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Non dimenticare i morti di frontiera

A Berna e Zurigo le chiese danno voce ai 35'597 migranti morti nel tentativo di raggiungere l'Europa

in  migrazione , protestantesimo , Svizzera

Non dimenticare i morti di frontiera

(gc) In occasione della Giornata nazionale del rifugiato, il 15 e 16 giugno, a Berna e Zurigo, verranno scanditi i nomi dei migranti morti, dal 1993 a oggi, nel tentativo di raggiungere l'Europa. I nomi di uomini, donne e bambini saranno accompagnati da una breve frase sulle circostanze della loro morte. Promotrici dell’iniziativa intitolata “Chiamare per nome” sono la “Heiliggeistkirche” di Berna e la “Citykirche Offener St. Jakob” di Zurigo.

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Fare memoria
“È triste e scandaloso”: questo il commento della "Heiliggeistkirche" di Berna che chiama a fare memoria, basandosi sulla lista della rete UNITED for Intercultural Action, che dal 1993 ha raccolto i nomi e le storie di 35'597 persone che hanno perso la vita sulle rotte migratorie verso il Vecchio Continente.

Non dimenticare i morti di frontiera

“Trovato morto a sud di Malta a bordo di un’imbarcazione in difficoltà”, si dice di un profugo il cui corpo è stato raccolto nel Mediterraneo. “Soffocato in una cella frigorifera di un TIR nei pressi di Zuwarah, Libia”, è il commento che accompagna un altro nome. “Investito da un'auto sulla E40 nei pressi di Mannekesvere, Belgio, nel tentativo di attraversare l’autostrada verso la Francia”, e ancora “Annegato, rinvenuto da pescatori intrappolato in una rete vicino a El Sarchal, Spagna”. Sono alcune delle circostanze in cui, sulle frontiere europee, muoiono persone in cerca di una vita migliore.

Non dimenticare i morti di frontiera

Vie di fuga sicure
Dal 1980 l’Organizzazione svizzera di aiuto ai rifugiati (OSAR) promuove, il 15 giugno, la Giornata nazionale del rifugiato. Lo scopo è quello di sensibilizzare la popolazione per le questioni che riguardano rifugiati, migranti e richiedenti l’asilo. Il tema della campagna OSAR 2019 è “Vie di fuga legali salvano vite”. Si tratta di facilitare l’ingresso in Svizzera a persone vulnerabili bisognose di protezione internazionale attraverso visti umanitari o programmi di ricollocazione.

Video della campagna (realizzato da S. Esposito e P. Tognina)

Una richiesta lanciata l’anno scorso con una petizione congiuntamente dall’OSAR e dalla HEKS (Aiuto delle chiese evangeliche svizzere), ha raccolto in poche settimane 38'000 firme, consegnata il 28 giugno 2018 al Consiglio federale.

La lettura dei nomi, a Berna

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