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Richiedenti sfruttate e indifese

In Svizzera i richiedenti l’asilo vittime della tratta di esseri umani hanno un accesso limitato alla protezione. Un progetto zurighese mira a cambiare la situazione

in  Svizzera , donne , diritti umani

Richiedenti sfruttate e indifese

(Heimito Nollé) La storia di Ayana (nome cambiato) è tipica delle vittime della tratta di esseri umani. All’inizio c’è solitamente una promessa. Nel caso di Ayana è stata un’amica nel suo paese d’origine, l’Etiopia, a offrirle un impiego in Europa. La giovane, che doveva tirare su un bambino e provvedere ai bisogni dei propri genitori, ha accettato.
Ayana ha raggiunto clandestinamente Milano in aereo. Lì ha trovato ad attenderla una brutta sorpresa. Gli uomini che l’hanno accolta l’hanno costretta a prostituirsi in strada. Il pretesto: doveva rimborsare il debito contratto per le spese di viaggio. Quando Ayana si è rifiutata l’hanno picchiata e stuprata. Alla fine è riuscita a fuggire in Svizzera.

Richiedenti sfruttate e indifese

La storia di sofferenza delle donne come Ayana non finisce dopo avere varcato il confine elvetico

Le vittime della tratta che cercano rifugio in Svizzera beneficiano infatti di una protezione limitata: la legge sull’aiuto alle vittime prevede un sostegno soltanto se il reato è stato commesso in Svizzera.

Svizzera inadempiente
La Svizzera agisce dunque in contrasto con la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla lotta contro la tratta degli esseri umani. Questa stabilisce che uno Stato deve proteggere adeguatamente tutte le vittime della tratta di esseri umani a prescindere dal paese in cui lo sfruttamento ha avuto luogo. La situazione è particolarmente difficile per le vittime arrivate in Svizzera passando per un paese firmatario dell’accordo di Dublino. Secondo quell'accordo rischiano il trasferimento verso il paese di prima accoglienza - e quindi c'è il pericolo che finiscano di nuovo nelle mani dei loro aguzzini.
L’unità zurighese del Servizio specializzato in materia di tratta e migrazione delle donne (FIZ) vuole eliminare questa situazione. L’organizzazione sostiene le persone che sono state sfruttate in Svizzera o all’estero.

Richiedenti sfruttate e indifese

Riparare un’ingiustizia
Finanziato dalle due Chiese cantonali di Zurigo [quella cattolica romana e quella evangelica riformata, ndr.], il FIZ ha lanciato un progetto che mira a garantire una protezione completa ai richiedenti l’asilo. Tra gli obiettivi c’è quello di colmare le lacune della legge sull’assistenza alle vittime. In futuro le vittime che sono state sfruttate all’estero e che sono oggetto di una procedura d’asilo in Svizzera avranno pienamente accesso alla protezione delle vittime.

Occorre garantire una protezione completa ai richiedenti l’asilo vittime della tratta di esseri umani

“Le donne sfruttate come Ayana sono spesso gravemente traumatizzate”, spiega Doro Winkler del FIZ. Hanno bisogno di adeguata protezione e di cure mediche e psicologiche. Tuttavia ciò può essere fatto soltanto in maniera incompleta fintanto che la loro procedura d’asilo è in corso. “Attualmente sono ancora molti gli ostacoli che le persone colpite trovano davanti a sé”, prosegue la portavoce. È già accaduto che le vittime siano state rinviate ancora prima di avere ricevuto l’assistenza necessaria.

Per una protezione integrale
L’unità specializzata esige quindi, tra l’altro, che le vittime della tratta di esseri umani in corso di procedura d’asilo beneficino della stessa protezione di cui godono le altre vittime. “Questa include, tra l’altro, un periodo di trenta giorni durante il quale la vittima può riprendersi e stabilizzarsi con l’aiuto di un sostegno specializzato”, afferma Doro Winkler.
La portavoce critica il fatto che il Consiglio federale dia la priorità alla procedura d’asilo invece di reagire in maniera appropriata alla violazione dei diritti umani. La procedura d’asilo accelerata, entrata in vigore lo scorso primo 1. marzo, rende ancora più difficile l’accoglienza delle persone interessate. “I tempi molto stretti rendono l’assistenza estremamente difficile”, ha denunciato Winkler. Un sostegno che si rivela complesso: “Le donne colpite hanno bisogno di tempo per stabilire un clima di fiducia e raccontare la propria storia”.

Richiedenti sfruttate e indifese

Le vittime hanno bisogno di adeguata protezione e di cure mediche e psicologiche

È inoltre importante chiarire la pericolosità della situazione e, per esempio, sapere se membri della famiglia sono minacciati nel paese d’origine. Nei casi che rientrano nel campo di applicazione dell’accordo di Dublino bisogna anche assicurarsi che le persone interessate non vengano di nuovo sfruttate immediatamente dopo la loro espulsione.

Cantoni dovrebbero pagare
In Svizzera i cantoni sono responsabili della protezione delle vittime. In futuro dovranno anche farsi carico dei costi dell’assistenza alle vittime nel settore dell’asilo. “Dobbiamo far fronte a due ostacoli. Da un lato la Confederazione gestisce la procedura d’asilo in maniera troppo rigida e dall’altro lato i cantoni non sono disposti a farsi carico dei costi dell’assistenza se il luogo dello sfruttamento è all’estero”, precisa Doro Winkler.
Nel caso dell’etiope Ayana l’unità specializzata è riuscita a trovare una sistemazione in uno dei propri rifugi. Ma è stato lo stesso FIZ a doverne sostenere i costi. “Alla nostra richiesta il cantone ha risposto che la donna avrebbe potuto anche restare nel centro di accoglienza per rifugiati”.

Richiedenti sfruttate e indifese

Nel 2018 il FIZ ha preso a carico 221 vittime della tratta di esseri umani

La Confederazione intende agire
Attualmente la Confederazione e i cantoni sono tuttavia alla ricerca di strumenti per adempiere i loro obblighi internazionali. Nell’ambito del piano d’azione nazionale contro la tratta di esseri umani la Confederazione intende anche migliorare la protezione delle vittime nel settore dell’asilo.
Anche la Conferenza dei direttori cantonali degli affari sociali sta studiando una soluzione. Da qui al 2022 dovranno essere elaborare strategie per aiutare meglio le vittime della tratta di esseri umani che vengono sfruttate all’estero. Ma per donne come Ayana, attualmente sottoposte alla procedura di Dublino, tali misure giungeranno probabilmente troppo tardi.

Il progetto
Nel 2018 il FIZ ha preso a carico 221 vittime della tratta di esseri umani. La maggior parte di esse sono donne che sono state sfruttate nel commercio del sesso. Molte di loro sono richiedenti l’asilo.
Il progetto “Protezione integrale delle vittime della tratta di esseri umani nel settore dell’asilo” mira a garantire a queste donne una protezione integrale in quanto vittime. Esse potrebbero allora beneficiare di una protezione giuridica, di un sostegno psicologico e medico, di un aiuto materiale e di una sistemazione sicura. Per meglio identificare le vittime l’unità specializzata offre una formazione agli operatori del settore dell’asilo. Cerca inoltre accordi di cooperazione con le autorità competenti. (da reformiert.; trad. it. G. M. Schmitt; adat. P. Tognina)