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Per la parità delle donne

Circa mille persone appoggiano le riforme per promuovere la parità delle donne nella Chiesa

in  cattolicesimo , Svizzera

Per la parità delle donne

(kath.ch) Alla fine di marzo, con il titolo “Ne abbiamo abbastanza!”, sette teologhe e teologi cattolici hanno avanzato la richiesta di ampie riforme per la parità delle donne nella Chiesa cattolica. Un migliaio le firme a sostegno della petizione rivolta ai vescovi svizzeri.
A metà giugno i sette teologi e teologhe saranno ricevuti per un colloquio dal vescovo di Basilea Felix Gmür, attualmente presidente della Conferenza dei vescovi svizzeri, e dal suo vicario generale Markus Thürig. A fine marzo, con il titolo “Ne abbiamo abbastanza!”, hanno presentato ai vescovi svizzeri 20 richieste, sostenute da un migliaio di firme.

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Più sostegno del previsto
“Non pensavamo di riuscire a raccogliere tante firme e soprattutto di persone attive nella Chiesa cattolica”, ha confidato Jacqueline Keune, tra i promotori del catalogo di richieste. “Le persone vogliono - finalmente - un’altra chiesa o una chiesa diversa e non attendere cambiamenti ancora per decenni”, scrive la teologa e scrittrice svizzera a kath.ch.

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Nomi importanti
Nell’elenco dei nomi si trovano personalità importanti, tra cui Simone Curau-Aepli, presidente dell’Unione svizzera delle donne cattoliche, la suora Ingrid Grave, Odilo Noti, ex responsabile del settore comunicazione e marketing di Caritas Svizzera, e Sepp Riedener, pioniere del lavoro di strada della Chiesa a Lucerna.

Le persone non vogliono attendere ancora decenni prima di vedere dei cambiamenti

Oltre alle tante persone attive nell’ambito dell’assistenza spirituale ci sono anche rappresentanti del mondo accademico come Leo Karrer, professore emerito di teologia pastorale, Walter Kirchschläger, già professore di esegesi del Nuovo Testamento, Max Küchler, anche lui professore emerito di Nuovo Testamento, e Udo Rauchfleisch, professore emerito di psicologia.

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Molte firme svizzere
La maggioranza delle persone che appoggiano le richieste risiedono in Svizzera. Nell’elenco dei sostenitori figurano però anche persone provenienti dall’estero, in particolare dalla Germania e dall’Austria. Stando a quanto riferito da Keune, l’elenco dei nomi dovrebbe essere prossimamente pubblicato, con un testo di accompagnamento nel quale si fa riferimento alla particolare responsabilità dei vescovi per la vita della Chiesa.

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Nessuna nuova ordinazione
Le richieste di Jacqueline Keune, Marie-Theres Beeler, Angela Büchel Sladkovic, Nico Derksen, Monika Hungerbühler, Elke Kreiselmeyer e Felix Senn sono di vasta portata. Tra le altre cose chiedono che il diritto canonico sia rivisto per quanto riguarda la parità dei diritti. Inoltre i vescovi svizzeri dovrebbero, “nonostante le direttive provenienti da Roma”, seguire la propria coscienza e assumersi le proprie responsabilità applicando soluzioni a livello regionale.

Dalla palestra all'altare (Segni dei Tempi RSI La1)

Inoltre nessun uomo dovrà essere ordinato al sacerdozio o alla diaconia finché l’accesso a questi uffici non sarà garantito anche alle donne. Tra l’altro i vescovi svizzeri devono anche prendere le distanze dalle dichiarazioni di Roma che sminuiscono o persino criminalizzano le donne. Al punto numero 19, i sette teologi e teologhe chiedono che entro due anni i vescovi svizzeri “avviino un processo di riforma anche con altri vescovi e diano primi segnali incoraggianti”.
L’impulso a presentare le richieste è stato dato a novembre dall'uscita contemporanea dalla Chiesa cattolica di sei donne molto conosciute nella Svizzera tedesca. (trad. it. G. M. Schmitt; adat. P. Tognina)