La comunità

Quale comunità vuoi visualizzare?

Corridoi umanitari subito

Appello congiunto della Federazione delle chiese evangeliche in Italia e della Comunità di Sant'Egidio

in  migrazione , Europa

Corridoi umanitari subito

(Luisa Nitti) “Di fronte alle notizie allarmanti che arrivano dalla Libia, con migliaia di profughi esposti a ricatti, torture e violenza militare, non possiamo restare fermi a guardare”. Con questa dichiarazione congiunta, la Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) e la Comunità di Sant’Egidio chiedono al governo italiano di farsi capofila di un grande corridoio umanitario, per consentire a 50.000 profughi di arrivare in Europa, nell’arco di due anni, in modo sicuro e legale.

Corridoi umanitari subito

Pratica virtuosa
I tempi sono maturi per aprire un corridoio umanitario europeo, affermano i due enti religiosi, la cui proposta nasce da una esperienza già realizzata sul campo negli ultimi due anni. Il meccanismo ipotizzato, infatti, è analogo a quello adottato per i “corridoi umanitari” che si stanno realizzando sulla base di un protocollo tra la Federazione delle chiese evangeliche in Italia, la Comunità di Sant’Egidio, la Tavola valdese e i ministeri italiani dell’Interno e degli Esteri. Una pratica che in Italia ha già consentito a 1600 profughi di entrare nel paese.

Paolo Naso (al centro)

Corridoi umanitari subito

“Siamo fiduciosi che questa pratica virtuosa si possa espandere - spiega Paolo Naso, Coordinatore del Programma “Mediterranean Hope”, della Federazione delle chiese evangeliche in Italia. Tuttavia la nostra proposta oggi diventa di tipo strategico - prosegue -. Dalla pura e semplice buona pratica, bisogna passare alla messa in struttura politica di quello che abbiamo realizzato”.

Corridoi umanitari subito

Paesi volonterosi
Che in Europa le resistenze in tema di politiche di immigrazione siano forti, è per Paolo Naso un dato di fatto con cui fare i conti. D’altronde, aggiunge, “non si tratterebbe di un progetto europeo in senso stretto, perché mettere insieme 27 paesi è di fatto impossibile. Si tratta invece - secondo Paolo Naso - di tenere insieme alcuni paesi volenterosi, che potrebbero farsi carico di una quota rilevante. Teniamo presente che se il tetto sono cinquantamila persone e individuiamo dieci paesi volenterosi, parliamo di quote di cinquemila unità: effettivamente un'inezia rispetto alla capacità di assorbimento di paesi come l'Italia, la Germania, o l'Olanda”.

Alternativa solidale
La proposta di apertura di corridoi umanitari europei va nella direzione di un forte contrasto al traffico di esseri umani, costituendo un’alternativa solida per chi medita di affidarsi ai trafficanti del mare. Naturalmente un progetto come quello dei corridoi umanitari - che prevede non solo l’arrivo, ma l’accoglienza e l’integrazione per i rifugiati - non sarebbe possibile senza il sostegno determinante della società civile.

Corridoi umanitari subito

Contro il traffico di esseri umani
“Noi stessi - spiega ancora Paolo Naso - partiamo come espressione della società civile: le chiese evangeliche in Italia e la comunità di Sant'Egidio sono realtà piccole, che però sono riuscite a fare una proposta sostenibile, per altro finanziandola di tasca propria; ma soprattutto, mettendo mano al loro eccezionale patrimonio di risorse umane. Noi non avremmo potuto fare quello che abbiamo fatto senza il sostegno di gente delle chiese, volontari, associazioni, piccoli gruppi che hanno effettivamente interpretato il corridoio umanitario non come una politica di emigrazione, ma come una politica di accoglienza e di integrazione”.

Corridoi umanitari dal Libano (Segni dei Tempi RSI La1)

Una richiesta corale
La sollecitazione al governo italiano da parte di FCEI e Comunità di Sant’Egidio, affinché si faccia capofila del progetto dei corridoi umanitari europei, arriva anche dopo le recenti prese di posizione di varie chiese cristiane in Europa e del Consiglio ecumenico delle Chiese. Anche papa Francesco ha citato nelle ultime settimane la necessità di potenziare le vie sicure per i profughi verso l’Europa.