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Abiy Ahmed il riconciliatore

Il capo del governo etiope Abiy Ahmed è considerato un portatore di speranza in Africa. Tuttavia il politico, insignito del premio Nobel per la pace, incontra sempre più resistenze

in  Africa , politica

Abiy Ahmed il riconciliatore

Il primo ministro etiope Abiy Ahmed non perde tempo. Ha promesso la riconciliazione e l’ha ottenuta a tempo di record: dal giorno del suo insediamento, il 2 aprile 2018, ha fatto pace con l’ex acerrima nemica Eritrea, ha liberato migliaia di prigionieri politici e ha reso di nuovo legittimi partiti che erano stati banditi. Per queste ragioni gli è stato conferito il premio Nobel per la pace.

Tra i fronti
Abyi è nato il 15 agosto 1976 a Beshasha, una cittadina dell’Etiopia centrale. Suo padre, Ahmed Ali, era un musulmano appartenente all’etnia più numerosa del paese, gli oromo. La madre, Tezeta Wolde, era una cristiana ortodossa di etnia amhara, secondo gruppo etnico più numeroso dell’Etiopia. Quando Abiy dice di voler unire gruppi tra di loro ostili sa di che cosa parla.
Nel 1991 Abiy si unì al Partito democratico oromo, aderente al Fronte democratico rivoluzionario del popolo etiope (EPRDF) che rovesciò il brutale regime di Menghistu Hailé Mariàm. Abiy rimase in seguito nell’esercito e lavorò nello spionaggio.
Nel 1995, di stanza a Kigali come parte della missione dei caschi blu dell’ONU dopo il genocidio in Ruanda, si rese conto dove l’odio e la violenza possono portare. Ciononostante tra il 1998 e il 2000 combatté nella guerra con l’Eritrea. Il suo compito era quello di localizzare le postazioni nemiche.

Premio Nobel a Abiy Ahmed Ali

Abiy Ahmed il riconciliatore

Nomina sorprendente
La carriera di Abiy è stata fulminea. Nel 2008, dopo gli studi di informatica, contribuì a fondare l’agenzia di sicurezza della rete informatica etiope (INSA), che sorvegliava i cittadini per conto del governo del primo ministro Meles Zenawi. Nelle controverse elezioni del 2010, in cui l’opposizione ottenne soltanto due dei 547 seggi, entrò in Parlamento.
Otto anni dopo - morto l’eroe di guerra Zenawi e uscito di scena il suo sfortunato successore Hailé Mariàm Desalegn - Abiy riuscì ad accedere alla principale carica dello Stato. Nessuno fino all’ultimo aveva ritenuto possibile che la coalizione EPRDF, al potere dal 1997, avrebbe nominato un oromo ai vertici del governo.

Nel frattempo l’euforia ha ceduto il posto alla delusione, anche a motivo della crescente violenza nel paese

Pacificazione e violenza
La maggioranza del partito considerava Abiy in grado di porre fine ai disordini che turbavano la sua regione da quasi tre anni. Nell’immediato sembrò che ce l’avesse fatta e perciò fu acclamato, soprattutto dai giovani etiopi: in tutto il paese il ritratto di Abiy apparve su muri, autobus e magliette. Ma nel frattempo l’euforia ha ceduto il posto alla delusione, anche a motivo della crescente violenza nel paese.
L’Etiopia conta 105 milioni di abitanti. Secondo l’ONU l’anno scorso oltre un milione e mezzo di etiopi erano in fuga - un dato elevato che non si registrava da decenni. Nel frattempo, secondo informazioni del governo, la maggior parte di questi profughi ha fatto ritorno in patria.
Da quando è in carica, Abiy è sopravvissuto già a due attentati. Nell’esercito sono molti i militari che traevano benefici dal regime autoritario. Con la scoperta di scandali e corruzione e la destituzione di alcuni generali un tempo potenti Abiy si è procurato molti nemici.

Abiy Ahmed Ali, il discorso per il Nobel

Spettro della guerra civile
Ma anche chi ha tratto vantaggi dalle sue riforme si oppone a lui. Il generale Asaminew Tsige, che Abiy aveva fatto rilasciare dal carcere, ha tentato un colpo di Stato. Il Fronte di liberazione oromo, anch’esso riabilitato da Abiy, si è reso protagonista di pesanti scontri con la polizia. Inoltre parecchie regioni reclamano maggiore autonomia. In alcuni luoghi vengono persino addestrate truppe paramilitari. La paura cresce, lo Stato potrebbe precipitare nella guerra civile e sgretolarsi come un tempo la Jugoslavia.
A decidere il successo del percorso di riforme di Abiy sarà probabilmente anche il destino dei giovani delle zone rurali. Due terzi degli etiopi hanno meno di 25 anni e si stima che i disoccupati siano almeno 30 milioni. Il resto lavora spesso come bracciante a giornata nei campi o nel settore informale nelle città nonostante la formazione prevalentemente buona. Se la loro situazione non migliorerà a breve termine la "Abiymania" potrebbe presto diventare un mero ricordo. (epd; trad. it. G. M. Schmitt; adat. P. Tognina)