faccia della Svizzera

Nonostante gli aiuti statali e gli allentamenti delle restrizioni dovute al coronavirus, molte persone sono confrontate con problemi di sussistenza

in  Svizzera , società

L'altra faccia della Svizzera

(Antonia Moser) Ad essere colpiti dalla crisi suscitata dalla pandemia sono soprattutto i sans-papiers, ma anche le prostitute: private delle loro entrate, queste categorie si trovano in serie difficoltà. Alcuni progetti, sostenuti in parte dalle chiese, forniscono aiuti d’emergenza.

Aiuti delle chiese
Le immagini sono impressionanti: tantissime persone in coda, per ore, a Ginevra, in attesa di ricevere gratuitamente generi alimentari. Così tanta povertà in Svizzera? Sono stati soprattutto i sans-papiers a trovarsi in difficoltà a causa delle misure adottate per contrastare il coronavirus, afferma Lisandro Nanzer di “Permanences volantes”, progetto dell’ente di aiuto delle chiese evangeliche HEKS a Ginevra. Da dieci anni l’organizzazione informa i sans-papiers sui loro diritti e sulle opportunità di cui possono beneficiare. La maggior parte delle persone assistite proviene dal Sudamerica, dice Nanzer, ma è stata fornita consulenza anche a molte persone provenienti dalla Mongolia e dalle Filippine.

Ginevra, Patinoire des Vernets

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Stranieri e svizzeri
Durante la pandemia di coronavirus, quando la situazione si è fatta difficile, “Permanences volantes” ha istituito una hotline telefonica. Nanzer e la sua équipe ricevono dalle 80 alle 100 chiamate al giorno. Moltissime persone prive di un permesso di soggiorno valido hanno perso il lavoro e non hanno accesso agli aiuti statali. Nella maggior parte dei casi non hanno nemmeno risparmi, dal momento che i sans-papiers guadagnano pochissimo e spediscono denaro alle loro famiglie. Inoltre si sono presentate anche persone in possesso di un permesso di soggiorno o addirittura di un passaporto svizzero, riferisce Lisandro Nanzer. Queste persone hanno paura di rivolgersi ai servizi sociali, temono le lungaggini di un processo burocratico complesso, oppure temono di perdere il permesso di soggiorno.

Ginevra, tra precarietà e pandemia (Segni dei Tempi RSI)

Aiuti d'emergenza
Anche Karin Jenni della “Berner Beratungsstelle für Sans-Papiers” (Ufficio bernese di consulenza per sans-papiers) ha notato un aumento delle richieste. “Alcuni temevano di perdere la casa, altri non avevano più nulla da mangiare”, è la sua descrizione della situazione. Perciò la consulenza non era più sufficiente. “Abbiamo dovuto reagire e abbiamo cercato donazioni che adesso ci permettono di fornire aiuti d’emergenza”. A Berna tuttavia la miseria è meno visibile che a Ginevra, dove i sans-papiers sono più numerosi.

Miseria sulla Langstrasse
La pastora del “Kirchenkreis 10”, a Zurigo, Nathalie Dürmüller, posta di fronte alle richieste d'aiuto delle persone bisognose del quartiere, ha deciso, d'accordo con i suoi assistenti, di collaborare con suor Ariane Stöcklin, la quale insieme con alcuni volontari distribuisce pasti e pacchi di generi alimentari sulla Langstrasse.
Adesso Dürmüller e i suoi colleghi raccolgono generi alimentari nella loro parrocchia. “In una settimana abbiamo già raccolto una sessantina di borse della spesa. Ovviamente ne siamo molto felici”. Questo aiuto è urgentemente necessario, perché all’inizio della crisi del coronavirus suor Ariane e i suoi collaboratori distribuivano 50 pasti al giorno, mentre adesso sono già a quota 250. Il numero dei pacchi viveri distribuiti è salito da 70 a oltre 800 alla settimana.

Esercito della Salvezza a Zurigo

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Senzatetto e prostitute
Una volta la pastora ha accompagnato suor Ariane nello svolgimento della sua missione. “Bisogna averlo visto con i propri occhi. Non riuscivo quasi a credere che potesse esserci così tanta gente disposta a stare in coda così a lungo per ricevere un pasto”. C’erano molti senzatetto e prostitute, che spesso avevano vissuto alla giornata. Per queste persone più la crisi perdura più la loro situazione si aggrava. Molti di loro infatti non possono semplicemente rivolgersi ai servizi sociali. Inoltre le lavoratrici del sesso non sono ancora autorizzate a riprendere l’attività.
Anche Lisandro Nanzer crede che proprio per i sans-papiers la crisi non sia ancora finita. Poiché l’allentamento delle misure contro il coronavirus avviene un passo alla volta molti non hanno potuto ritornare immediatamente al proprio lavoro. I loro datori di lavoro sono ancora in attesa. Inoltre molti sans-papiers si sono indebitati e devono restituire il prestito.

Nessuna lobby
Sans-papiers, senzatetto e prostitute hanno perciò bisogno di aiuto ancora per un po’ di tempo. Nathalie Dürmüller si chiede perché a intervenire al riguardo siano soltanto iniziative private. Alla fine anche lo sport e l’economia ricevono milioni. “Ma queste persone costrette a venire a prendere il cibo qui sono molto spesso invisibili. Semplicemente non hanno una lobby”. (ref.ch; trad. it. G.M.Schmitt)