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Quale rapporto tra chiesa e politica

Il rapporto tra Stato di diritto e comunità di fede e la richiesta di relegare le religioni nella sfera privata

in  cristianesimo , politica

Quale rapporto tra chiesa e politica

(Stephan Jütte) Lo Stato ideologicamente neutro è una reazione politica al pluralismo religioso e ideologico della nostra società. La Costituzione svizzera garantisce positivamente la libertà di credo e di coscienza (art. 15), garantendo la libertà di scelta e di professione delle proprie convinzioni filosofiche così come il diritto di aderire a una comunità religiosa (par. 1-3). E assicura la libertà religiosa negativamente: “Nessuno può essere costretto ad aderire a una comunità religiosa o a farne parte, nonché a compiere un atto religioso o a seguire un insegnamento religioso” (par. 4).

Stato ideologicamente neutro
Lo Stato di diritto, laico, ideologicamente neutrale, non bandisce in alcun modo le religioni dalla sfera pubblica e da quella politica per relegarle a quella privata, bensì tutela il diritto al libero esercizio della pratica religiosa e il diritto a non far parte di comunità religiose, di non compiere determinati atti religiosi e di non seguire insegnamenti religiosi. La scelta di partecipare a un rito, di far parte di una comunità religiosa o di rivolgersi a una determinata dottrina religiosa deve pertanto essere libera e in questo senso è privata. In una certa misura l’accordo è questo: le religioni possono agire nella sfera pubblica a condizione che non costringano nessuno ad aderirvi mediante il consenso o la pratica.

Forse non esiste alcuna politica cristiana. Ma sicuramente non esiste cristianesimo che non sia anche politico

La cancelliera Merkel e il vescovo luterano Bedford-Strohm

Quale rapporto tra chiesa e politica

Separazione tra Chiesa e Stato
In Svizzera, però, non c’è una completa separazione tra Chiesa e Stato. L’articolo 72 della Costituzione federale stabilisce che il disciplinamento dei rapporti tra Chiesa e Stato compete ai Cantoni. Nella maggior parte dei Cantoni - non a Neuchâtel e a Ginevra - ciò ha portato al sistema delle Chiese cantonali. A certe comunità ecclesiali viene riconosciuto lo statuto di enti di diritto pubblico. Nella maggior parte dei casi i Cantoni organizzano i rapporti con le grandi - la grandezza viene valutata sulla base del numero dei membri, della rilevanza storica o di entrambi i fattori - comunità religiose in modo collaborativo. In questo modo differiscono tanto dal laicismo francese, che attua una separazione radicale tra le comunità religiose e lo Stato, quanto dalla moderata interpretazione statale della separazione tra le comunità religiose e lo Stato negli USA. La Francia si focalizza sulla garanzia negativa e gli USA sulla garanzia positiva della libertà religiosa.

Il pastore Sieber e la sindaca di Zurigo, Corinne Mauch

Quale rapporto tra chiesa e politica

Le religioni possono agire nella sfera pubblica a condizione che non costringano nessuno ad aderirvi mediante il consenso o la pratica

La maggior parte dei Cantoni in Svizzera riconoscono certe comunità religiose come partner e concepiscono la configurazione culturale della convivenza come parte della funzione pubblica. L’articolo 7 della Costituzione del Canton Zurigo stabilisce al riguardo: “Il Cantone e i Comuni creano condizioni propizie al dialogo tra le culture, le diverse concezioni filosofiche e le religioni”. La cooperazione con gli enti ecclesiastici include ad esempio persino le norme sulla competenza e la procedura di nomina delle pastore e dei pastori e la durata della loro funzione (art. 130, 3) e assoggetta le Chiese cantonali all’alta vigilanza del Cantone (art. 130, 5).

Cristianesimo e politica
Ci sono anche motivi teologici che rendono inaccettabile l’esclusione dei cristiani dalla vita pubblica. Cristiane e cristiani non sono chiamati soltanto a pregare nell’intimità della propria cameretta, ma anche al discepolato e all’annuncio del Vangelo nel mondo. Concepiscono il potere temporale come uno strumento conferito da Dio, non intendono trasformare l’ordine temporale in uno Stato teocratico, ma non pensano neppure a una pura autonomia della politica rispetto al Regno di Dio. La fede crede che sotto qualsiasi sistema politico la voce di Dio possa raggiungere le persone, e nel contempo crede che nessun potere sfugga alle attenzioni di Dio verso gli esseri umani.

Karl Barth

Quale rapporto tra chiesa e politica

Il teologo protestante basilese Karl Barth ha perciò inteso la “comunità cristiana” nella “società civile” come un’esistenza esemplare che - più per quello che è che per quello che dice - si mostra solidale con il mondo e, allo stesso tempo, indica il fondamento creduto di questo mondo. Non come un partito che si differenzia dagli altri partiti, bensì prendendo posizione e testimoniando del Regno di Dio, che trascende la nostra meschinità e la nostra paura. Cristiane e cristiani non si oppongono quindi all’UDC, al PS o all’economia, bensì testimoniano del valore degli esseri umani al di là della nostra opinione maggioritaria, al di là del suo valore economico, celebrano il mondo come creazione e sperano, insieme a coloro che patiscono l’ingiustizia, che l'ingiustizia non avrà l’ultima parola. Forse non esiste alcuna politica cristiana. Ma sicuramente non esiste cristianesimo che non sia anche politico.

Quale rapporto tra chiesa e politica

Giudizio sul mondo
Come cristiano non so come si presenti la scheda elettorale di Dio. Ho solo una speranza, che il suo regno venga e che prima o poi la sua volontà sia fatta. Molto di ciò che è accaduto nella storia e di ciò che oggi leggiamo sui giornali non posso attribuirlo alla volontà di Dio. Ma ancor meno posso, alla luce di ciò, rapportare la mia speranza soltanto a me stesso o a un mondo futuro.
Helmut Schmidt aveva probabilmente ragione quando affermò che con il Sermone sul monte - pronunciato da Gesù - non si può fare politica. Ma forse il Vangelo e altre tradizioni religiose offrono aiuto per liberarsi dalla gabbia della propria paura di perdere beni, status o agiatezza. Spero non facendoci spaventare ancora di più per conseguenze persino peggiori ed eterne, ma piuttosto inserendo in un contesto più ampio ciò che facciamo nella nostra miope meschinità, facendoci ricordare, in ogni nostra ponderazione delle scelte e degli obiettivi, l’assoluto che permette a noi tutti di vivere. (da Diesseits; trad. it. G. M. Schmitt; adat. P. Tognina)