La comunità

Quale comunità vuoi visualizzare?

Donne e ministeri nelle chiese

Un recente studio mostra che il numero di donne tra i ministri di culto delle principali Chiese cristiane americane è più che raddoppiato

in  America , donne , protestantesimo

Donne e ministeri nelle chiese

(Adelle M. Banks) Il numero di donne tra i ministri di culto delle Chiese cristiane americane è raddoppiato e persino triplicato negli ultimi vent’anni. Lo rivela un nuovo studio pubblicato a ottobre. “Mi ha sorpreso il tasso di incremento registrato in vent’anni”, constata l’autrice dello studio, Eileen Campbell-Reed, docente associata al Seminario teologico battista a Nashville, nel Tennessee. “Si sente spesso dire che il numero di donne nei ministeri è fermo al palo, che nulla è veramente cambiato. Ma è vero il contrario”.

Costante aumento
Secondo lo studio le due tradizioni con la più alta percentuale di donne tra i loro ministri sono l’Associazione universalista unitariana (Unitarian Universalist Association, UUA) e la Chiesa unita di Cristo (United Church of Christ, UCC). Nel 2017 il 57% dei ministri dell’UUA erano donne, mentre nell’UCC questa percentuale raggiungeva il 50% nel 2015. Nel 1994 le donne rappresentavano soltanto il 30% dei ministri dell’UUA e il 25% di quelli dell’UCC.

Eileen Campbell-Reed

Donne e ministeri nelle chiese

La presidente dell’UUA, Susan Frederick-Gray, attribuisce l’aumento alla decisione dell’Assemblea generale del 1970, che chiedeva che più donne occupassero posti ministeriali e politici. Frederick-Gray osserva che oggi il 60% dei ministri dell’UUA sono donne. “Tutto il lavoro svolto negli anni Settanta e Ottanta ha permesso a me di accedere al ministero all’inizio del 2000, di avere successo, di dirigere chiese prospere e di essere attualmente la prima donna a capo dell’UUA”. Eileen Campbell-Reed e un’assistente di ricerca hanno raccolto statistiche relative a quindici denominazioni.

Susan Frederick-Gray

Donne e ministeri nelle chiese

Un cambiamento radicale
La reverenda Barbara Brown Zikmund, coautrice del libro “The Women's Ministry: An Ascending Call” (“Il ministero delle donne: una vocazione in ascesa”), pubblicato nel 1998, ha accolto il nuovo studio come un modo di iniziare a eliminare le differenze numeriche. “Sebbene l’esperienza delle donne, la vita e la dirigenza delle Chiese siano cambiate nel corso degli ultimi due decenni, non erano ancora stati realizzati studi approfonditi sulle donne e la dirigenza della Chiesa”, ha affermato.
“Mi guardavo intorno e vedendo così tante donne ripensavo agli anni Sessanta, quando ero io a frequentare il seminario e noi donne eravamo talmente poche”, ha dichiarato Davida Foy Crabtree, ministro in pensione dell’UCC ed ex allieva della scuola teologica Andover Newton. “È veramente un cambiamento radicale in termini di ordinazione delle donne”.

Il numero di donne tra i ministri di culto delle chiese americane è raddoppiato e persino triplicato negli ultimi vent’anni

Teresa Hord Owens, presidente dei Disciples of Christ

Donne e ministeri nelle chiese

Differenze permangono
Le ricerche di Eileen Campbell-Reed mostrano che la percentuale di donne nelle Assemblee di Dio, nella Chiesa episcopale e nella Chiesa evangelica luterana in America è triplicata tra il 1994 e il 2017. Tuttavia la ricercatrice ha constatato anche che i ministeri femminili - con l’eccezione delle universaliste unitariane - continuano a rimanere indietro rispetto agli uomini nella guida delle chiese. Nell’UCC, per esempio, il clero annovera donne e uomini in egual numero eppure le pastore costituiscono soltanto il 38% dei ministri. In compenso molte donne - ma anche molti uomini - occupano ruoli ministeriali diversi da quello del pastore e sono per esempio cappellane, collaboratrici volontarie e insegnanti.
Paula Nesbitt, presidente dell’Associazione per la sociologia della religione, ricorda che altri ricercatori hanno osservato “il persistente divario di genere nel clero soprattutto riguardo alla realizzazione personale e al compenso”. Per le donne di colore, in particolare, permangono divari significativi e in certe Chiese conservatrici la loro ordinazione non è nemmeno presa in considerazione.

Donne di colore
Eileen Campbell-Reed ha osservato che le pastore di colore “continuano a essere in netta minoranza” nella maggior parte delle grandi denominazioni. Le donne che sono arrivate al vertice dei propri gruppi religiosi lo hanno fatto dopo numerosi anni di servizio, afferma. “Alcune vedono riconosciuti i loro contributi e il loro lavoro, come qualsiasi altra persona che copre una posizione da tempo, e vengono nominate pastore nelle loro assemblee”, ha spiegato parlando di denominazioni come la Chiesa metodista unita e la Chiesa evangelica luterana in America (ELCA).

Barbara Brown Zikmund

Donne e ministeri nelle chiese

La docente sottolinea anche il ruolo delle donne che servono nelle chiese malgrado siano escluse dai ruoli pastorali, in particolare nella Southern Baptist Convention (Convenzione battista del sud) e nella Chiesa cattolica romana. Donne che come lei hanno lasciato i battisti del sud sono entrate a far parte delle équipe pastorali di gruppi dissidenti come l’Alleanza dei battisti, in cui il 40% delle congregazioni è guidato da pastore. Parallelamente le donne cattoliche costituiscono l’80% dei laici impiegati dalla Chiesa, afferma.

Un sessismo latente
Eileen Campbell-Reed, coautrice della ricerca, afferma: “Il fatto che più donne coprano incarichi nella chiesa o vengano ordinate non significa che il problema del sessismo sia scomparso. A volte i pregiudizi sono nascosti, ma non meno reali”. Tuttavia ci sono donne che raggiungono ruoli di leadership in chiese importanti.
Susan Frederick-Gray ha confermato che la sua congregazione, che lavora sodo per garantire l’uguaglianza razziale e di genere, offre maggiori opportunità alle donne. Nell’Associazione universalista unitariana, 20 delle 41 congregazioni più grandi sono presiedute da donne. La leadership femminile, ha detto Susan Frederick-Gray, è essenziale in un’epoca di declino per molte religioni. “Il declino non è responsabilità delle donne. E forse saremo noi la speranza per il futuro”. (da RNS; trad. it. G. M. Schmitt; adat. P. Tognina)