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La casa comune brucia

Kurt Zaugg (Oeku): “Le manifestazioni dei giovani per il clima sono un’occasione per le chiese svizzere ancora troppo caute”

in  ambiente , società

La casa comune brucia

(Gaëlle Courtens) Non basta più parlare di cambiamento climatico, è ora di decretare lo stato di emergenza climatica. È questo l’appello che arriva dal movimento dei giovani per il clima e che si sta espandendo a macchia d’olio.
Da settimane in numerose città svizzere e in tutta Europa - soprattutto in Belgio e Germania, ma anche in Australia e Canada - ispirati dalla giovane attivista svedese Greta Thunberg, decine di migliaia di ragazzi e ragazze marinano la scuola e scendono in strada per dire ai loro governi che non c’è un pianeta B. Rivendicano il loro diritto al futuro e chiedono di fare presto.
Ne abbiamo parlato con Kurt Zaugg, direttore dell'Ufficio ecumenico Chiesa e Ambiente (Oeku), che guarda con interesse a questo movimento.

Kurt Zaugg, avrebbe mai creduto possibile una tale mobilitazione da parte dei più giovani?
Sono positivamente sorpreso, non si era ancora mai visto che non solo nella società, ma soprattutto da parte delle giovani generazioni ci sia un tale richiamo a favore della difesa dell’ambiente. Le loro rivendicazioni sono anche le nostre, e le portiamo avanti da più di 10 anni nell’”Alleanza per il clima”, di cui l’Oeku è membro. Quello che diciamo è esattamente questo: è ora di agire! Ed ecco che all’improvviso ci sostiene un ampio movimento di giovani! Per noi una gran bella notizia!

La casa comune brucia

Io stesso ho partecipato insieme a mia figlia all’ultimo “sciopero per il clima” a Berna. Posso solo sostenerli. C’è veramente urgenza di agire: se guardiamo al 2030-2050, sarà esattamente questa la generazione che sarà nel pieno della sua vita adulta in quegli anni, e vogliono poter avere un’esistenza. Hanno ragione a rivendicarla.

Da ormai più di 30 anni le chiese hanno a cuore il tema della Salvaguardia del creato, una preoccupazione che va di pari passo con il tema della giustizia e della pace. Lo stesso Ufficio ecumenico Chiesa e Ambiente (Oeku) esiste dal 1986. Di fronte alle richieste delle generazioni future, qual è il ruolo delle chiese?
Certo, la salvaguardia del creato è senza dubbio un tema, ma le chiese, quando si tratta di chiedere misure concrete, di mettere in campo rivendicazioni e non solo parole condivisibili, sono generalmente molto timide. È vero che in occasione della recente Conferenza internazionale sul clima COP24 svoltasi a Katowice in Polonia le chiese svizzere hanno scritto una lettera all’allora ministra dell’ambiente Doris Leuthard, ma anche in questo caso, non è che ci fossero rivendicazioni concrete.

In questo quadro le comunità locali hanno un ruolo da svolgere?
Hanno la possibilità di sostenere attivamente i gruppi giovanili delle loro comunità. Anche accompagnandoli agli scioperi per il clima, o proponendo di suonare le campane per chiedere la giustizia climatica, o ancora, di organizzare insieme ai giovani un culto o una messa specialmente dedicata.

Kurt Zaugg-Ott, direttore dell'Ufficio Chiesa e Ambiente OeKU

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Cosa si augura nel prossimo futuro?
Intanto il movimento di questi ragazzi va maneggiato con cura e deve ancora allargarsi. Dobbiamo chiedere il coinvolgimento a tutti i settori della società. In Svizzera va finalmente introdotta una legge seria sulla riduzione delle emissioni di gas serra, e per quanto riguarda l’appello all’emergenza climatica, non basta chiederlo solo in Svizzera, va fatto a livello globale. Anche per questo sono contento che il movimento sia internazionale.