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Donne, violenza e religioni

Nasce a Bologna l’”Osservatorio interreligioso contro le violenze sulle donne”

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Donne, violenza e religioni

(Gaëlle Courtens) “Favorire la consapevolezza che le violenze contro le donne non sono un problema emergenziale ma strutturale, attinente non solo all’etica ma anche alla teologia e all’insegnamento delle religioni”: è questo uno degli scopi dell’”Osservatorio interreligioso contro le violenze sulle donne” che verrà inaugurato il prossimo 14 marzo a Bologna. L’inedito progetto nasce dalla volontà di 23 donne - cristiane di diverse confessioni, ebree, musulmane, buddiste e induiste - su impulso della femminista cattolica e saggista Paola Cavallari, che lo ha promosso nell’ambito del Segretariato Attività Ecumeniche (SAE).

Paola Cavallari

Donne, violenza e religioni

Dare un taglio al silenzio
L’”Osservatorio” vuole in prima istanza essere una realtà tesa ad incoraggiare le donne a prendere la parola. “Lo scopo di fondo - spiega Cavallari a voceevangelica.ch - è quello di far sì che le donne si sentano sostenute, si sentano circondate da relazioni e quindi possano avere fiducia. Uno dei grandi problemi è quello della sfiducia che le donne hanno, di non esser credute e sostenute: questo significa che non solo si riceve una violenza, una umiliazione, una sopraffazione ma non si è riconosciute nel momento in cui si trova il coraggio di pronunciarla, e questo è gravissimo. Il nostro Osservatorio vuole essere un luogo dove ci sia riconoscimento e sostegno”.
Un luogo aperto agli uomini, perché la violenza riguarda tutti e tutte, donne e uomini, come viene sottolineato nell’appello.

Aprire ad altre comunità
Paola Cavallari si è ispirata a quella che è stata una pietra miliare sul fronte della presa di coscienza da parte delle chiese italiane, e cioè: l’”Appello ecumenico delle chiese cristiane contro la violenza sulle donne” sottoscritto nel 2015 da una decina di rappresentanti di chiese in Italia. “Abbiamo pensato che non ci si potesse fermare ai confini dell'ecumenismo perché il tema della discriminazione delle donne nelle religioni è trasversale”, aggiunge Cavallari, che enfatizza la scelta di parlare di “violenze” - al plurale - perché “c’è una molteplicità di violenze. Non si finirà mai di nominarle tutte, da quelle più eclatanti che sono quelle fisiche, a quelle economiche e antropologiche, senza dimenticare l’esclusione delle donne nelle chiese”.

"Religieuses abusées, l'autre scandale de l'Église"

Una questione di giustizia
L’osservatorio intende portare avanti la lotta alle discriminazioni di genere interne alle tradizioni religiose. Le donne che compongono il comitato promotore dell’Osservatorio sanno di essere appena all’inizio di quello che si annuncia un lungo percorso. La questione dell’eguaglianza è ancora una chimera in molte comunità di fede. Ma il progetto vuole essere di stimolo non solo alle varie tradizioni religiose, ma anche alle istituzioni e agli enti locali, dice Cavallari. L’idea è che possano “recepire questa nostra esigenza di giustizia, perché questa è sete di giustizia”.