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Multinazionali profitti e trasparenza

Le multinazionali prediligono i tribunali zambiani per evitare le sanzioni della giustizia europea

in  Africa , diritti umani , sviluppo

Multinazionali profitti e trasparenza

(Alliance Sud) La visita del ministro svizzero degli affari esteri Ignazio Cassis alla miniera di Mopani, proprietà di Glencore, ha suscitato reazioni critiche in Svizzera. E in Zambia? Alliance Sud lo ha chiesto all’economista Mtwalo Msoni, coordinatore nazionale dell’ONG Publish What You Pay e co-autore di vari studi sul tema.

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Mtwalo Msoni, che reazioni ha suscitato in Zambia la visita del ministro degli esteri svizzero Ignazio Cassis?
La maggior parte delle persone hanno a malapena notato la visita di un alto funzionario svizzero in Zambia; hanno ben altri problemi. I media hanno riportato in poche parole l’incontro di Cassis con i membri del governo nella capitale Lusaka solo perché lo Zambia e la Svizzera hanno firmato un accordo sui trasporti aerei.

Qual è secondo lei l’importanza dell'estrazione mineraria nel suo Paese?
Il settore minerario zambiano è stato progressivamente privatizzato dal 1991 al 2000. Da allora, lo Zambia è il perfetto esempio di un Paese affetto dalla "maledizione delle materie prime". L’estrazione mineraria rappresenta il 73% dei proventi da esportazione e costituisce la spina dorsale dell’economia del Paese. Ma tale ricchezza non apporta alcun beneficio alla popolazione, le condizioni di vita non hanno registrato cambiamenti significativi e i gettiti fiscali non consentono al governo d’investire nelle infrastrutture.

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Gli utili realizzati dalle società di materie prime in Zambia si conoscono solo in parte e, praticamente, non sono tassati. La legge fiscale applicabile alle aziende minerarie è stata modificata sette volte nell’ultimo decennio. Si è trattato di fatto di un tentativo di abbandonare l’imposizione incentrata sul profitto e passare a un’imposizione dei pagamenti dei canoni concordati. Ma le società minerarie non erano d’accordo e hanno minacciato di licenziare i lavoratori e di ridurre i loro investimenti.

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Glencore non si stanca mai di sottolineare quanto abbia investito nella miniera di Mopani...
Secondo noi la miniera di rame di Mopani, a Mufulira, mostra in maniera esemplare come questo tipo di attività mineraria provochi più problemi che benefici. La popolazione del quartiere di Kankoyo, situato nelle immediate vicinanze della miniera, è confrontata da decenni con un inquinamento dell’aria inaccettabile, contaminazione del suolo e problemi irrisolti di crollo degli edifici. In seguito alla privatizzazione, Glencore ha potuto acquistare un gran numero di terreni e registrarli come sue proprietà. Oggi è l’impresa a decidere cosa può esservi ancora coltivato o costruito.

Cosa possono fare le ONG locali?
Non molto in fin dei conti. Secondo i rapporti dell’Iniziativa per la trasparenza nelle industrie estrattive (ITIE) a cui facciamo riferimento, sembra che né le autorità locali né la società mineraria forniscano alla popolazione i servizi che sarebbero tenute a fornire. Mopani tuttavia è conosciuta per il mancato rispetto dei suoi obblighi nei confronti della comunità.

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C’è almeno un dibattito politico sul ruolo di Glencore?
Ci si chiede se e come la quota del governo nelle miniere potrebbe essere nuovamente accresciuta affinché l’estrazione mineraria alimenti maggiormente le casse statali. Ma questa opportunità è andata persa con la privatizzazione del settore. Al momento gruppi di riflessione come l’"Economics Association of Zambia" consigliano apertamente al governo di nazionalizzare il settore.

Le ONG non sono le sole a pensare che le cose non possono andare avanti così: pure il ministro responsabile delle miniere si è recentemente lamentato che se il rame zambiano genera ricavi da 6 a 8 miliardi di dollari all’anno, allo Stato rimangono appena 300-600 milioni. La Camera delle miniere e i gabinetti dei consigli fiscali da parte loro sostengono che le miniere chiuderebbero se venissero imposti altri modelli fiscali.

In Svizzera, un’ampia coalizione di ONG ha lanciato un’iniziativa popolare che mira a regolamentare la responsabilità delle imprese in materia di rispetto dei diritti umani. Ne è giunta voce alle élite zambiane?
No, non siamo quasi al corrente di questa lotta politica in Svizzera. Naturalmente le leggi economiche e in materia di diritti umani che in fin dei conti proteggono le popolazioni nei Paesi dove sono consentiti investimenti sono benvenute.

Mtwalo Mnsoni

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È fondamentale che le imprese possano essere chiamate a rispondere nel loro Paese d’origine agli impatti delle loro pratiche commerciali nei Paesi destinatari, poiché il nostro sistema giuridico è vulnerabile alla corruzione.

Non per nulla la società mineraria britannica Vedanda Resources a Londra ha chiesto mediante domanda giudiziale che la denuncia di una comunità locale concernente le emissioni inquinanti della miniera di rame di Konkola non sia trattata nel Regno Unito, ma in Zambia. (intervista di Daniel Hitzig; trad. it. Nina Nembrini, Alliance Sud Lugano)