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L'America grida Black Lives Matter

Gli eventi di Minneapolis dimostrano lo stretto legame tra la violenza della polizia e il razzismo “bianco”. Le rivolte sono un prolungamento della lotta di Martin Luther King?

in  America , diritti umani

L'America grida Black Lives Matter

(Claire Bernole) Minneapolis non trova pace. Le rivolte scuotono la città da quando, il 25 maggio, George Floyd, un afroamericano di 46 anni, è morto mentre la polizia lo arrestava. Al momento, anche se gli agenti coinvolti sono stati licenziati e saranno condotti davanti alla giustizia, le indagini avviate dalle autorità locali e federali sono ancora in corso.
Questa nuova situazione di violenza, nella quale si intrecciano lotta contro gli abusi della polizia e lotta contro il razzismo, non manca di rievocare l’impegno per i diritti civili degli afroamericani che Martin Luther King ha portato avanti per tutta la sua vita. Tuttavia il pastore era tanto pacifista quanto combattivo. Gli eventi attuali possono quindi davvero essere considerati un prolungamento della sua azione?

Continuità e discontinuità
Secondo Henry Mottu, professore onorario di teologia pratica presso la facoltà di teologia di Ginevra, vi è discontinuità per quanto riguarda i metodi, ma continuità per quel che concerne la sostanza. “King non approvava le rivolte violente, ma ne spiegava senza sosta le ragioni alle autorità. In questo senso, anche se non c’è una continuità dal punto di vista dei principi, certi aspetti presentano una certa somiglianza con ciò che è accaduto nella sua epoca. Egli ha sempre deplorato quella violenza, ma allo stesso tempo si sforzava di spiegarne le cause”. Mottu ricorda che il reverendo Jesse Jackson, che era al fianco di King quando questi venne assassinato, si è recato a Minneapolis per lanciare un appello alla calma e alla discussione: “È ciò che King ha fatto per tutta la sua vita. Jackson è il suo successore”.

Martin Luther King, il sogno infranto (Segni dei Tempi RSI)

La lotta prosegue
D’altra parte, anche se i media fanno da cassa di risonanza degli aspetti più spettacolari come gli incendi e i saccheggi, tra i manifestanti è decisamente presente una vena nonviolenta. “Black Lives Matter", che è un movimento pacifista, è coinvolto in questi eventi e cerca di mostrare ai giovani afroamericani tentati dall’azione violenta che sono preferibili altre strategie. Ci sono anche bianchi che aiutano a riparare i danni, o distribuiscono cibo ai manifestanti", precisa Henry Mottu.
A breve termine si tratta di fare in modo che i poliziotti accusati di violenza siano portati davanti alla giustizia, sostiene Mottu. "Dovrebbe essere così per il caso George Floyd", precisa. Ma a lungo termine occorre constatare che i fatti si ripetono. “Dallo schiavismo e fino al 20.esimo secolo ci sono stati linciaggi nel sud degli Stati Uniti. Fino al 1950 quegli atti - ricorda - non venivano puniti". Inoltre, secondo il professore, il fattore Donald Trump contribuisce ad aggravare la situazione.

Basta violenza
“Ci sono persone che chiedono a coloro che reclamano i diritti civili: ‘Quando vi riterrete soddisfatti?’ Noi rispondiamo che non saremo soddisfatti finché il nero sarà vittima degli indicibili orrori a cui viene sottoposto dalla polizia”. Con queste frasi, tratte dal suo celebre discorso “I Have a Dream”, Martin Luther King tratteggiò una realtà che, una cinquantina di anni dopo, permane. (da Réforme; trad. it. G.M. Schmitt; adat. P. Tognina)