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1989: la profezia di Basilea

L’attualità delle proposte scaturite 30 anni fa dalla Prima Assemblea ecumenica europea. Intervista al teologo evangelico valdese Paolo Ricca

in  ecumenismo , cristianesimo , società

1989: la profezia di Basilea

(Gaëlle Courtens) 30 anni fa, il documento finale della prima Assemblea ecumenica europea, svoltasi nel mese di maggio a Basilea, invitava alla conversione a Dio e al cambiamento del modo di pensare e degli stili di vita.

Una 'prima' ecumenica
Convocata congiuntamente dalla Conferenza delle chiese europee (KEK) e dal Consiglio delle conferenze episcopali europee (CCEE), l’Assemblea di Basilea riuniva per la prima volta delegati cattolici, ortodossi, evangelici, anglicani e vetero-cattolici di tutta Europa, est e ovest. I segretari generali delle rispettive organizzazioni-ombrello, Jean Fischer per la KEK e Ivo Fürer per la CCEE, spiegarono così l’intento di questa convocazione: “L’Assemblea si propone la ricerca di una risposta della fede cristiana alla crisi globale che minaccia la sopravvivenza dell’umanità e della natura”.

Basilea, il Reno e la cattedrale

1989: la profezia di Basilea

Invito al cambiamento
Al termine della storica Assemblea, i delegati votarono - con più del 95% dei consensi - un documento finale in cui chiedevano una conversione a favore della solidarietà e dei diritti umani, contro il razzismo e l’antisemitismo. E ancora: no al militarismo e sì al disarmo. Mettevano in guardia dalla separazione dei compiti di donne e uomini nella chiesa e nella società. Dall’Assemblea di Basilea partì anche un accorato appello per la salvaguardia del creato. Temi più attuali che mai, il cui denominatore comune è la giustizia. Non a caso il motto dell'incontro era: “Pace nella giustizia”, ispirato al Salmo 85: “Giustizia e pace si abbracceranno”.

Paolo Ricca

1989: la profezia di Basilea

Una tappa profetica
Tra i partecipanti ai lavori assembleari di Basilea c’era anche il teologo e pastore valdese italiano Paolo Ricca. “Il movimento ecumenico è sempre stato qualche metro o chilometro più avanti del livello raggiunto da qualunque chiesa che lo compone, e ha dunque avuto una funzione di traino”, ha dichiarato a Voce Evangelica. Impegnato nel movimento ecumenico sin dagli anni ’60, Ricca non ha mai avuto dubbi sulla necessità del dialogo tra cristiani. Lo abbiamo intervistato.

Paolo Ricca, si può dire che le dichiarazioni finali di quest’assemblea erano profetiche?
Si può senz’altro dire, lo è ancora perché abbiamo ancora oggi un problema di giustizia non realizzata, e questo da tutti i punti di vista. Quindi è una profezia di cui abbiamo ancora bisogno. E anche le chiese ne hanno bisogno.

Abbiamo ancora oggi un problema di giustizia non realizzata

1989: la profezia di Basilea

Quelle di Basilea erano delle prese di posizione coraggiose. Insieme si è più coraggiosi?
Sì, perché c'è anche meno responsabilità. Cioè, si può dire di più, si è più liberi. Quando invece hai la responsabilità di una chiesa, allora sei più prudente. È comprensibile. Le responsabilità istituzionali sono maggiori quando ciò che tu dici - come papa, come sinodo, come vescovo, ecc. - ha una ricaduta in termini di effettiva applicazione. Invece nel movimento ecumenico è tutto discorso, discorso autorevole, ma non vincolante.

Seppure non vincolanti, le linee guida scaturite dall’Assemblea ecumenica di Basilea, segnarono un prima e un dopo sul cammino ecumenico?
Era giusta la presunzione di Basilea di costituire un novum assoluto dopo più di mille anni di separazione e isolamento, e quindi è stata effettivamente una grande esperienza. C'era gioia, c'era entusiasmo, convinzione che quello fosse l'inizio di un lungo cammino attraverso il quale l'Europa - nella quale si sono create le grandi divisioni del cristianesimo, quella tra cristianità orientale e occidentale e poi all'interno della cristianità latina la divisione tra cattolicesimo e protestantesimo - diventasse la terra dell'unità. Il luogo, cioè, in cui si ricostruiva quella unità perduta.

Marcia ecumenica a Basilea 1989

1989: la profezia di Basilea

Nel maggio del 1989 l’Europa era divisa non solo da un punto di vista confessionale, ma anche geopolitico...
Sì. Nessuno ci credeva, devo dire, alla possibilità che la cortina di ferro cadesse. Questo però valorizza ancora di più l'incontro delle chiese d'Europa est e ovest a Basilea, proprio perché non era affatto previsto e prevedibile che in qualche maniera l'Europa ridiventasse unita di lì a poco. Il fatto che le chiese, senza saperlo, anticipavano quello che poi sarebbe accaduto anche sul piano politico con la caduta del muro di Berlino, rende l'incontro di Basilea ancora più significativo proprio perché avveniva in controtendenza rispetto a quella che sembrava essere il destino permanente per il prossimo futuro dell'Europa, un'Europa divisa.

1989: la profezia di Basilea

Di assemblee ecumeniche ce ne sono state tre in tutto: dopo Basilea, ce ne fu una seconda a Graz in Austria nel 1997, e, successivamente nel 2007, una a Sibiu in Romania, con l'intento specifico di spostarsi verso l'est europeo. Perché nessuno si è preoccupato ad oggi di organizzare una quarta assemblea ecumenica europea?
Non saprei. Può darsi che sia questo uno dei tanti sintomi di un rallentamento di questo tipo di ecumenismo, quello delle grandi assemblee. Vediamo che da un lato c'è una centralizzazione fatale, in particolare nel cattolicesimo romano attraverso la figura del papa, che rende non così essenziali queste assemblee continentali, e dall'altro cresce l'ecumenismo cosiddetto di base, cioè il fatto che si incontrano a livello locale i cristiani di diverse confessioni in diversi contesti, per diversi motivi. Ecco. Crescono i vertici, cresce la base, quello che sta in mezzo entra in ombra.

Sarebbero ancora necessari, oggi, momenti di incontro e scontro, di discussione, come quelli?
Certo. Abbiamo molto bisogno e soprattutto dobbiamo avere anche molta gratitudine proprio perché siamo stati sollecitati. La funzione del movimento ecumenico è stata sempre sollecitare, andare avanti, ma nel senso evangelico della parola: avvicinarsi a una maggiore coerenza cristiana, a una maggiore incidenza e a una percezione dei nodi, dei problemi che si pongono per l'evangelizzazione, per l'annuncio della buona novella, perché in fin dei conti è quello il compito di tutta la cristianità.

Acrobati sopra i tetti di Basilea

1989: la profezia di Basilea

Chiese in diretta, rubrica radiofonica di informazione religiosa della RSI, ha dedicato la puntata di domenica 19 maggio alla Prima Assemblea ecumenica europea di Basilea del 1989. Con interventi di Moreno Bernasconi, Stephen Brown e Paolo Ricca.