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Svizzeri senza religione?

Il paesaggio religioso svizzero è in evoluzione: più di un quarto della popolazione non aderisce ad alcuna confessione religiosa

in  religioni , cristianesimo , Svizzera

Svizzeri senza religione?

(Luisa Nitti) La Chiesa cattolica romana e le Chiese evangeliche riformate in Svizzera condividono la tendenza al calo. Insieme comunque continuano a rappresentare il 60% della popolazione del paese. Sono questi i dati più aggiornati sulla religione in Svizzera, diffusi dall’Ufficio federale di statistica.

Fenomeno complesso
Religiosità in calo, quindi? Sì e no, potremmo rispondere, perché sebbene il 26 per cento della popolazione - e la percentuale sale di anno in anno - dica di essere “senza religione”, nel contempo oltre il 50% delle persone interpellate nelle statistiche continua ad affermare che la religione ha un ruolo importante in alcuni momenti chiave della vita. Una contraddizione, forse, visto il calo progressivo dei numeri, che mostra però come le chiese abbiano davanti nuove e diverse sfide.

Religione e mobilità
Secondo Urs Winter, che lavora per l’Istituto di Sociologia pastorale di San Gallo, "queste cifre vanno lette principalmente in relazione con la modernizzazione e con l’individualismo che caratterizza la nostra società. Ma le ragioni di questo dato risiedono anche nella fine di una certa idea tradizionale dell’esistenza: oggi è richiesto a tutti noi di plasmare le nostre vite per realizzare gli obiettivi che intendiamo darci".

Svizzeri senza religione?

Secondo l'esperto, "i cambiamenti sono enormi e riguardano, ad esempio, la questione della mobilità: non necessariamente le persone lavorano nello stesso luogo in cui sono cresciute e si sono formate. Per tutti questi motivi il legame con i valori tradizionali tende a diminuire e non è più forte come in passato". A diminuire è anche l’adesione alla fede e alle comunità religiose, intese in senso tradizionale.

Nuove opportunità?
Una società in mutamento, quindi, in cui aderire a una fede religiosa tradizionale è una scelta non più scontata, come in passato. Il progressivo calo delle adesioni va di pari passo naturalmente con il calo dei battesimi, che nelle chiese riformate sono scesi del 50% in 25 anni. Un segnale non incoraggiante, ci sarebbe da dire. Ma il teologo riformato Christoph Müller, professore emerito di teologia pratica all’Università di Berna, legge questo dato in modo divergente. Affermando che il calo dei battesimi può costituire una nuova opportunità per le chiese. Per ripartire. Per ridare corpo e significato a quell’importante rito. Per renderlo più vicino alla vita delle famiglie, più personale e concreto.

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Donne e spiritualità
Dalle statistiche si desume un altro dato interessante: le donne sono più sensibili alla spiritualità rispetto agli uomini, e la esprimono ad esempio attraverso la pratica della preghiera. "Le donne esprimono la loro religiosità e spiritualità in modo più marcato rispetto agli uomini", commenta ancora Urs Widmer. "Non è facile spiegare questo dato, ma ci sono certamente alcuni indizi chiari da tenere in considerazione. Nella nostra società, ancora oggi sono saldamente nelle mani delle donne alcuni ambiti della vita legati all’affettività e alla vita emotiva: l‘educazione dei bambini, ad esempio, o la cura delle persone malate. Inoltre si deve considerare che lo stesso cristianesimo, con la sua tradizione della misericordia e della carità, ha legato storicamente la donna a questa immagine e questo ruolo. Dunque, come studioso di fenomeni sociologici, posso ben comprendere che ancora oggi le stesse donne si sentano più vicine ai sentimenti religiosi di quanto non accada agli uomini".

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Religioni in crisi
Non solo le chiese cristiane, dicono le statistiche, ma anche le moschee restano oggi sempre più vuote. Secondo le cifre dell’Ufficio di statistica, i musulmani sono coloro che partecipano meno assiduamente ai riti della propria fede. Forse oggi è più difficile vivere in comunione con altri fedeli i momenti di ritualità, che per definizione sarebbero collettivi? "Viviamo in un mondo che è altamente individualistico", afferma Urs Widmer, "in cui ogni persona deve trovare la propria strada. Ognuno di noi si trova di fronte a una seria scelta personale: decidere quali siano i valori più importanti per la propria esistenza, quali mete raggiungere, sotto il profilo lavorativo e privato. Questo comporta anche che ognuno è chiamato a trovare la propria strada individualmente, e ciò accade anche rispetto ai valori religiosi. Ciascuno deve definire per se stesso che cosa sia veramente importante e questo processo personale riguarda allo stesso modo anche le domande poste dalla religione".