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Riformati meno resistenti dei cattolici

Le cifre pubblicate giovedì scorso dall'Ufficio federale di statistica rivelano una Svizzera sempre meno religiosa. Il parere del sociologo delle religioni Christophe Monnot

in  Svizzera , religioni , intervista

Riformati meno resistenti dei cattolici

(Anne-Sylvie Sprenger) Il fenomeno della secolarizzazione, in Svizzera, non accenna a rallentare. Secondo gli ultimi dati dell'Ufficio federale di statistica, nel paese culla della Riforma protestante il numero di persone senza affiliazione religiosa ha addirittura superato quello degli affiliati alla Chiesa riformata. In perdita di velocità anche il cattolicesimo che tuttavia si mostra più resistente nei confronti di questa tendenza. A subire un lieve calo, per la prima volta, anche il numero dei fedeli delle "altre comunità cristiane". Interpretiamo questi dati con il sociologo delle religioni Christophe Monnot.

Quale reazione suscitano in lei questi nuovi risultati?
Le cifre non mi sorprendono. La secolarizzazione è una tendenza importante emersa in Europa a partire dalla fine degli anni Settanta. In Svizzera la tendenza si è manifestata poco dopo. Ciò che colpisce è l'accelerazione di questo fenomeno. Oggi in Svizzera ci sono più persone senza appartenenza religiosa che protestanti. Di questo passo, in Svizzera, tra pochi anni il gruppo più numeroso sarà quello dei non affiliati.

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Perché il cattolicesimo resiste meglio a questo movimento di disaffiliazione?
Ci sono diversi fattori, il primo è socio-demografico. La maggioranza della popolazione protestante proviene dai cantoni-città, mentre la chiesa cattolica è in maggioranza nelle campagne. I riformati rappresentano quindi una popolazione più urbana e legata al terziario, quindi più propensa a staccarsi dalla religione. In secondo luogo, è una popolazione che non si è rinnovata con le ondate migratorie, a differenza della chiesa cattolica romana. Inoltre, le persone di seconda e terza generazione non si dissociano facilmente dalla chiesa. I riformati sono dunque in calo per due motivi: la disaffiliazione e l'invecchiamento della popolazione.

Perché la secolarizzazione è più forte nelle città che nelle campagne?
Anche qui ci sono diversi fattori. Se vivete in ​​una piccola città di campagna e lasciate la vostra parrocchia, lo sapranno tutti. Mentre se vivete in città, sarete coperti da un certo anonimato. In secondo luogo, nelle città la popolazione è molto più mobile, cambia più facilmente domicilio, si sposta in un altro cantone. E all'arrivo in un nuovo cantone non è detto che si ricongiunga alla chiesa. Inoltre, anche il tipo di professione, la classe di reddito e la classe sociale influenzano l'atteggiamento nei confronti della religione.

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In che modo questi fattori influiscono sul nostro atteggiamento nei confronti della religione?
I sondaggi sociologici mostrano che, in media, più il livello di istruzione è alto e più diminuisce il livello di religiosità. I sondaggi mostrano anche che più alto è il PIL di un Paese, più secolarizzata è la sua popolazione... è una regola che vale ovunque, tranne che negli Stati Uniti.

Perché gli stranieri di seconda o terza generazione sono più legate alla religione?
Per quelle persone, la religione fa ancora parte di una storia personale, del loro "pacchetto culturale". Mentre ciò che osserviamo in Svizzera è che la religione viene progressivamente cancellata dal "pacchetto culturale svizzero" e diventa un aspetto secondario. Quando una persona arriva in un contesto nuovo, la religione assume una dimensione più importante. I luoghi di culto diventano anche i luoghi dove è possibile incontrare persone che parlano la propria lingua e praticano le stesse tradizioni. Questo è un fenomeno che può essere osservato ovunque: durante la migrazione l'aspetto religioso assume importanza. Non è un risveglio religioso, ma la riscoperta di un "pacchetto": le comunità dell'ex Jugoslavia, ad esempio, si ritrovano alla moschea non solo per pregare, ma anche per guardare insieme la televisione kosovara o albanese. Questo fenomeno spiega anche la migliore resistenza del cattolicesimo. Dopodiché, ovviamente, ci sono anche fenomeni interni nelle chiese.

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A quali fenomeni si riferisce?
Ad esempio, quando negli anni '90, nella diocesi di Coira, ci furono polemiche con l'arcivescovo Haas, molti cattolici zurighesi si disaffiliarono dalla chiesa. I recenti casi di pedofilia non sembrano invece avere avuto un particolare impatto sui cattolici romani in Svizzera. Nella chiesa riformata non si registrano scandali simili, ma si osserva un progressivo distacco delle persone. Si tratta spesso di giovani adulti di età compresa tra 30 e 40 anni che lasciano la chiesa in quanto essa non significa più nulla per loro. Anche in questo caso il cattolicesimo resiste meglio.

Come si spiega questa maggiore tenuta del cattolicesimo?
Credo che possa essere spiegata attraverso fattori come l'educazione. Spesso nel cattolicesimo romano l'educazione religiosa viene fatta a scuola o fuori dalla scuola. Molte persone la seguono, e ciò rafforza il legame con l'istituzione. Nei cantoni riformati l'insegnamento è tendenzialmente facoltativo, e dunque già in questa fase la chiesa perde molte persone. Spetta quindi ai genitori e alla chiesa essere più proattivi nel mantenere questo legame.

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Dalle statistiche relative al 2018, appena pubblicate, emerge anche un altro dato interessante: per la prima volta le "altre comunità cristiane" hanno subito una battuta d'arresto...
Sì, si nota un certo declino, ma non lo enfatizzerei. Ciò che noto è una sostanziale stabilizzazione delle "altre comunità cristiane" tra il 2010 e il 2020. Una stabilizzazione dovuta in primo luogo a una migrazione che cambia. Abbiamo visto l'effetto della migrazione dall'ex Jugoslavia e dai paesi dell'Est che ha portato in Svizzera molti ortodossi, ma anche dell'immigrazione dai paesi del Nord, con l'arrivo di persone di confessione luterana. Per quanto riguarda gli evangelici, un recente studio dei miei colleghi Jörg Stolz e Olivier Favre ha mostrato che il loro aumento, in Svizzera, è stato significativo soprattutto negli anni Ottanta, mentre in seguito c'è stata una stabilizzazione. Il fatto è che gli evangelici svizzeri "classici" - come i metodisti -, stanno perdendo slancio, mentre i carismatici non aumentano abbastanza rapidamente da compensare il cedimento dei primi.

Si può affermare che gli evangelici abbiano raggiunto il punto massimo della loro crescita?
È difficile fare dei pronostici perché basterebbe una grande migrazione proveniente dal Congo, dalla Nigeria o dal Brasile per avere di nuovo un picco di evangelici. Se prendiamo in esame soltanto la popolazione attualmente residente in Svizzera, penso che gli evangelici abbiano probabilmente raggiunto un certo limite.

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Un'ultima osservazione, sull'Islam: la modesta crescita di questa comunità sembra smentire le paure diffuse da certi ambienti...
Intorno alla crescita della popolazione musulmana in Svizzera aleggiano in effetti dei timori eccessivi. Guardando le cifre, dobbiamo comunque ricordare che esse tengono conto solo della popolazione permanente di età pari o superiore a 15 anni. Tuttavia, questo 5,3% della popolazione comprende - a differenza degli evangelici riformati e dei cattolici romani -, molti giovani genitori. Nei prossimi anni questo potrebbe portarci ad un aumento del numero di musulmani, non per arrivi o conversioni improvvisi, ma per semplici meccanismi demografici. (da ProtestInfo; trad. it. P. Tognina)