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Giovani estremismo religione

Oltre il 40% dei giovani musulmani svizzeri è fortemente critico nei confronti dell’Occidente

in  Svizzera , società

Giovani estremismo religione

(Barbara Ludwig) Il 43% dei giovani musulmani in Svizzera non ha una grande opinione delle società occidentali. Circa un quinto sostiene l’introduzione della sharia in Svizzera. Lo rivela un nuovo studio sull’estremismo tra i giovani. I risultati non sorprendono lo studioso lucernese di islam Andreas Tunger-Zanetti, interpellato dall'agenzia cattolica kath.ch.

Indagine svizzera
L’anno scorso l’Università di scienze applicate di Zurigo (ZHAW) e la Scuola universitaria professionale di lavoro sociale di Friburgo (HETS-FR) hanno condotto a livello svizzero un sondaggio, comunque non rappresentativo, sulla diffusione tra i giovani di posizioni e comportamenti estremistici. Oltre che sull’estremismo islamico l’inchiesta si è concentrata anche sugli estremismi di destra e di sinistra.
Dall’inchiesta è emerso che le posizioni estremiste di sinistra e di destra sono più diffuse dell’estremismo islamico. Secondo il riassunto dello studio, il 7% di tutti gli interpellati potrebbe essere considerato di estrema sinistra, mentre il 5,9% dei giovani non provenienti da un contesto migratorio sono da collocare nell’estrema destra.
Per tutte le forme di estremismo i ricercatori hanno inoltre osservato che il consenso agli obiettivi ideologici è maggiore rispetto al sostegno della violenza.

Giovani estremismo religione

Religione e politica
Sono stati intervistati 8.300 giovani di età compresa tra i 17 e i 18 anni in dieci cantoni. Quasi un interpellato su dieci (9,6%) era di fede musulmana, afferma lo studio. L'indagine ha cercato di mettere in luce le convinzioni politiche e religiose dei giovani svizzeri e in particolare le manifestazioni di estremismo, di destra, di sinistra e islamiste.
Le posizioni islamiste hanno riscontrato, nel campione esaminato, un’elevata percentuale di consenso: il 20,9% dei musulmani interpellati si è detto d’accordo con l’affermazione che “la Svizzera dovrebbe allinearsi alla sharia, la quale prevede, per esempio, punizioni severe per l’adulterio e l’omosessualità”. Il 21,7% ha concordato con l’affermazione: “Le leggi islamiche della sharia (…) sono migliori delle leggi svizzere”.

Oppressi dall’Occidente
Il 43% dei giovani musulmani interpellati è critico nei confronti delle società occidentali. Quasi due terzi (63,4%) condividono per esempio l’idea secondo la quale “i musulmani sono oppressi dall’Occidente”. Tra le posizioni islamiste lo studio annoverava anche la disponibilità a usare la violenza contro i non musulmani e l’appoggio del terrorismo o meglio della milizia terroristica “Stato islamico”. In media il 2,3% dei giovani musulmani interpellati si è detto d’accordo con entrambe queste dimensioni ed “è perciò da classificare come sostenitore della violenza”.

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Fantasie violente
Per quanto concerne i comportamenti islamisti, la ricerca ha osservato che la violenza fisica è raramente presente. In totale il 2,6% dei musulmani interpellati aveva fatto ricorso alla violenza fisica nei dodici mesi precedenti. Il 5,4% aveva riferito di “fantasie terroristiche”. “Un musulmano interpellato su 25 ha dichiarato di aver pensato a violenza e attentati terroristici oppure a un viaggio della jihad”, si legge nello studio.
Percentuali più elevate sono state riscontrate per quel che concerne il consumo di contenuti mediatici islamisti. Il 30,8% degli interpellati ha dichiarato di consultare questo genere di informazioni.
In sintesi lo studio ha osservato che il 2,7% dei giovani musulmani appoggia l’estremismo islamico. Tuttavia questa “percentuale esigua” è tale soltanto “perché il sostegno alla violenza è scarso”.

Andreas Tunger-Zanetti

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Commento dell'esperto
Interpellato dall'agenzia cattolica svizzera kath.ch, lo studioso lucernese di islam Andreas Tunger-Zanetti non è sorpreso dai risultati del nuovo studio. “Ritengo i risultati nel complesso plausibili. Molto di ciò che troviamo qui concorda perfettamente con gli esiti delle nostre ricerche”, afferma il coordinatore del Centro per la ricerca sulla religione presso l’Università di Lucerna. “L’alta percentuale concernente il consumo di contenuti mediatici islamisti, per esempio, non mi ha sorpreso, perché i singoli giovani prendono in considerazione con distacco i contenuti più contrastanti”.
Lo ha colpito invece l’alta percentuale di consenso - il 20% circa -, alle affermazioni sulla sharia. “A prima vista si direbbe un valore elevato”. Ma Tunger-Zanetti relativizza: “La richiesta di introdurre la sharia che parte dai banchi di scuola svizzeri è qualcosa di utopistico. Per un giovane è molto facile dire di ritenerla una cosa buona. Per me da questo atteggiamento trapela anche una forma di protesta”.

Adolescenti instabili
Persone tra i 17 e i 18 anni di età sono generalmente alla “ricerca della propria identità e della visione del mondo appropriata”, ha fatto presente il ricercatore. “Nella testa dei giovani mulinano un mucchio di idee”. Considerano buone certe cose per un po’ di tempo ma poi, nella maggior parte dei casi, le lasciano di nuovo perdere. “A quest’età è tutto molto transitorio”.
Per il ricercatore lucernese di islam sarebbe perciò stato opportuno effettuare una “contestualizzazione” dello studio, non tanto per gli esperti quanto per il pubblico. Il lettore deve capire “che cosa vuol dire mettere croci su un questionario nell’adolescenza”, spiega Tunger-Zanetti, il quale deplora la mancanza di una tale classificazione.

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Limiti dello studio
Nel complesso lo studioso di islam ritiene lo studio di ZHAW e HETS-FR scientificamente “molto interessante”, soprattutto per le ulteriori questioni che solleva. Ma i risultati finora emersi non hanno permesso di trarne conseguenze sociopolitiche immediate o addirittura misure. Inoltre sono “troppo poco rappresentativi e di per sé coerenti, come gli stessi autori dello studio fanno notare”.
Sulla mancanza di rappresentatività richiamano l’attenzione anche gli autori dello studio. I risultati del “campione opportunistico” non possono essere generalizzati a livello svizzero, si legge nel riassunto dello studio. Lo studio ha riguardato solo dieci cantoni, inoltre molte scuole si sono rifiutate di prendere parte al sondaggio e questo ha determinato un tasso di risposta inferiore alla media.
Ciononostante il coautore dello studio Patrik Manzoni della ZHAW, interpellato da kath.ch, ne attesta la “buona forza statistica per tutta la Svizzera”, menzionando il gran numero di giovani coinvolti nel sondaggio, 8.317 allievi di scuole di ogni genere selezionate in modo casuale. (kath.ch; trad. it. G. M Schmitt; adat. P. Tognina)