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La solidarietà è politica

Secondo Marina Carobbio, presidente del Consiglio nazionale, il concetto cristiano dell’amore per il prossimo non è altro che solidarietà messa in pratica. E quindi politica

in  Svizzera , intervista , politica

La solidarietà è politica

(Gaëlle Courtens) Le chiese sono autorizzate ad esprimersi sulle questioni politiche? Il messaggio evangelico non è esso stesso politico? Domande antiche, ma sempre nuove, che ritornano ciclicamente nel dibattito pubblico. Se ne è parlato a Berna, lo scorso 2 novembre, in occasione del consueto “Forum ecumenico autunnale” promosso, tra gli altri, dalle chiese riformate di Berna-Giura-Soletta e del Canton Zurigo, nonché della chiesa cattolica della regione bernese, con il titolo: “Chiesa. Potere. Politica”.

Marina Carobbio

La solidarietà è politica

Intervenendo all'inizio dei lavori, Marina Carobbio ha affermato che il principio cristiano dell’amore per il prossimo è “un concetto che si può tradurre con il termine ‘solidarietà’”.

Marina Carobbio, le chiese possono immischiarsi in politica?
Io penso che in generale, come altre organizzazioni che hanno un ruolo importante nel nostro paese, le chiese devono immischiarsi, devono portare la loro opinione, partecipare ai dibattiti politici. Questo non vuol dire però, che le chiese hanno più potere di altre organizzazioni.
Si tratta di una voce sicuramente importante, ma anche molto composita, perché ci sono varie chiese. L'importante è che queste chiese dicano la loro opinione senza volerla imporre. Nello stesso tempo le chiese svolgono anche un ruolo molto importante dal punto di vista sociale, solidale e di sostegno in luoghi dove magari lo Stato non interviene abbastanza. Penso alla questione dei migranti e rifugiati, penso ad altre situazioni di povertà che abbiamo anche in Svizzera.

Marina Carobbio

La solidarietà è politica

L’intervento delle chiese - come lei ha ricordato citando gli affidamenti coatti protrattisi fino al 1981 - non è stato sempre solo positivo. In Svizzera, in passato, proprio le chiese, insieme allo Stato, hanno avuto delle responsabilità per capitoli piuttosto bui...
Sì, ho voluto citare appunto il capitolo delle misure coercitive che hanno riguardato diverse decine di migliaia di giovani e bambini tolti alle loro famiglie e messi in istituto, spesso contro la volontà delle famiglie, ed evidentemente anche dei bambini e dei giovani stessi. Il Consiglio federale e il Parlamento hanno riconosciuto l’errore. Un errore che è stato fatto dallo Stato, ma che a suo tempo è stato fatto anche da istituzioni ecclesiastiche. Riconoscere gli errori deve permettere di evitare che errori simili possano ripetersi.

Ormai la Svizzera è plurale, sono presenti anche altre religioni ed è presente un cospicuo numero di non credenti. Quanto è importante aprire lo sguardo quando parliamo di chiesa e politica?
È molto importante. Ed è il motivo per cui penso che una religione non deve pretendere di avere la supremazia su un'altra. Con punti di vista differenti, con credenze diverse, assieme anche a chi non si identifica in una religione, bisogna portare avanti un lavoro comune: su alcuni punti tutti devono discutere e dialogare. Penso alla difesa delle persone più in difficoltà, penso al sostegno ai più poveri, penso alla solidarietà.

…ossia quel che nel linguaggio cristiano è l’amore per il prossimo. Possiamo dunque affermare che la solidarietà è politica? E che dunque le chiese agiscono politicamente?
Sì, la solidarietà è politica. Abbiamo tutti una responsabilità nel migliorare le situazioni, nel fare del bene verso gli altri.