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Parlamenti ostili verso le religioni?

In Svizzera l’Unione Democratica di Centro UDC è il motore principale del dibattito politico sulla religione

in  Svizzera , politica , religioni

Parlamenti ostili verso le religioni?

(Barbara Ludwig) Un vento ostile soffia nei Parlamenti cantonali svizzeri contro le chiese cristiane. La situazione non è migliore per quanto concerne l’islam. Lo rivela un nuovo studio che ha esaminato un totale di 140 interventi parlamentari in 15 cantoni.
Gli interventi parlamentari in materia di religione fanno emergere quali sono le preoccupazioni dei politici, scrivono gli autori del nuovo studio dell’Istituto di diritto religioso dell’Università di Friburgo. La ricerca, realizzata da Max Ammann e René Pahud de Mortanges, prende in considerazione soltanto il livello cantonale, dal momento che la Costituzione stabilisce che a essere competenti per la regolamentazione dei rapporti tra Stato e Chiesa, in Svizzera, sono i cantoni.

Parlamenti ostili verso le religioni?

Islam e cristianesimo nel mirino
I ricercatori dell'Università di Friburgo hanno esaminato un totale di 140 interventi parlamentari presentati tra gennaio 2010 e maggio 2018 in 15 cantoni. Ogni intervento è stato classificato in base alla religione di cui si occupava principalmente.
Una panoramica quantitativa mostra che gli interventi parlamentari vertono nella maggior parte dei casi sull’islam e sulle chiese cristiane. Altre comunità religiose o sette sono state oggetto di interventi parlamentari “soltanto sporadicamente”, si legge nello studio intitolato “Religione nell’arena politica”. Ottantuno interventi parlamentari (circa il 60%) riguardano l’islam mentre quarantadue (il 30%) il cristianesimo.

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L’attività dell'UDC
Le iniziative parlamentari sono di politici appartenenti a 16 partiti diversi. Oltre due terzi delle proposte sono tuttavia da attribuirsi ai quattro partiti rappresentati in Consiglio federale.
I più attivi sono stati i rappresentanti dell’UDC, tanto per le iniziative sull’islam (33 su 81) quanto per quelle sul cristianesimo (10 su 42). “L’UDC è quindi senza dubbio il motore principale del dibattito politico sulla religione. La sua attenzione è chiaramente rivolta in primo luogo all’islam, al centro di ben 33 dei 48 interventi parlamentari presentati”, si legge nello studio.

L’analisi del contenuto
Gli autori hanno anche esaminato quali argomenti sono stati trattati negli interventi sul cristianesimo e in quelli sull’islam. Secondo Ammann e Pahud de Mortanges in quelli sul cristianesimo domina chiaramente il tema del finanziamento delle chiese, imposta ecclesiastica inclusa. Sono però affiorati più volte anche temi come la neutralità religiosa dello Stato, le feste e l’insegnamento della religione.

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Lo status giuridico e sociale delle chiese è spesso rimesso in discussione

Le chiese sotto pressione
Le chiese non hanno di che rallegrarsi: “Da parte dei politici soffia contro di loro un vento ‘secolare’ sempre più forte", sottolineano i ricercatori. "Soltanto di rado i legislativi cantonali, almeno negli interventi parlamentari, difendono le chiese”. Lo status giuridico e sociale delle chiese viene “spesso messo sotto pressione”. Ciò è vero in particolare nel campo delle finanze. “Le mozioni lasciano supporre che la pressione sul sostegno finanziario delle Chiese da parte dei cantoni e sull’imposta ecclesiastica delle persone giuridiche continuerà e ciò non soltanto da parte dei liberi pensatori, che si considerano laicisti convinti”.

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Secondo gli autori la tolleranza sempre minore nei confronti dei privilegi ecclesiastici e delle regolamentazioni speciali si osserva anche in altri campi. Per esempio quando in Ticino viene criticato il fatto che prima di aprire un procedimento penale contro un sacerdote viene informato il vescovo. Oppure quando viene messo in discussione il divieto di ballo e di altre manifestazioni in occasione delle festività maggiori.

Cristianesimo e “cultura occidentale”
Oltre agli interventi parlamentari che mettono sotto pressione il cristianesimo e le chiese, gli autori dello studio hanno identificato anche interventi che intendono invece preservare la presenza di simboli cristiani nello spazio pubblico. “Il cristianesimo del quale vengono prese le difese in quei casi rappresenta in forma alquanto confusa la cultura occidentale e i valori dell’Occidente, che devono essere tutelati a fronte dell’accresciuta presenza di migranti non cristiani e/o di militanti del libero pensiero”.

Saida Keller Messahli, una vita tra due mondi (Segni dei Tempi RSI La1)

Diffidenza nei confronti dell'islam
Nel caso dell’islam, “la più discussa delle comunità religiose all’interno dell’arena politica”, gli autori hanno individuato cinque temi chiave: divieto di dissimulazione del volto e codici di abbigliamento, riconoscimento pubblico, istituzioni islamiche, un dibattito sui valori così come radicalizzazione e terrorismo.
La richiesta di un divieto di mascheramento viene di norma argomentata con la violazione da parte di chi indossa il burqa di “valori locali fondamentali”, scrivono Ammann e Pahud de Mortanges. Per quanto riguarda le istituzioni islamiche il tono degli interventi è “costantemente critico”.

Gli interventi parlamentari analizzati riguardavano tra l’altro cimiteri, asili nido, centri culturali e sale di culto

Il timore ricorrente dei politici è quello di “un’infiltrazione di fondamentalisti religiosi, sia uomini sia donne, e/o la creazione di una società parallela”.

Discussione su due livelli
Gran parte degli interventi sono “molto critici nei confronti dell’islam”, osservano infine i due esperti. La discussione si svolge su due livelli diversi. “Il primo complesso di argomenti intende chiarire se l’islam debba essere integrato nel sistema di diritto costituzionale della religione esistente o come questo debba essere adattato”. In altre parole, se i cantoni debbano riconoscere le comunità religiose islamiche come enti di diritto pubblico.
Una seconda discussione ruota intorno alla questione relativa a “ciò che i musulmani in Svizzera possono o non possono fare richiamandosi alla libertà di religione”. Qui ricompare ancora una volta la cultura occidentale. Perché: “Come criterio politico […] non viene assunta la tutela costituzionalmente garantita dall’articolo 15 della Costituzione federale (articolo che garantisce la libertà di religione, n.d.r.), quanto invece una cosiddetta cultura locale occidentale”.

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No a società parallele
Secondo Ammann e Pahud de Mortanges sono riscontrabili negli interventi parlamentari due diverse agende politiche, due differenti atteggiamenti nei confronti delle comunità religiose. Da un lato “un approccio politico offensivo teso allo smantellamento, che esercita pressione sulle chiese riconosciute e sui loro privilegi”. E dall’altro lato un “approccio politico tendenzialmente difensivo, incline alla conservazione e ostile nei confronti delle nuove comunità religiose non cristiane e in particolare dell’islam”. Entrambi gli approcci rappresentano reazioni a differenti sviluppi sociali, scrivono i ricercatori: da un lato alla secolarizzazione e dall'altro alla pluralizzazione religiosa. (da kath.ch; trad. it. G. M. Schmitt; adat. P. Tognina)

René Pahud de Mortanges

Parlamenti ostili verso le religioni?

Max Ammann / René Pahud de Mortanges, Religion in der politischen Arena. Eine Auswertung parlamentarischer Vorstösse auf kantonaler Ebene, Studie des Instituts für Religionsrechts, Universität Freiburg, Rechtswissenschaftliche Fakultät, April 2019. (Max Ammann / René Pahud de Mortanges, Religione nell’arena politica. Un’analisi degli interventi parlamentari a livello cantonale. Studio dell’Istituto di diritto religioso dell’Università di Friburgo, Facoltà di giurisprudenza, aprile 2019)