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Niente soldi alle chiese?

Ai liberi pensatori non va giù che le chiese ricevano soldi dallo Stato. Ma a beneficiarne in un modo o nell’altro è l’intera società, controbattono le due maggiori chiese cantonali riformate

in  cristianesimo , società , Svizzera

Niente soldi alle chiese?

(Marius Schären) Le chiese ricevono molti soldi dallo Stato. Le due maggiori chiese della Svizzera, la riformata e la cattolica romana, ricevono insieme circa 440 milioni di franchi all’anno. Questo è almeno l’importo calcolato di recente dalla “Neue Zürcher Zeitung”. Attraverso le imposte sulle imprese e i contributi diretti dei cantoni pagano quindi anche persone che non appartengono a una chiesa cantonale.
Questo non sta bene ai liberi pensatori. Andreas Kyriacou, presidente dell‘Associazione svizzera dei liberi pensatori, ha detto all’NZZ che oggi non è più giustificabile che le chiese ricevano centinaia di milioni “così, senza motivo”. Per i servizi che lo Stato non può o non vuole fornire dovrebbe essere bandito un concorso aperto a tutti. E il fatto che parte delle imposte sulle imprese vadano alle chiese è “un’assurdità giuridica”.

Il parere del Tribunale federale
La discussione ripresa dalla NZZ è stata già condotta in modo approfondito dalla politica. Nel 2014, per esempio, l‘elettorato zurighese aveva “espresso un chiaro sì” al contributo delle imposte sulle imprese, controbatte Nicolas Mori, responsabile della comunicazione della Chiesa riformata del Canton Zurigo. “Inoltre la pratica è sostenuta dal Tribunale federale e non può quindi essere ritenuta un’assurdità giuridica”.

Niente soldi alle chiese?

Si tende poi spesso a dimenticare che sono soltanto le società di capitali a pagare l’imposta di culto, quindi imprese i cui proprietari non garantiscono con il proprio patrimonio privato. E secondo il Tribunale federale una tale azienda non può insistere sulla libertà religiosa, poiché non può avere alcuna fede”, afferma Mori.
Anche Hans Martin Schaer, della più grande chiesa riformata cantonale, quella di Berna-Giura-Soletta (Refbejuso), respinge le critiche all’imposta sulle imprese per le chiese. Il responsabile della comunicazione argomenta che questo denaro non può essere utilizzato per scopi di culto. Tale destinazione vincolata sarà in vigore per la Refbejuso dal 2020 con la revisione della legge civile ecclesiastica. Attualmente la condizione è formulata ancora in modo positivo con la dicitura “a favore di attività sociali”. Anche i riformati zurighesi fanno valere la destinazione vincolata.

Niente soldi alle chiese?

Molte offerte per tutti
Entrambi i portavoce ecclesiastici fanno notare inoltre che molte offerte delle chiese sono aperte a tutti. E per questo il denaro pubblico fluisce verso molte altre istituzioni. “Nel canton Zurigo, per esempio, anche le comunità ebraiche riconosciute ricevono contributi per i costi. E lo Stato sovvenziona attività di interesse pubblico pure in altri settori, per esempio in ambito sportivo”, afferma Nicolas Mori.
Secondo Hans Martin Schaer per lo Stato sarebbe più costoso bandire concorsi pubblici per le prestazioni vantaggiose per tutti attualmente fornite dalle chiese: “Il modello dei contratti di prestazione comporta enormi costi amministrativi e una ridotta sicurezza di pianificazione. Ciò vincola forze che vengono poi a mancare là dove sono effettivamente necessarie: nella fornitura di servizi per l’intera società nell’interesse della popolazione”.

Al servizio della società
Non bisogna dimenticare le attività di volontariato svolte dalle chiese. “Lo studio Ecoplan sul rapporto tra Stato e Chiesa nel canton Berna ne quantifica il volume in oltre un milione di ore lavorative all’anno”, afferma Schaer. E Nicolas Mori sottolinea l’apporto a Zurigo dell’equivalente di oltre 5 milioni di franchi di attività di volontariato rilevanti per l’intera società. Lo documenta uno studio del 2017. “Non credo che ci sia qualcuno in grado di competere o che ne abbia l’interesse”, sostiene il responsabile della comunicazione dei riformati zurighesi. (da reformiert.ch; trad. it. G. M. Schmitt)