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Una maestra di ecumenismo

È morta a Mestre Maria Vingiani, fondatrice del Segretariato attività ecumeniche SAE

in  ecumenismo , cristianesimo , ebraismo

Una maestra di ecumenismo

(ve/pt) “Non c’è nessuno, né uomo né donna, che abbia contribuito tanto come Maria Vingiani alla nascita dell’ecumenismo in Italia. È lei che lo ha concepito, esattamente come si concepisce un figlio, lo si desidera, lo si fa nascere, lo si alleva amorevolmente, pazientemente e anche con una carica di amore unica, eccezionale, particolare". Con queste parole il teologo valdese Paolo Ricca ha ricordato, per l'agenzia NEV, la figura della fondatrice del Segretariato attività ecumeniche SAE.
"Lei è stata maestra di ecumenismo - ha proseguito Ricca -, non solo per la chiesa cattolica, per quello che la chiesa cattolica è riuscita ad assumere dell’ideale ecumenico [...], ma anche nella chiesa evangelica".

Maria Vingiani

Una maestra di ecumenismo

Maria Vingiani (1921-2020), veneziana, di famiglia meridionale, cresce a Venezia nella pluralità delle Chiese cristiane: greca ortodossa, valdese, metodista, luterana, anglicana attive entro il perimetro del centro storico della città lagunare. La divisione tra cattolici e protestanti fu oggetto della sua tesi di laurea, discussa all’Università di Padova nel 1947.
Nel dopoguerra si impegna in politica divenendo assessora alle Belle Arti; è in quegli anni che il suo impegno per l’ecumenismo troverà appoggio e forza nell’incontro con l’allora patriarca Roncalli, il futuro papa Giovanni XXIII.
Con il Concilio Vaticano II Vingiani si trasferirà a Roma e si dedicherà a tempo pieno alla sua ‘passione’ per l’ecumenismo fondando, all’inizio del 1963, il SAE, organismo che ha presieduto fino al 1996. A febbraio avrebbe compiuto 99 anni.

Maria Vingiani, il card. Carlo Maria Martini e il pastore Renzo Bertalot

Una maestra di ecumenismo

Una prospettiva cattolica
“Questa donna insieme ad altre donne e ad altri fratelli è tra coloro che hanno costruito e tessuto quella tela di relazioni che hanno fatto la storia dell’ecumenismo italiano e della Chiesa”, ha commentato per l'agenzia cattolica SIR don Giuliano Savina, direttore dell’Ufficio Cei per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso.
Savina ha ricordato anche l'impegno di Maria Vingiani a favore del dialogo tra cristiani ed ebrei. "Fu proprio lei - ha sottolineato -  a far incontrare papa Giovanni XXIII e lo storico ebreo Jules Isaac, suo amico da quando lui era andato a trovarla a Venezia. Un incontro che ha contribuito a dare forma alla Dichiarazione conciliare ‘Nostra Aetate’”.

Maria Vingiani, il pastore Renzo Bertalot e Simone Morandini

Una maestra di ecumenismo

Oltre le resistenze
"Se devo dire chi ha contribuito di più alla mia formazione ecumenica", ha dichiarato il teologo valdese Paolo Ricca, "devo menzionare da un lato l’esperienza fondamentale e indimenticabile del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC), in una cui commissione ho avuto il privilegio di lavorare per una quindicina di anni, ma poi lei. Considero Maria Vingiani la mia maestra di ecumenismo. È lei che mi ha aiutato a vincere le mie resistenze, perché tutti portiamo fatalmente con noi delle resistenze. Quindi ho nei suoi confronti, anche personalmente, una grande e indimenticabile gratitudine”.

Ecumenismo dei laici
Il pastore battista Luca Maria Negro, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia FCEI, ha aggiunto: “Maria Vingiani ci ha insegnato [...] che l’ecumenismo esige un grande rispetto per l’identità di tutti i partner nel dialogo, e per rispettarsi occorre conoscersi in maniera non superficiale; che esso si radica nel dialogo tra le chiese e l’ebraismo, che costituisce la nostra radice; che l’ecumenismo non può essere strumentalizzato da nessuna struttura ecclesiastica. Per questo volle fondare un movimento di ‘laici’ su cui nessuna chiesa potesse mettere il proprio ‘cappello’. Anche oggi, in un’Italia che ancora fatica ad aprirsi al dialogo ecumenico, il SAE, particolarmente con le sue Sessioni di formazione ecumenica (giunte alla 56esima edizione) rimane un’esperienza di un ecumenismo ‘laicale’ che molti ci invidiano, anche in paesi dove il dialogo ecumenico è ben più avanzato che in Italia”.