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Per favore pensate anche alle chiese

Sulla sua pagina Twitter Gottfried Locher, presidente della Chiesa evangelica riformata in Svizzera, ha interpellato il Consiglio federale in merito alla riapertura dei luoghi di culto

in  cristianesimo , Svizzera , intervista

Per favore pensate anche alle chiese

(Anne-Sylvie Sprenger) È anche attraverso le reti sociali che il presidente della Chiesa evangelica riformata in Svizzera Gottfried Locher ha interpellato le autorità federali. “Le chiese sono luoghi di forza e noi ne abbiamo bisogno più che mai. Spero che il Consiglio federale riapra presto le chiese”, postava il 13 aprile sulla sua pagina Twitter. E precisava: “Non ancora per le funzioni, ma per le candele, la meditazione e la preghiera individuale”.
Se, come gli hanno fatto notare molti dei suoi follower, numerose chiese avevano tenuto aperte le loro porte, quelle di altri luoghi, come la cattedrale di Berna, restano effettivamente chiuse.
Una settimana dopo, il 20 aprile, il presidente dei riformati annunciava di aver potuto discutere della questione con la consigliera federale Karin Keller-Sutter, capo del Dipartimento federale di giustizia e polizia. “Per favore, pensate anche alle chiese. Attendiamo con impazienza che le funzioni possano riprendere”, le ha detto in sostanza in occasione dell’incontro.

Gottfried Locher, che cosa l’ha spinta a interpellare il Consiglio federale su Twitter?
Le nostre chiese hanno una grande importanza per molte persone, nel senso che attingono la loro forza dalla predicazione, dal raccoglimento o dalla preghiera. Le chiese offrono ai credenti un’occasione di vivere i loro bisogni spirituali, che sia nel contesto di un culto o con visite personali. Con la mia dichiarazione ho voluto richiamare l’attenzione sul fatto che le chiese devono restare aperte per i ritiri individuali e che dobbiamo potervi ricorrere. Inoltre sul piano politico ho espresso la mia preoccupazione che le autorità, tra la moltitudine di domande che vengono loro poste, tengano conto anche delle chiese al fine di una ripresa rapida delle funzioni religiose.

Gottfried Locher

Per favore pensate anche alle chiese

Lei ha annunciato anche sulle reti sociali di aver potuto parlare con la consigliera federale Karin Keller-Sutter. In che modo l’ha contattata e che cosa le ha chiesto?
Ho avuto una conversazione approfondita con lei, in qualità di responsabile del Dipartimento federale di giustizia e polizia, principalmente sulla situazione dei profughi nella regione di confine tra Grecia e Turchia e in Siria. Siamo stati accolti insieme con il vescovo cattolico Felix Gmür e con il vescovo cattolico cristiano Harald Rein, cioè i rappresentanti delle altre due chiese nazionali. Era presente anche il segretario di Stato Mario Gattiker.

Aiuti per i migranti di Lesbos (Telegiornale RSI)

E in merito alla sua richiesta di riprendere le funzioni religiose? È stata avanzata a nome della CERS in particolare o c’è stato un accordo per un’azione congiunta con le altre chiese e comunità religiose in Svizzera?
I tre rappresentanti delle chiese nazionali hanno appoggiato questa richiesta indirizzata al Consiglio federale.

Quali risposte concrete avete ottenuto?
Non abbiamo ottenuto alcuna dichiarazione vincolante, ma soltanto la promessa della signora consigliera federale che porterà la questione dei culti davanti al Consiglio federale.

A tutt’oggi il Consiglio federale non ha ancora precisato alcunché in merito alla ripresa delle funzioni religiose, mentre ha permesso la ripresa dell’attività di parrucchieri, tatuatori e studi di fisioterapia. Secondo lei i politici sono consapevoli dell’importanza di questi appuntamenti per i credenti?
Penso che il paragone sia ingannevole, perché insinua che la vita della chiesa consista soltanto di funzioni religiose. Se lei menziona i parrucchieri e i fisioterapisti è imperativo aggiungere qui che la pastorale, cioè il lavoro di accompagnamento e di presenza accanto alle persone, per esempio, è sempre possibile. Se le norme igieniche accresciute e la distanza sociale possono essere rispettate un pastore può incontrare una persona che gli chiede un incontro. Da questo punto di vista le chiese non sono “dimenticate”.
Dobbiamo tuttavia essere consapevoli che gli uffici competenti, federali e cantonali, sono attualmente sottoposti a una forte pressione e rischiano a volte di perdere di vista la situazione nel suo complesso e alcune cose importanti. Per questo motivo siamo costantemente in contatto con loro affinché venga dato ascolto alle preoccupazioni delle chiese.

Karin Keller-Sutter

Per favore pensate anche alle chiese

Senza questi richiami, secondo lei, le autorità avrebbero la tendenza a perdere di vista il ruolo della religione nella vita dei suoi concittadini?
Non necessariamente. Se osserviamo l’attuale regolamentazione notiamo che in un importante settore d’attività delle chiese, cioè i funerali, esistono anche generose eccezioni al divieto di eventi, perché in questo caso è permesso l’assembramento di un numero maggiore di persone. Abbiamo potuto realizzare molte cose grazie alla nostra influenza e - si noti il risultato - abbiamo incontrato molta buona volontà.

Che feedback ricevete dalla base in merito alla situazione attuale?
Molti membri di chiesa ci comunicano quanto sia importante per loro vivere e celebrare il culto. Le numerose offerte digitali (podcast, streaming ecc.) possono sostituire soltanto in parte la comunione vissuta in una chiesa. I credenti attingono realmente la loro forza dai culti locali, che attualmente mancano.

Le chiese alle prese col virus (Segni dei Tempi RSI)

Che impatto ha avuto la crisi dovuta al coronavirus sulle chiese riformate?
La pandemia di coronavirus ha sconvolto non soltanto la vita sociale ed economica, ma anche la vita delle chiese. La vita precedente delle chiese riformate, per le quali l’aspetto della comunione vissuta è così importante, è stata limitata dal divieto di eventi nei luoghi centrali. Ma chiese e parrocchie hanno inventato in modo molto creativo nuove forme di proclamazione, di comunione e di aiuto reciproco. Sono abbastanza fiducioso che riusciremo a portare con noi una parte di questi elementi nel periodo del “dopo coronavirus”.

Da questo periodo così particolare ci sono lezioni da trarre per il futuro delle chiese?
L'affermazione secondo cui nella crisi ci sarebbe qualcosa di “buono” suona sempre un po’ cinica: molte persone muoiono, imprese e dipendenti perdono i loro mezzi di sussistenza economici, tutto ciò non è buono. Dobbiamo piuttosto accettare il fatto che questa pandemia è una realtà difficile e dolorosa per molte persone e sostenerle. Impariamo tuttavia che sono emerse soluzioni creative che favoriscono nuove forme di comunione. A questo riguardo le chiese entreranno probabilmente nel periodo del dopo coronavirus con un volto diverso. (da ProtestInfo; trad. it. G. M. Schmitt)