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Per una ripresa sostenibile

Un vademecum per il rilancio post-Covid improntato alla giustizia ecologica: i protestanti francesi interpellano Macron. Intervista a Martin Kopp

in  protestantesimo , ambiente , politica

Per una ripresa sostenibile

(Gaëlle Courtens) Lunedì 11 maggio la Francia riapre. Inizia la “fase 2” del contrasto alla pandemia. Il cosiddetto “deconfinamento” verrà modulato in base alla gravità con cui sono state toccate le varie zone del paese, suddiviso in dipartimenti rossi, arancioni e verdi.
In vista della graduale ripresa, i protestanti francesi hanno approntato un “Appello per una trasformazione ecologica, solidale e democratica” sottoposto al presidente Emmanuel Macron dal pastore François Clavairoly, presidente della Federazione protestante di Francia (FPF), in occasione del consueto incontro tra la il capo dello Stato e i rappresentanti dei culti, svoltosi - in videoconferenza - lo scorso il 21 aprile.
Il “plaidoyer”, un appello a favore di una ripresa nel segno della sostenibilità ambientale, è stato redatto dalla Commissione ecologia e giustizia climatica della FPF. Abbiamo raggiunto al telefono il suo presidente Martin Kopp che risiede a Strasburgo, una zona rossa, dove l’allentamento comincerà con tutte le cautele del caso. L’eco-teologo Kopp, esperto di questioni legate alla pace, la giustizia e la salvaguardia del Creato, non ha dubbi: con la pandemia il nesso tra crisi climatica e giustizia sociale è tornato drammaticamente alla ribalta.

Martin Kopp, in cosa consiste il vostro appello?
L'idea che sta alla base di questa iniziativa, è quella di essere non soltanto reattivi rispetto a questa crisi, ma di essere anche propositivi offrendo una riflessione volta ad un rilancio dell’economia che tenga conto dell’altra grande catastrofe che pende sulle nostre teste: il surriscaldamento globale.
Il nostro appello è diviso in due parti: nella prima facciamo una lettura della crisi che noi riteniamo debba essere generatrice di un cambiamento di civiltà, ma anche di trasformazione spirituale ed etica, e quindi afferente ai valori; mentre nella seconda - più tecnica e politica - facciamo delle proposte concrete. Riteniamo ad esempio che la crisi del COVID-19 non debba far dimenticare il processo relativo all’Accordo climatico di Parigi del 2015. Anzi, ci aspettiamo un impegno da parte dell’Unione europea ancora più ambizioso rispetto a quello che è stato già avanzato per il contrasto alle emissioni di gas serra. È importante in questo frangente evitare che si faccia largo una miopia del pensiero e dell’azione che potrebbe avere degli effetti devastanti sulle nostre società umane e sulla biodiversità.

Martin Kopp

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Perché rivolgere un appello al presidente Macron?
Nel suo primo discorso alla nazione, il presidente ha fatto una distinzione tra il “giorno prima” e il “giorno dopo” la pandemia. E ha precisato che l’era post-crisi non può significare un ritorno al "prima". Per noi è stato un invito a riflettere sul “giorno dopo”, a partire da un approccio cristiano, e specificatamente protestante.
L’approccio, secondo noi, non può essere di natura solo tecnicistica: non si tratta soltanto di capire come gestire le questioni a livello statale e organizzativo, quante mascherine o test sierologici servono, o come dobbiamo investire nel nostro sistema sanitario. È più di questo! È in gioco il nostro rapporto con la natura, la biodiversità. Non dimentichiamoci che siamo sull’orlo della sesta grande estinzione di massa. Con questo virus, tra l’altro frutto di questi squilibri ambientali, ci troviamo nel pieno dell’urgenza ecologica. Abbiamo quindi voluto offrire il nostro contributo dicendo che il “giorno dopo” va visto anche in questa ottica.

Nel vostro appello parlate anche di trasformazione democratica. Perché democratica?
La risposta ecosostenibile dev’essere anche democratica. Ci siamo resi conto dell’importanza che hanno avuto nell’affrontare la crisi del coronavirus le espressioni di solidarietà tra cittadini e l’organizzazione spontanea dal basso. Si è fatta strada un’intelligenza collettiva che non può essere ignorata. Non tutto è arrivato dall’alto, dalle autorità statali, ma c’è stata una creatività della base, e crediamo che un piano di transizione energetica, o di trasformazione della società, e comunque, la riflessione sul dopo-pandemia, non si possa fare semplicemente nelle sedi istituzionali. Si tratta di fare una riflessione ampia che coinvolga la popolazione. Siamo arrivati a questo, perché crediamo che sia in gioco una certa idea di civiltà, di cultura, di comprensione del mondo, che va al di là delle questioni soltanto tecniche, economiche, o politiche di fronte alla crisi del virus.

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Perché in questa crisi i governi dovrebbero ascoltare quello che hanno da dire le chiese?
Le chiese prendono la parola al fine di contribuire al dibattito pubblico. Prendendo spunto dal Vangelo, i nostri valori e la nostra visione del mondo scaturiscono dalle nostre convinzioni. Naturalmente siamo una voce tra tante. La nostra specificità, tuttavia, si colloca nell’ambito della spiritualità e dell’etica; credo che in questo senso il nostro va visto come un arricchimento rispetto al dibattito generale. Se manca la domanda sull’essere, che invece le chiese possono apportare, manca qualcosa di essenziale al dibattito: appunto il concetto della conversione, della trasformazione. Un fatto che interpella ognuno di noi, a prescindere dalle nostre convinzioni religiose o filosofiche, tutti abbiamo dei riferimenti valoriali. Ciò detto, credo che le chiese vadano ascoltate dai governi né più né meno di altri gruppi della società civile, ma vogliamo partecipare alla riflessione, com’è giusto che sia.

Nel vostro appello si accenna anche alla “giustizia fiscale”. Come mai avete incluso anche questo tema nella vostra proposta a Macron?
Quando abbiamo redatto questo appello la Francia stava già lavorando ai cosiddetti piani di rilancio e l’Unione europea stanziava somme da capogiro. Si parla di 750 miliardi di euro. Ecco, noi crediamo che sarebbe drammatico se quelle somme fossero iniettate da una parte in una dimensione di semplice rilancio, cioè, volte a far ripartire la macchina del “giorno prima” incurante della questione ambientale, e dall’altra fossero concesse senza condizioni. Invece, quei fondi potrebbero essere un formidabile strumento per incentivare la trasformazione ecologica e solidale dei nostri modelli produttivi o di consumo. Basta guardare ai flussi finanziari oggi nel mondo: la stragrande maggioranza è volta alla speculazione e non certo al sostegno dell’economia reale. Il profitto per il profitto, i soldi che creano altri soldi: nel Vangelo Gesù mette quasi rabbiosamente in guardia dal denaro come “potenza spirituale”. Se il culto dei soldi va contrastato, i soldi possono essere un mezzo impiegato in modo equo e sostenibile a favore del rilancio che deve servire ai più, e non per alcuni pochi interessi.

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Nel vostro appello esortate il presidente Macron a mettere l’accento sul multilateralismo. Perché?
Già prima della pandemia il multilateralismo era in crisi, soprattutto dopo l’elezione di Donald Trump negli USA, ma anche altre nazioni stanno ripiegandosi su loro stesse, o ritirandosi da istituzioni e organizzazioni multilaterali. C’è da dire che - in questo quadro - l’Accordo di Parigi sul clima con la COP21, era un po’ l’eccezione che conferma la regola, ma era anche un forte elemento di speranza, nel senso che si è trattato di una vittoria del multilateralismo. Le sedi in cui la trasformazione ecologica viene normata sono tipicamente multilaterali. Aspettiamo con ansia la COP15 sulla biodiversità, spostata in data da definirsi per via del Covid-19, ma che dovrà ratificare un nuovo accordo internazionale in materia, un accordo cruciale, che riveste almeno la stessa importanza di quello sul clima, anche se non viene ancora percepito come tale. La minaccia della biodiversità è una minaccia sistemica, pertanto caldeggiamo un forte impegno da parte del governo francese su questo fronte.

Martin Kopp, cosa si augura per il prossimo futuro?
Per le prossime settimane e per tutto il processo di deconfinamento e graduale uscita da questa crisi, mi auguro che si possa cogliere l’opportunità che rappresenta questo momento storico. Al di là del dramma che questa crisi ha rappresentato per molti - individui, famiglie, ma anche imprese - vorrei che ne cogliessimo anche gli aspetti positivi. Non so predire il futuro, ma credo che spingendo in una determinata direzione sia possibile indirizzare la traiettoria degli eventi a favore del bene della collettività.