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Il cristianesimo e l'ecologia

Il cristianesimo può offrire spunti per indurre l’essere umano a trasformare il suo rapporto con la natura e con gli animali? Sguardi incrociati tra scienza e teologia

in  ambiente , cristianesimo

Il cristianesimo e l'ecologia

(Laurence Villoz) Durante tutto il mese di settembre le chiese sono più “verdi”. In tutto il mondo celebrano infatti il “Tempo del Creato”, un periodo da dedicare alla riflessione sul valore della creazione e all’ecologia. Tuttavia il cristianesimo è stato spesso accusato di spingere l’umanità a dominare la natura. “Se vogliamo riacquistare credibilità di fronte all’ecologia dobbiamo riconoscere che nel cristianesimo vi sono elementi problematici”, afferma il sociologo ed ecoteologo Michel Maxime Egger.
Già nel 1967 lo storico americano Lynn White nel suo articolo “Le radici storiche della nostra crisi ecologica”, pubblicato sulla prestigiosa rivista “Science”, denunciava il ruolo svolto dal cristianesimo nel dominio dell’uomo sulla natura e sugli animali, portando così alla crisi ecologica. Un testo che ancora oggi suscita forti reazioni.

Il cristianesimo e l'ecologia

Un articolo controverso
“Quell'articolo ha sollevato alcuni interrogativi sul cristianesimo e ha promosso lo sviluppo di una teologia ecologica", avverte Michel Maxime Egger. "Riconosco la legittimità della critica, ma la complessità del soggetto richiede un approccio più articolato”, aggiunge il sociologo.
"Lynn White individuava una serie di elementi problematici nel rapporto del cristianesimo con la natura", dice Egger. A cominciare dall’antropocentrismo, derivante dall'incarnazione del divino in un essere umano. Inoltre l’affermazione di un Dio unico per lottare contro i paganesimi avrebbe prodotto una dissacrazione della natura. Senza contare il discorso sulla fine dei tempi che porrebbe tutto l'accento sull’aldilà. Per quanto riguarda il patriarcato, ampiamente presente nella Bibbia, anch’esso andrebbe in direzione del dominio sulla natura. “C’è un parallelo molto forte tra l’oppressione della donna e quella della natura. Quando la donna è ridotta al suo ruolo di riproduttrice e viene identificata con la natura, finisce per essere svalutata”, aggiunge il sociologo.

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Lettura riduttiva della Genesi
Professore emerito alla Facoltà di geoscienze e dell’ambiente dell’Università di Losanna, Dominique Bourg sottolinea che “il dominio dell’essere umano sulla natura deriva da una certa interpretazione del libro della Genesi.
Ora, l’avvento della fisica classica, che sfocia nell’idea di un controllo del mondo naturale concepito come pura materia, concorda con il modo in cui si è finito per interpretare la Genesi: conservando soltanto il versetto 26 del primo capitolo”. In quel noto passaggio del testo biblico si legge: “E Dio disse: Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra”.

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Fratellanza con tutta la terra
“È sbagliato considerare soltanto queste poche righe", osserva Michel Maxime Egger. “Diversi versetti della Genesi descrivono un rapporto completamente diverso con gli animali e con la natura. L’essere umano viene creato con argilla presa dal suolo, lo stesso giorno in cui furono creati gli animali (Genesi 2, 7) e ciò implica una comune appartenenza, un’interdipendenza e quindi una compassione con tutta la natura; l’essere umano è un giardiniere che si prende cura della Terra (Genesi 2, 15); o ancora la fratellanza verso tutta la creazione come fondamento etico che può essere esteso alle alterità non umane (Genesi 4, 10)”.

L’essere umano è un giardiniere che si prende cura della Terra

“Il cristianesimo è sempre stato ambivalente", sottolinea il teologo e biologo Otto Schaefer. "Nel XIII secolo, ad esempio, san Francesco introdusse un ideale di povertà in cui gli animali sono creature di Dio allo stesso titolo degli esseri umani”. E Schaefer aggiunge: “Le prime organizzazioni nazionali di protezione degli animali sono state fondate da pastori evangelici che si sono ispirati al posto dato agli animali nell’Antico Testamento”. E il pastore e premio Nobel per la pace nel 1953, Albert Schweitzer, si è battuto strenuamente per i diritti degli animali.

Albert Schweitzer

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Cambiare spiritualità
Ma ora, mentre la crisi ecologica è sulla bocca di tutti, come possiamo cambiare il nostro rapporto con la natura e con gli animali? “Tutte le azioni ecologiche che la società può compiere sono necessarie, ma non bastano. C’è bisogno anche di una trasformazione del sistema di valori. E per questo ci vuole una dimensione spirituale in senso lato, poiché è importante poter ancorare tali cambiamenti nel profondo dell’essere”, spiega Michel Maxime Egger, che promuove l’ecospiritualità nell’ambito del "laboratorio di transizione interiore" presso l'organismo protestante svizzero Pane per tutti.

Pellegrinaggio sul ghiacciaio (Segni dei Tempi RSI)

Sta emergendo un nuovo modo di percepire il rapporto con la natura

Nel suo libro “Une nouvelle Terre”, Dominique Bourg dà alla spiritualità due significati che sono intimamente legati: “In primo luogo si tratta del modo in cui una società percepisce la natura, la sua relazione con ciò che la circonda. Il secondo significato concerne il modo di realizzare la nostra umanità. Per la società occidentale realizzare la propria umanità equivale a ottenere il successo materiale nella vita, avere beni da lasciare in eredità ai propri figli”. Il cambiamento del comportamento umano può quindi aver luogo soltanto se la società modifica la sua percezione del mondo che la circonda. “Sta per emergere un nuovo modo di percepire il rapporto con la natura. Anche il cristianesimo segue questa tendenza a rinaturalizzarsi”, spiega Dominique Bourg.

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“Non è troppo tardi per agire, ma non sarà possibile evitare un certo numero di crolli legati ai cambiamenti climatici e all’erosione della biodiversità, con l’aumento del livello dei mari, dei problemi agricoli, delle difficoltà sanitarie e altro ancora. Trasformare il nostro modo di essere non impedirà questi crolli, ma preparerà le basi per il futuro. Dobbiamo compiere scelte radicali, ma è ancora possibile”, conclude Michel Maxime Egger. (ProtestInfo; trad. it. G. M. Schmitt; adat. P. Tognina)