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Accogliere profughi in Svizzera

L’ente di aiuto umanitario delle Chiese evangeliche in Svizzera HEKS chiede ulteriori agevolazioni umanitarie per i rifugiati e per le persone ammesse provvisoriamente

in  migrazione

Accogliere profughi in Svizzera

(Paolo Tognina) Lo scorso novembre, il Consiglio federale ha proposto che la Svizzera accolga, nel 2019, altri 800 rifugiati siriani particolarmente vulnerabili e, inoltre, che ogni due anni venga approvato un programma di accoglienza per 1500-2000 profughi bisognosi di protezione.
Commentando questa decisione, il direttore dell'ente di aiuto delle chiese evangeliche in Svizzera HEKS, Peter Merz, ha dichiarato che "la proposta del Consiglio federale indica nella giusta direzione, tuttavia è insufficiente a fronte del perdurare della crisi globale dei rifugiati".
In tutto il mondo ci sono oggi oltre 68 milioni di persone in fuga. Secondo l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati UNHCR circa 1,2 milioni di queste dovrebbero essere incluse in un programma di reinsediamento in un paese terzo sicuro (resettlement).

Peter Merz, direttore HEKS

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Vie sicure e legali
Secondo Peter Merz, la proposta del Consiglio federale costituisce una reazione alle richieste della petizione per “vie sicure e legali per i profughi”, lanciata dall’Aiuto delle Chiese evangeliche svizzere HEKS insieme con l’Organizzazione svizzera per l'aiuto ai rifugiati OSAR. La petizione ha raccolto oltre 38.000 firme ed è stata consegnata, a fine giugno dello scorso anno, al governo federale. "La Svizzera, con la sua lunga tradizione umanitaria", ha sostenuto Peter Merz, "ha una responsabilità particolare e può offrire protezione a un numero di profughi ben maggiore rispetto a quanto proposto dal Consiglio federale”.

Proprio per i profughi siriani è attualmente praticamente impossibile avere accesso a una procedura d’asilo equa in uno Stato europeo. Migliaia di loro vengono invece detenuti in condizioni catastrofiche in campi di internamento in Libia, dove subiscono le peggiori violazioni dei diritti umani. “Con un ulteriore aumento delle quote possiamo contribuire ad affrancare questi profughi particolarmente vulnerabili dalla loro condizione insostenibile e offrire loro protezione e nuove prospettive per il futuro in Svizzera”, ha affermato il direttore di HEKS.

Concessione di visti umanitari
Nel corso della recente sessione invernale delle camere federali, sono state presentate due mozioni parlamentari, inoltrate da altrettante deputate, riguardanti il tema dell'accoglienza di profughi in Svizzera. La consigliera nazionale Rosmarie Quadranti (PBD, ZH), autrice di una prima mozione, ha proposto l'introduzione di agevolazioni relative alla concessione di visti umanitari. "Un visto umanitario", ha specificato la deputata zurighese, "dev'essere richiesto personalmente presso una rappresentanza svizzera ed è uno strumento flessibile per integrare in modo rapido ed economico i programmi di reinsediamento".

Rosmarie Quadranti

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"Purtroppo la regola del paese terzo impedisce l’applicazione razionale di questo strumento", ha precisato Quadranti, “perché non riconosce due fatti: da un lato le persone che nel proprio paese d’origine rischiano la vita sono spesso costrette a fuggire in un paese terzo, mentre dall’altro alto nei loro paesi, martoriati dalla guerra, spesso non c’è più alcuna rappresentanza svizzera. Diventa così impossibile per persone la cui vita è a rischio richiedere un visto sul posto. Il Consiglio federale deve perciò allentare i criteri per l‘ottenimento del visto umanitario, consentendo ai profughi su cui incombe una minaccia di morte di richiedere un visto di questo tipo anche da paesi terzi”.

Ricongiungimenti familiari
La seconda mozione presentata durante la sessione invernale delle camere riguarda invece la questione dei ricongiungimenti familiari. Molti profughi che raggiungono la Svizzera per vie pericolose sono infatti stati separati dai propri familiari nel corso del viaggio. Attualmente i rifugiati la cui richiesta d'asilo è stata riconosciuta possono far venire la propria famiglia in Svizzera, mentre le persone che sono state ammesse provvisoriamente possono far venire in Svizzera il coniuge e i figli sotto i 18 anni al più presto dopo tre anni.

Lisa Mazzone

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Secondo la consigliera nazionale Lisa Mazzone (Verdi, GE) tale situazione lede il diritto alla famiglia sancito dalla Costituzione federale. Inoltre, ha sottolineato la deputata ginevrina, “il ricongiungimento familiare per quelle persone è reso ulteriormente difficile da grossi ostacoli finanziari”. Con il suo intervento, Lisa Mazzone ha perciò anche chiesto al Consiglio federale di adeguare i criteri finanziari relativi al ricongiungimento familiare per le persone ammesse provvisoriamente in modo tale che il diritto alla vita familiare venga garantito anche ai profughi in cerca di lavoro e a quelli con un reddito basso.

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Svizzera modello esemplare
Il direttore di HEKS, Peter Merz, ha commentato con favore gli interventi delle due parlamentari e ha ravvisato in essi un chiaro sostegno alle richieste già trasmesse al Consiglio federale con la petizione “vie sicure e legali per i profughi”, depositata lo scorso mese di giugno. “Spero che in questo modo riusciremo a migliorare in maniera decisiva la situazione dei profughi e delle persone ammesse provvisoriamente. Sarebbe un segnale importante che la Svizzera è disposta anche in futuro ad adempiere la sua funzione di modello esemplare”.