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Le chiese alle prese col virus

L'estendersi della diffusione del virus Covid19 impone anche alle chiese di adottare misure di prevenzione che modificano il loro normale funzionamento

in  cristianesimo , società

Le chiese alle prese col virus

(Paolo Tognina) A causa della propagazione del coronavirus in Svizzera e in seguito alla decisione del Consiglio federale di vietare le manifestazioni con oltre mille persone, la messa che si doveva celebrare questo pomeriggio nella cattedrale di Saint Pierre a Ginevra è stata rinviata.
Annullata anche la riunione del comitato centrale del Consiglio ecumenico delle chiese, prevista nella seconda metà di marzo, che avrebbe dovuto procedere alla nomina del nuovo segretario generale, in sostituzione dell'uscente Olav Fykse Tveit.
E mentre le chiese riformate cantonali e la Chiesa evangelica riformata in Svizzera adottano misure pratiche per contenere la propagazione del virus, i valdesi in Italia pubblicano una lettera pastorale "per non farci governare dalla paura".

La cattedrale di Ginevra

Le chiese alle prese col virus

Niente messa a Ginevra
La celebrazione di una messa cattolica nella cattedrale di Saint Pierre di Ginevra sarebbe stato “un evento storico”: la prima messa nella cattedrale da quando la città sul Lemano aderì alla Riforma, all'inizio del 16.esimo secolo. Era stata la parrocchia riformata di Saint Pierre, alla luce dei buoni rapporti ecumenici che caratterizzano oggi la convivenza tra le due comunità, a rivolgere l'invito ai cattolici ginevrini di celebrare una messa. Ma il Covid19 ha momentaneamente impedito la realizzazione del progetto, rinviato ora al 30 maggio.

Prudenza a Zurigo
Nessuna limitazione dei culti invece nel Grossmünster di Zurigo, ha annunciato il pastore Christoph Sigrist. Ma all'entrata della chiesa sono disponibili liquidi disinfettanti. "Prendiamo sul serio i rischi creati dal virus", ha detto Sigrist, "ma non vogliamo alimentare le paure". Il pastore ammette che molta gente è resa insicura. "Mi rendo conto, considerando gli incontri che faccio anche per strada, che molte persone hanno paura di non avere la situazione sotto controllo". Secondo Sigrist, è proprio in queste circostanze che la chiesa si dimostra un luogo dove trovare possibili risposte al senso di incertezza.

Applicare le norme igieniche

Le chiese alle prese col virus

Evitare le strette di mano
La cappellana d'ospedale Maria Borghi-Ziegler, protestante, attiva a Zurigo presso l'ospedale universitario, riferisce che nel corso delle visite non le capita spesso di parlare del coronavirus. La direzione dell'ospedale ha tuttavia diramato una specifica indicazione che vieta le strette di mano nel corso delle visite. E il culto domenicale in occasione della giornata del malato, previsto nella cappella dell'ospedale, è stato annullato.

Niente segno di pace tra i cattolici

Le chiese alle prese col virus

Non tralasciare la solidarietà
La Chiesa evangelica riformata in Svizzera afferma di voler affrontare "il pericolo costituito dal coronavirus con spirito fraterno di collaborazione" e invita tutte le chiese cantonali a seguire le indicazioni relative alle norme igieniche diramate dalle autorità. Inoltre segnala che le chiese potrebbero trovarsi in difficoltà se il virus, diffondendosi, costringesse a letto un numero elevato di collaboratrici e collaboratori. "Per questo motivo", precisa, "è opportuno allestire un piano per garantire la continuità dei servizi".

La moderatora Alessandra Trotta

Le chiese alle prese col virus

Oltre le misure tecniche
La Tavola Valdese, organo esecutivo della Chiesa evangelica valdese e metodista in Italia, presieduta dalla moderatora Alessandra Trotta, ha dal canto suo pubblicato una lettera contenente una riflessione pastorale. Si tratta di un invito, rivolto ai credenti, a non rinchiudersi in un individualismo ostile, ma a fare comunità intorno alla Parola di Dio. "Quando la paura ci governa emergono aspetti della nostra umanità che ci fanno assumere degli atteggiamenti che non corrispondono ai principi della nostra fede", si dice nel testo. "Desideriamo prendere sul serio quel senso di paura verso l’ignoto e il desiderio di poter fare qualcosa davanti al senso di impotenza che ci coglie davanti ad eventi che non governiamo e che ci paiono minacciosi. Al tempo stesso non possiamo dimenticare che in molti brani la Scrittura, soprattutto di fronte ad eventi minacciosi, ci chiede di fermarci, esaminare noi stessi, metterci in preghiera per non perdere il senso profondo delle cose che ci accadono e della nostra vita, della vocazione a cui siamo chiamati".

Olav Fykse Tveit

Le chiese alle prese col virus

Ecumene internazionale
A causa del diffondersi del coronavirus, il Consiglio ecumenico delle chiese CEC, il più grande organismo ecumenico mondiale, con sede a Ginevra, ha deciso di rinviare l'incontro del Comitato centrale previsto per il prossimo 18-24 marzo. L'incontro dei responsabili del CEC, provenienti da ogni parte del mondo, è stato rinviato al prossimo 18-25 agosto.
"La decisione è stata presa tenendo conto delle circostanze attuali, dei rischi diretti e indiretti a cui si esporrebbero i partecipanti", ha detto la moderatrice del CEC, Agnes Abuom.
Rinviato, di conseguenza, anche l'incontro del Comitato esecutivo del CEC che avrebbe dovuto nominare il nuovo segretario generale in sostituzione dell'uscente Olav Fykse Tveit. L'incarico sarà assunto, ad interim, a partire dal 1. aprile, dal reverendo Ioan Sauca. Il Comitato esecutivo dovrebbe riunirsi a Ginevra alla fine di giugno.

Chiesa in Corea del Sud

Le chiese alle prese col virus

Protestanti in Corea del Sud
Nella Corea del Sud, secondo Paese con il livello di contagi più alto dopo la Cina, le chiese protestanti sono alle prese con le necessità sanitarie provocate dall’emergenza da coronavirus, da un lato, e la volontà di mantenere viva la loro testimonianza, dall'altro.
Le autorità sanitarie sudcoreane hanno imposto di aumentare le distanze ed evitare gli “assembramenti di massa”. Indicazioni che pesano sulle attività della più grande delle chiese protestanti della Corea del Sud, la Yeouido Full Gospel Church di Seul, con i suoi 560.000 fedeli. La Yeouido è fortemente impegnata anche nel sostegno economico della città di Taegu, la quarta più grande del paese, che si trova a dover affrontare la maggior parte dei nuovi contagi, circa la metà collegati proprio ai fedeli di una chiesa cristiana.
Altre “mega-church” di Seoul, come la Kwanglim Methodist Church e la Sarang Community Church, con i loro 80.000 e 90.000 membri, prevedono di limitare o chiudere le proprie attività, mentre ha già chiuso tutte le sue attività la Myungsung Church di Seoul, una delle più grandi chiese presbiteriane (80.000 membri), dopo la conferma che erano risultati positivi un fedele e un pastore.